La prima guerra mondiale determinò trasformazioni e crisi decisive in tutta l’Europa, che assunsero dimensioni e significati diversi a seconda dei paesi, ma che ebbero somiglianze e caratteri comuni e che investirono tutti i campi, quello economico come quello etico, quello sociale come quello politico. Le origini del fascismo sono connesse in modo inscindibile con le trasformazioni e le crisi che si verificarono in Italia. In sede storica, se si perde il punto di riferimento della prima guerra mondiale si perde anche la possibilità di comprendere veramente il fascismo e di cogliere le ragioni, il significato della sua affermazione. Con ciò non si vuol dire che nell’Italia prebellica, nel suo sviluppo economico-sociale, nella pratica politica, in certi atteggiamenti psicologici e culturali e persino in certe manifestazioni pratiche (già nel 1908, in occasione delle agitazioni nel parmense, e nel 1914, in occasione della ‘settimana rossa’, si ebbero casi di proteste per l’eassenteismo, dello Stato e persino di ‘autodifesa’ contro le violenze proletarie) non si possano scorgere ‘anticipazioni’ del fascismo; si vuole però sottolineare che a queste ‘anticipazioni’ non è assolutamente possibile dare quel valore di ‟semi fascisti destinati a germogliare nel dopoguerra” che qualcuno ha loro dato. Senza la guerra, infatti, nulla autorizza ad affermare che essi sarebbero germogliati e, anzi, molti elementi inducono a ritenere il contrario. Quanto poi alla guerra, più che mettere l’accento sul modo con cui fu realizzato l’intervento italiano o sulla psicosi bellica da essa determinata (che rispetto alle origini del fascismo furono componenti, in definitiva, secondarie), bisogna insistere soprattutto sulle sue conseguenze – interne e internazionali – a tutti i livelli, quali esse si manifestarono nell’immediato dopoguerra, determinando, accelerando o esasperando una serie di trasformazioni e di motivi di crisi, in un paese come l’Italia che, se, per un verso, aveva dato prova – proprio con la guerra – della vitalità del suo organismo politico-nazionale, per un altro verso aveva mostrato quanto tale organismo fosse rispondente ai valori etici, alle aspirazioni e agli interessi di una sola parte della società nazionale (quella che si può definire di estrazione risorgimentale), ma non corrispondesse a quelli di tutta un’altra parte di essa (quella non solo quantitativamente più importante, ma, ciò che più conta, che era stata mobilitata socialmente e politicamente dalla guerra) che lo considerava, sia pure con diverse motivazioni e prospettive non di rado tra loro antitetiche, arcaico, ingiusto e – almeno sotto il profilo della partecipazione al potere – antidemocratico.


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