In filosofia, l’atteggiamento per cui i cinici negarono ogni importanza alle divisioni statali, in quanto ogni particolare ordinamento politico appariva loro di ostacolo all’autarchica libertà dell’individuo posta a base di ogni valutazione. Il motivo del cosmopolitismo fu ripreso anche dagli stoici, considerando tutti gli uomini come concittadini di un unico mondo, governati da una legge comune.

Il cosmopolitismo è atteggiamento caratteristico dell’illuminismo settecentesco che in nome della ragione e della lex naturae vagheggiava l’instaurazione di un ordine universale, il quale, per essere fondato sui lumi della ragione, fosse capace di garantire la libertà e il progresso di ognuno nella fratellanza di tutti.

Il Cosmopolitismo

Dottrina che considera ogni uomo «cittadino del mondo», sostenendo l’irrilevanza delle appartenenze nazionali. Il termine risale a Diogene il Cinico, il quale, interpellato sulla sua provenienza, rispose di essere «cosmopolita» (da κόσμος «mondo», e πολίτες «cittadino»). L’età classica. Il c. si diffuse nella seconda metà del 5° sec. a.C., nel quadro della crisi delle poleis e del connesso svilupparsi di atteggiamenti individualistici. A farsene portatori furono quei sofisti, come ⋯

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