Nel linguaggio della filosofia scolastica, attributo di proprietà o attributi, che sono al di sopra di tutte le categorie, sorpassando in estensione tutti quanti i generi. In I. Kant il termine designa l’‘a priori’, come ciò che non deriva dall’esperienza, ma è condizione del costituirsi di essa. Si contrappone, pertanto, a ‘empirico’, in quanto questo è derivato dall’esperienza, e a ‘trascendente’, inteso come ciò che oltrepassa l’esperienza e non si ritrova in essa, mentre il trascendentale è valido e applicabile solo nell’ambito dell’esperienza, esprimendo la legge della conoscenza degli oggetti dell’esperienza. Kant pertanto definisce trascendentale lo studio delle forme o principi a priori costitutivi dell’esperienza. In particolare, in Kant, sono le leggi del pensiero, in quanto regole della conoscenza; appercezione trascendentale , o pura, o originaria, è la rappresentazione ‘io penso’ (l’autocoscienza), la quale, mentre condiziona e accompagna tutte le altre rappresentazioni, non può essa stessa essere condizionata e accompagnata che da sé.

Il concetto di trascendentale

Il concetto di trascendentale subisce mutamenti profondi negli sviluppi dell’idealismo successivi a Kant: in J.G. Fichte indica la caratteristica della dottrina della scienza secondo cui tutti gli aspetti della conoscenza dipendono dall’Io; in F. Schelling l’idealismo è trascendentale in quanto assorbe l’oggetto come tale. In generale, nel pensiero contemporaneo è considerato trascendentale ciò che appartiene al soggetto in quanto condiziona l’oggetto, ossia la realtà. Dal lat. mediev. transcendentalis, der. ⋯

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