L'influenza di Engels

Esaurita così l’esposizione dei lineamenti generali del materialismo dialettico, restano ora da considerare alcuni elementi storici e ideologici che la nostra trattazione sistematica ha finora taciuto. E stato già osservato, all’inizio, che, se i principî del materialismo dialettico sono del sec. XIX, l’emergere di esso come dottrina a sé, distinta e sovrapposta al ‘materialismo storico‘, è un fenomeno dei primi lustri del XX secolo, da ascrivere soprattutto alle opere filosofiche di Plechanov e di Lenin. Ciò vuol dire che il marxismo europeo dell’ultimo scorcio del sec. XIX e, più estesamente, potremmo dire il marxismo della Seconda Internazionale, o ha ignorato del tutto il materialismo dialettico o ne ha formulato solo incidentalmente qualche proposizione. Il marxismo, per esso, è stato, essenzialmente, il ‘materialismo storico‘. Il ‘materialismo dialettico‘, come noi lo conosciamo, è una creazione pressoché esclusiva del marxismo russo. Qui gli elementi da considerare sarebbero molti. Ne indicheremo schematicamente solo alcuni. Nella socialdemocrazia tedesca l’interesse ai problemi filosofici è assai scarso. Il background ideologico è, per lo più, il darwinismo, o (ma solo più tardi e, comunque, sempre in posizione subordinata) il ‘ritorno a Kant‘. Nella socialdemocrazia russa, invece, fin dall’inizio (e malgrado l’assenza di una grande tradizione filosofica nazionale), esorbitante attenzione è rivolta ai temi filosofici, soprattutto a partire dall’opera di Plechanov.

All’esplodere della Bernstein-Debatte, i marxisti ortodossi della socialdemocrazia tedesca replicano con argomenti economici e politici. Plechanov, viceversa, sviluppa la polemica sul terreno strettamente filosofico. Da considerare, inoltre, il dibattito che, intorno al 1908, si aprì nella socialdemocrazia russa (e soltanto in questa) contro i seguaci dell’empiriocriticismo di Mach e Avenarius. Anche in questa circostanza, si verifica un fenomeno che non ha riscontro presso altri partiti: la polemica dilaga nel campo della pura filosofia; alla pubblicazione di Materialismus militans di Plechanov nel 1908, tien dietro, l’anno dopo, quella di Materialismo ed empiriocriticismo di Lenin.

Nel determinare questa situazione, può aver influito, almeno in parte, il modo in cui avvenne l’acquisizione del marxismo da parte di Plechanov. Essa si compì riprendendo la tradizione dei democratici rivoluzionari russi: in particolare, Belinskij, Herzen e Cernysevskij. Ciò significò, di fatto, il collegamento, seppure al di là di un ampio arco di anni, con le polemiche sviluppatesi in Germania alla dissoluzione dell’hegelismo (la sinistra hegeliana, Feuerbach, ecc.): polemiche che avevano influenzato il pensiero dei democratici rivoluzionari russi e la cui memoria, invece, era andata completamente perduta nella socialdemocrazia tedesca. Di più: l’aspra lotta di fazioni sviluppatasi fin dall’inizio nel partito russo tra menscevichi e bolscevichi deve aver certo favorito la cristallizzazione sempre più rigida dell’ortodossia‘, anche e soprattutto a livello delle questioni filosofiche. Questa lotta, che legò progressivamente le sorti del materialismo dialettico alle sorti politiche di Lenin, spiega poi come, dopo la Rivoluzione d’Ottobre e soprattutto dopo la fondazione della Terza Internazionale, il materialismo dialettico sia divenuto la filosofia ufficiale dei partiti comunisti, rifluendo così fuori dai confini dell’Unione Sovietica.

Il modo in cui questa cristallizzazione della dottrina si è compiuta può essere esemplificato dall’articolo Karl Marx che Lenin scrisse nel giugno-novembre 1914, e che fu pubblicato parzialmente la prima volta nel Dizionario Enciclopedico Granat. All’esame della concezione materialistica della storia in Marx, Lenin fa precedere due paragrafi sul ‘materialismo filosofico‘ e la ‘dialettica‘, che serviranno poi di modello a Stalin nella redazione della prima parte del suo celebre scritto Del materialismo dialettico e del materialismo storico. La sovrapposizione del materialismo dialettico al materialismo storico è qui già compiuta. La trattazione del materialismo dialettico è costruita, appunto, raccogliendo le sparse considerazioni di Engels, che abbiamo esaminato, e organizzandole in forma di sistema. Dopodiché, il pensiero di Engels è automaticamente considerato espressione anche del pensiero di Marx: sebbene sia significativo che, nella costruzione di entrambi i paragrafi, Lenin non trovi supporti e materiali negli scritti di questo ma solo di quello.

Questa rigidità scolastica della dottrina, dopo d’allora, non sarà più posta in discussione. Oggetto di infinite ripetizioni, lo scheletro della dottrina resta intangibile nel corso del tempo. Dopo il suo ralliement al materialismo dialettico, persino uno studioso di vasta cultura come Lukàcs non è in condizioni di apportarvi innovazioni di sorta. Se si prescinde dal loro ricco contenuto storico-culturale e si guarda ai nodi più propriamente teorici, opere di grande impegno come Il giovane Hegel o La distruzione della ragione appaiono muoversi, ripetitivamente, nel quadro degli schemi tracciati.
Quest’innalzamento a paradigma, nelle questioni filosofiche, delle opere di Engels riuscirebbe naturalmente incomprensibile se non si tenesse conto delle vicende del lascito letterario di Marx. Il marxismo della fine del secolo scorso, e anche oltre, non dispone quasi di testi filosofici di Marx. Dispone – ed è pressoché tutto – delle poche pagine del Vorwort nel 1859 a Per la critica dell’economia politica e delle prefazioni al Capitale. La stessa Einleitung del 1857 ai Grundrisse der Kritik der politischen Ökonomie, sebbene pubblicata da Kautsky nei primi anni del secolo, sembra passata quasi inosservata, tanto è difficile trovare negli scrittori del tempo (Lenin compreso) indicazioni che rinviino a essa. Alla fine del secolo, La sacra famiglia stessa è una rarità bibliografica: dopo averla cercata invano, Antonio Labriola ne chiede la copia in prestito a Engels. I più importanti degli scritti di Marx del periodo 1843-1846, che testimoniano della sua formazione filosofica, sono a quel tempo ancora sconosciuti. La Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico, i Manoscritti economico-filosofici del ’44 nonché, infine, l’Ideologia tedesca verranno pubblicati, per la prima volta, solo intorno all’inizio degli anni trenta del nostro secolo, in un momento, cioè, in cui l’ortodossia‘ del materialismo dialettico è da gran tempo già consolidata ed essi non possono apparire ormai che ‘documenti giovanili‘, cioè testimonianze di una fase di pensiero irrevocabilmente superata.

In questa situazione, si può intendere bene il ruolo e il significato sempre più importanti che, agli occhi della prima generazione di interpreti marxisti, doveva venire assumendo l’opera filosofica di Engels: in particolare l’Antidühring e il Ludwig Feuerbach (ché la Dialettica della natura verrà pubblicata postuma solo nel 1927). Anche a prescindere dagli stretti rapporti personali di Engels con tutti i principali rappresentanti della nuova generazione, è un fatto che la sua opera offriva proprio ciò che più sembrava mancare in quella di Marx. Lo sfondo filosofico, la ‘concezione generale‘, che l’opera prevalentemente economica di Marx lasciava intravvedere solo a tratti e in mezzo a tante difficoltà, negli scritti di Engels non solo veniva in primo piano come il contenuto principale, ma vi si trovava esposta con tale semplicità e chiarezza divulgativa, che nessuno degli interpreti dimenticò mai di farne l’elogio (v., per es., Kautsky, 1908, p. 27). Le testimonianze dei principali protagonisti non lasciano dubbi al riguardo. E tutti rilevano come il loro accostamento al marxismo si compì soprattutto attraverso l’opera di Engels.

Nel commento al suo Carteggio con lui, Kautsky, ad es., sottolinea questa circostanza in più punti. “A giudicare – scrive – dall’influenza che l’Antidühring ha esercitato su di me, non vi è alcun libro che abbia tanto contribuito alla comprensione del marxismo come questo” (v. Engels Briefwechsel mit Kautsky, 1955, pp. 77-79). “Il Capitale di Marx è, certo, più potente. Ma solo attraverso l’Antidühring abbiamo preso a leggere e comprendere bene il Capitale” (ibid., pp. 82-83). Come ebbe a osservare più tardi anche Rjazanov, “la giovane generazione che iniziò la sua milizia politica verso il 1876-1880 apprese ciò che era il socialismo scientifico, quali erano i suoi principi filosofici e il suo metodo“, soprattutto attraverso gli scritti di Engels. “Bisogna riconoscere – continua Rjazanov – che, per la diffusione del marxismo in quanto metodo e concezione del mondo, nessun libro dopo il Capitale ha fatto tanto quanto l’Antidühring. Tutti i giovani marxisti, Bernstein, Kautsky, Plechanov, che fecero le loro prime armi tra il 1880 e il 1885, si formarono su quest’opera” (v. Rjazanov, 1923; tr. it., p. 263).
Ma non solo la prima generazione: anche quella, più giovane, dell’austro-marxismo – nel riconoscere il suo debito particolare verso Engels – tenne sempre a sottolineare esplicitamente il ruolo e il significato speciale che l’opera di lui aveva avuto ai propri occhi.

Dei due fondatori del materialismo storico, Engels era stato quegli che più aveva sviluppato la parte filosofico-cosmologica o di filosofia della natura, quegli che aveva ampliato il materialismo storico nel materialismo dialettico. Anche un pensatore così sottile come M. Adler, marxista e kantiano al tempo stesso, ancora nel 1920 affermava che proprio nell’opera di Engels era da ritrovare quella teoria filosofica generale, di cui già altri prima di lui avevano lamentato invece l’assenza in Marx. “Il grande e originale significato di Engels per lo sviluppo e la formazione del marxismo – scriveva Adler – sta nel fatto che fu appunto Engels che liberò il lavoro sociologico di Marx dalla specifica forma economica in cui esso si offriva a prima vista, per porlo nel grande quadro di una concezione generale della storia, procurando, con la sua grandiosa elaborazione di metodo e con il tentativo di un suo collegamento con le moderne scienze della natura, di slargare, per così dire, il pensiero marxista a concezione del mondo“. E, poco oltre, Adler aggiungeva: “Engels è stato colui che ha perfezionato e coronato il marxismo“, non solo in quanto ci ha dato “una sistematizzazione semplice del pensiero di Marx“, ma in quanto, con la sua ricerca ‘originale e creatrice‘, “ha dato un fondamento alle analisi di Marx” (v. Adler, 1920, pp. 48-49).