La caratteristica di ciò che può esistere, realizzarsi, avvenire. Il concetto filosofico della possibilità ha una storia assai complessa, che si riconnette strettamente a quella del più generale concetto della ‘realtà’ o dell’‘essere’. Il ‘possibile’ non è infatti un ‘reale’ o ‘ente’, perché deve ancora giungere a tale grado ontologico; ma non è neppure senz’altro un ‘irreale’ o ‘non ente’, in quanto non è escluso per esso il raggiungimento di quel grado. Questo suo carattere di medietà tra l’essere e il non essere fa comprendere come la sua autonomia ideale sia inizialmente negata dai pensatori che in nome dell’assolutezza dell’essere escludono ogni sua mescolanza con il non-essere, come accade implicitamente nell’eleatismo, ed esplicitamente nella eleatizzante scuola megarica, con Diodoro Crono. Così Platone, che concepisce in termini eleatici il mondo dell’essere ideale, e in termini eraclitei quello del divenire reale, esclude dal primo e ammette nel secondo il principio della possibilità. Aristotele, invece, distingue l’idea del δύνασϑαι, dell’effettivo ‘potere’ (onde la δύναμις la ‘potenza’), da quella dell’ἐνδέχεσϑαι, che è il puro ‘poter essere’, senza alcuna predeterminazione né in senso positivo né in senso negativo. Anche per lui comunque la perfezione non è nella potenza ma nell’atto in cui questa si è realizzata e dissolta: e così la suprema perfezione di Dio è, come atto scevro di ogni potenza, un puro essere la cui piena positività non è interrotta da alcuna sopravvivenza di poter essere.

La Possibilità in filosofia

Il definirsi di tale concetto si connette strettamente alla più generale riflessione sul concetto di ‘realtà’ o di ‘essere’. Il ‘possibile’ non è infatti un ‘reale’ o ‘ente’, perché deve ancora giungere a tale status ontologico, ma non è neppure un ‘non-reale’ o ‘non-ente’, in quanto non è escluso per esso il raggiungimento di tale statuto. Questo ⋯

Possibilità come concetto

Si intende quindi come il concetto della possibilità debba venire invece in primo piano nella nuova concezione cristiana di Dio, che alla negazione greca della prassi contrappone l’ideale dell’amore, dell’azione e della potenza. Problema massimo della teologia medievale diviene così quello della conciliazione del razionalismo greco, nella sua sostanza negatore di ogni possibilità e potenza in seno al divino, e del volontarismo cristiano, che nella potenza scorge invece il ⋯

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