In generale, conoscenza diretta, personalmente acquisita, di una sfera particolare della realtà.

J. Locke e l’empirismo distinguono l’e. esterna , o percezione dei fatti a noi esterni (sensazioni), e l’e. interna , o percezione dei moti interni alla coscienza (riflessione). E. esterna ed e. interna costituiscono il presupposto di quell’ulteriore riflessione intellettuale che ne elabora i dati.

I. Kant accolse questo concetto dell’e., ma sostenne che l’e. presume necessariamente alcuni elementi ideali che non possono derivare da essa, ma uniti a essa ne costituiscono l’universalità e necessità (principi ‘a priori’ o ‘trascendentali’). Tra Otto e Novecento l’empiriocriticismo ha parlato di e. pura , i cui elementi ultimi e costitutivi sono le sensazioni, gli unici dati certi in base ai quali e alle loro connessioni studiare i fenomeni sia fisici sia psichici.

In filosofia della scienza, con il termine e. si intende di solito il metodo sperimentale, ossia l’insieme delle procedure comprendenti l’‘esperimento’ e l’‘osservazione’. Si suole anche distinguere l’e. comune , che è quella spontanea, senza regole, e l’e. scientifica , che nell’osservazione dei fatti applica regole fornite dalla ragione.

L’Esperienza

Forma di conoscenza diretta, personalmente acquisita con l’osservazione, l’uso e la pratica, di una determinata sfera della realtà. In questo senso si definisce comunemente esperto colui che ha acquisito particolari competenze in campo pratico sulla base di precedenti e ripetute acquisizioni. Nella filosofia antica In campo gnoseologico, la nozione di e. come contatto diretto con gli oggetti attraverso la sensibilità è presente nella filosofia greca, che con Platone ha ⋯

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