I sofisti

Il valore del termine si precisa fra la metà del 5° e la fine del 4° sec. a.C., in funzione del significato culturale e sociale che assumono in quell’età, specialmente nel mondo attico, i personaggi contraddistinti con tale denominazione. Sofisti sono infatti coloro che si professano capaci di rendere gli altri σοφοί nei vari ambiti delle conoscenze teorico-pratiche, utili perché il cittadino possa avere, per es., successo politico. La ⋯

Intelligibilia

Termine filosofico, originario della filosofia platonica ma messo in uso specialmente da quella kantiana. Per Platone, νοεῖν (“intelligibili“) o “intellette“: participio presente passivo del verbo νοεῖν “intelligere“) sono le idee in quanto distinte dagli αἰσϑητά, gli oggetti sensibili del mondo empirico. Per Kant una simile assoluta distinzione non può naturalmente sussistere, perché l’intelletto appercepisce e categoricamente ordina la realtà solo attraverso l’opera mediatrice ⋯

Noumeno come concetto

Dal gr. τὸ νοούμενον «ciò che è concepito dall’intelletto», part. pres. passivo di νοεῖν «conoscere intellettivamente». Termine usato (solo al plurale) da Platone, e ripreso da Kant. Per il primo, noumeno significa ciò che è pensato o pensabile dal puro intelletto, indipendentemente dall’esperienza sensibile, ossia le idee, in quanto distinte dagli oggetti sensibili. Kant intende per noumeno l’essenza pensabile, ma inconoscibile, della realtà in sé, in contrapposizione ⋯

La causalità

Il concetto di causa (pertinente insieme all’ambito della scienza e a quello del pensare comune) ha significato correlativo a quello di effetto significando comunemente ciò da cui e per cui una cosa è. Il rapporto della causa all’effetto costituisce la causalità. L’idea di questo rapporto riferito a tutta la realtà costituisce il principio di causalità. Causa ed effetto presuppongono entrambi il divenire, l’accadere, e la capacità attiva di uno ⋯

Il concetto di causa

La relazione di causalità è diventata uno dei temi di maggiore rilievo nel panorama epistemologico della seconda metà del 20° sec. sia per gli sviluppi della concezione neoempiristica sia per le teorie alternative che hanno messo in discussione alcuni principi fondamentali di quella concezione. Nell’ambito di un orientamento radicalmente antimetafisico, i neoempiristi avevano sostanzialmente ripreso l’analisi proposta da D. Hume verso la metà del Settecento, secondo la quale l’asserzione ⋯

Origini dell’utilitarismo

John Stuart Mill diceva che “in uno dei romanzi di Galt, Gli annali della parrocchia, […] il membro della Chiesa scozzese di cui il libro costituisce un’immaginaria autobiografia viene rappresentato nell’atto di ammonire i suoi parrocchiani a non abbandonare il Vangelo e a non diventare, in conseguenza di ciò, utilitaristi”. Di lì Mill prese il termine quando, nel 1822, fondò una piccola ‘Società utilitaristica’: “era la prima volta che ⋯

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