Espressione con cui si nega, contrario di affermazione.

Il latino negatio corrisponde all’ἀπόϕασις della logica aristotelica, designante il giudizio che connette il soggetto e il predicato in un rapporto di esclusione. La negazione può riguardare sia la copula (nel qual caso si ha il giudizio negativo vero e proprio) sia il predicato (e in questo caso si ha un cosiddetto giudizio infinito o di limitazione) e il soggetto. In G.W.F. Hegel la negazione viene a costituire, in un complesso quadro logico-metafisico in cui è determinante la relazione finito-infinito, un elemento essenziale; è proprio infatti della natura del finito che esso debba negarsi in quanto finito determinato per passare in un’altra determinatezza di grado superiore (n. della negazione ), in cui peraltro è conservata, sia pure ad altro livello, la positività del grado precedente; la negazione rappresenta quindi il fattore essenziale nell’articolarsi del divenire, onde Hegel può parlare dell’«immane potenza del negativo».

La Negazione in filosofia

Nella logica classica tale termine denota un particolare connettivo vero funzionale a un argomento che inverte il valore di verità della formula a cui si applica: dunque se è applicato a una formula vera genera una formula falsa e viceversa. In tale senso questo termine non si oppone banalmente a quello di ‘affermazione’: negare, infatti, una proposizione A, equivale ad affermare la negazione di A. L’operatore di negazione viene ⋯

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