Natura e scopo della giustizia distributiva

La questione della giustizia è stata al centro di un importante dibattito tra teorici liberali e neocomunitari. Walzer, Taylor e Sandel hanno avanzato una serie di critiche alla concezione liberale della giustizia distributiva, in particolare alla versione elaborata da Rawls. Walzer ha sostenuto che non ci può essere un unico principio di giustizia distributiva applicabile a tutti i beni sociali. Egli ha efficacemente riassunto questa sua tesi nella formula: ?beni diversi ad associazioni diverse di uomini e donne per ragioni diverse e secondo procedure diverse” (v. Walzer, 1983, p. 26). Egli ha inoltre sostenuto che il bene più importante da distribuire è l’appartenenza alla comunità politica. ?La comunità è essa stessa un bene – probabilmente il bene più importante – che viene distribuito […]. Il bene principale che noi distribuiamo l’un l’altro è l’appartenenza a qualche comunità umana. E quello che facciamo nei confronti dell’appartenenza determina tutte le nostre altre scelte distributive: determina con chi faremo quelle scelte, da chi richiederemo obbedienza e il pagamento delle tasse, a chi allocheremo beni e servizi” (ibid., pp. 29 e 31). Walzer ritiene, pertanto, che i principî di giustizia distributiva debbano essere formulati sulla base di una concezione di fondo che ricomprenda la natura e lo scopo della comunità assieme ai beni sociali che quest’ultima mette a disposizione dei suoi membri.
Taylor, da parte sua, ha sostenuto che nelle moderne società liberaldemocratiche vengono impiegati differenti e talvolta contrastanti principî di giustizia distributiva (per esempio, i diritti, il merito, il bisogno, il contributo) e che pertanto si dovrebbe abbandonare la ricerca di un singolo ed esclusivo principio di distribuzione. Gli assetti distributivi dovrebbero, piuttosto, essere regolati e giudicati sulla base di principî di giustizia distributiva indipendenti e non riducibili. ?Noi dobbiamo abbandonare – egli scrive – la ricerca di un singolo insieme di principî di giustizia distributiva. Al contrario, una società moderna può essere considerata sotto prospettive differenti e mutualmente irriducibili, e pertanto può essere giudicata secondo principî di giustizia distributiva indipendenti e mutualmente irriducibili […]. Se questo significa che non ci possa essere una cosa come ?un singolo’ insieme coerente di principî di giustizia distributiva per una società moderna, non dovremmo rammaricarcene. La stessa pluralità emerge nella discussione di Aristotele sulla giustizia nella Politica III e IV. Quelli che adottano un singolo ed esclusivo principio, dice Aristotele, ?parlano di una sola parte della giustizia’” (v. Taylor, Philosophy and…, 1985, p. 312).
Sia Taylor che Walzer argomentano, inoltre, che la ricerca di un singolo principio di giustizia distributiva valido per tutti i beni sociali e applicabile a tutte le sfere distributive appare plausibile ai teorici liberali solo in quanto essi partono da una concezione individualistica della persona quale soggetto di diritti e sono, quindi, costretti a formulare la questione della giustizia nei termini di un conflitto tra soggetti autonomi aventi gli stessi diritti. Se lo schema adottato parte invece da una concezione sociale della persona e dalla priorità della comunità, è possibile sostenere che i principî di giustizia devono essere plurali e differenti a seconda dei beni da distribuire (v. Walzer, 1983) e che i differenti principî distributivi esprimono differenti concezioni del bene e differenti visioni del valore della comunità (v. Taylor, Philosophy and…, 1985).
Sandel, infine, ha messo in dubbio la priorità della giustizia sulla comunità e ha difeso una concezione della politica che privilegia i valori dell’amicizia, della conoscenza reciproca e del bene comune. Secondo Sandel la priorità accordata da Rawls alla giustizia rispetto al bene comune può essere accettata solo se si accetta la priorità del sé rispetto ai suoi fini, e Sandel sostiene che questa concezione del sé non è accettabile in quanto non tiene conto del ruolo costitutivo svolto dai fini e dai valori della comunità. Egli propone pertanto una concezione alternativa della persona, che accorda un ruolo primario ai fini della comunità e ne fa derivare una concezione della politica basata sul bene comune, piuttosto che sui diritti o sul primato della giustizia. In questa concezione neocomunitaria della politica la giustizia avrebbe sempre un ruolo importante, ma non sarebbe prioritaria rispetto ai valori della comunità o nei confronti del bene comune.
Nelle pagine finali del suo libro Liberalism and the limits of justice Sandel sostiene che, nella visione della società giusta di Rawls, i cittadini si comportano da stranieri, seppur talvolta benevoli. La giustizia ?trova il suo motivo perché non possiamo conoscere noi stessi, o i nostri fini, in misura sufficiente da governarci secondo il bene comune. Questa condizione non potrà probabilmente essere superata del tutto, e fintanto che non lo sarà, la giustizia sarà necessaria. Ma non è detto che essa debba sempre prevalere e, nella misura in cui non prevarrà, la comunità sarà possibile e rappresenterà una presenza destabilizzante per la giustizia” (v. Sandel, 1982, p. 183). La critica di Sandel al liberalismo deontologico di Rawls si conclude con la seguente affermazione: ?Nel porre l’io oltre il confine della politica [la concezione deontologica] trasforma il soggetto dell’azione in un articolo di fede piuttosto che in un oggetto di continua attenzione e cura, in una premessa della politica piuttosto che in un suo precario risultato. Facendo ciò essa perde il pathos della politica e anche le sue possibilità più nobili. Essa si dimentica che quando la politica degenera, si hanno non solo delusioni [individuali] ma anche traumi [sociali]. E si dimentica la possibilità che quando la politica va bene, possiamo conoscere un bene in comune che non possiamo conoscere da soli” (ibid.).

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