Con il termine concreto, in opposizione ad astratto, si è normalmente indicato, nella storia della filosofia, l’individuale rispetto all’universale, il soggetto in genere, contrapposto alle proprietà che a esso ineriscono o alle relazioni di cui è soggetto, la persona o la cosa, il singolo essere esistente.

Nella filosofia moderna si opera invece un completo capovolgimento: per Hegel infatti il concreto designa il concetto, l’universale, l’infinito, mentre per astratto s’intendono i prodotti dell’intelletto astraente, il finito, il singolo, l’individuo. Nel neoidealismo italiano, Croce parla di ‘universale concreto’ per indicare il concetto, ma per Gentile il pensiero è concreto. In altre correnti filosofiche, per es. nel positivismo, concreto è invece soltanto il fatto.

Concetti di concreto e astratto

L’opposizione dei concetti di concreto e astratto comincia ad apparire tipicamente nel linguaggio filosofico nei secoli XII e XIII, quando, con Gilberto Porretano e con Duns Scoto, essi furono usati per determinare le diverse forme di conoscenza e di designazione delle cose o delle essenze a seconda che esse si riferiscono alla loro totale e materiale realtà, o soltanto al loro aspetto intellettuale. Questa antitesi di concetti passò poi ⋯

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