Il neocomunitarismo è una dottrina morale e politica secondo la quale l’individuo può realizzare pienamente le sue capacità morali e le sue virtù politiche solo nel contesto di una comunità. La dottrina può essere fatta risalire ad Aristotele e, per l’età moderna, a Hegel. Nell’Etica Nicomachea e nella Politica, Aristotele sostenne che le virtù morali e politiche dei cittadini potevano essere coltivate ed esercitate solo all’interno della polis. Nella Filosofia del diritto Hegel sottolineò l’importanza di varie forme di comunità, quali la famiglia, le corporazioni e lo Stato, per il pieno sviluppo delle capacità morali e politiche degli individui. In ambito sociologico, un importante precursore delle teorie neocomunitarie è Ferdinand Tönnies (1855-1936), che formulò nel suo lavoro Comunità e società la distinzione tra Gemeinschaft (comunità) e Gesellschaft (società) per distinguere forme di relazione sociale connotate, rispettivamente, dal principio di associazione organico-comunitario (prodotto della volontà naturale) e dal principio di associazione artificiale-contrattuale (prodotto della volontà razionale).
La dottrina del neocomunitarismo è stata di recente sviluppata nel mondo anglosassone in opposizione a due importanti tradizioni liberali della morale e della politica, l’utilitarismo e il kantismo. Gli esponenti del neocomunitarismo hanno criticato in particolare le concezioni della razionalità e del soggetto agente presenti in queste due tradizioni. A detta degli autori neocomunitari, l’utilitarismo ridurrebbe la razionalità al calcolo strumentale dei costi e dei benefici e vedrebbe nel soggetto agente solo un massimizzatore di utilità, mentre il kantismo avrebbe una concezione puramente formale e procedurale della razionalità e una visione assai astratta del soggetto, in quanto non lo situa in alcun contesto storico, politico o sociale. In risposta a queste due concezioni della razionalità e del soggetto agente, i pensatori neocomunitari hanno formulato una concezione della razionalità in cui viene privilegiato il ruolo della riflessione, della deliberazione e della valutazione razionale delle norme e dei valori, e una concezione del soggetto agente che lo situa in un concreto contesto storico e sociale, sottolineando, al contempo, il ruolo costitutivo dei fini e dei valori della comunità di appartenenza per l’identità politica e morale dell’individuo.
La dottrina del neocomunitarismo è stata formulata di recente da filosofi e teorici della politica operanti nell’area anglosassone, come Alasdair MacIntyre, Michael Sandel, Charles Taylor, Michael Walzer e Roberto Mangabeira Unger. Possiamo distinguere quattro punti principali su cui si è articolata la critica di questi autori alla tradizione liberale della morale e della politica: 1) la concezione della persona; 2) la concezione della comunità; 3) la natura e lo scopo della giustizia distributiva; 4) la priorità del giusto sul bene.

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