Niccolò Machiavelli

Secondo il Libro dei ricordi del padre, relativo agli anni 1474-87, il Machiavelli studiò grammatica dal 1476, abaco dal 1480 e dal 1481 seguì le lezioni di latino di ser Paolo Sasso da Ronciglione, professore di “grammatica” nello Studio fiorentino. Dalla medesima fonte si ricava che fin dall’adolescenza il Machiavelli conosceva storici come Giustino e Livio, un codice del quale risulta che Bernardo avesse ricevuto in compenso per la compilazione di un corposo indice toponomastico degli Annales ab urbe condita. Bernardo possedeva anche un esemplare delle Deche di Biondo Flavio; il volume, recentemente identificato, reca dei notabilia di mano del Machiavelli (Martelli, 1990). Alla piena giovinezza sembra appartenere una lettura filosoficamente impegnativa come quella di Lucrezio, documentata dal ms. Ross., 884, della Biblioteca apost. Vaticana, copia autografa e firmata del De rerum natura (e dell’Eunuchus terenziano).

Prima del 1494 il Machiavelli dovette intrecciare qualche rapporto con Giuliano de’ Medici, dato che nella disgrazia del 1513 proprio a lui chiese e da lui ottenne aiuto.

Può essere dunque Giuliano il “giovanetto giulìo” destinatario di due componimenti, che per lo stile impacciato e poco originale si vorrebbero ascrivere alla giovinezza del Machiavelli: il capitolo pastorale in terza rima Poscia che all’ombra sotto questo alloro e la canzone a ballo Se avessi l’arco e le ale. I due testi sono compresi in una silloge poetica medicea – vale a dire imperniata su testi di Lorenzo il Magnifico – che Biagio Buonaccorsi compilò nel ms. Laur., XLI.33 della Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze (la cui datazione è però molto incerta: fine Quattrocento, secondo Casadei, p. 449); qui si trovano, del Machiavelli, anche i due strambotti Io spero e lo sperar cresce ‘l tormento e Nasconde quel con che nuoce ogni fera (identificabili, in via puramente ipotetica, con le “stanze” ricordate in una lettera di V[espucci?] al Machiavelli del 24 apr. 1504) e il sonetto amoroso Se sanza a voi pensar solo un momento. Di tutt’altro tenore, ma all’incirca contemporaneo, è il sonetto burchiellesco al padre, Costor vivuti sono un mese o piue.

Sulla base di una deformata notizia negli Elogia del Giovio (“constat eum, sicuti ipse nobis fatebatur, a Marcello Virgilio [(] graece atque latinae linguae flores accepisse”, a cura di R. Meregazzi, Roma 1972, p. 112), si può ipotizzare che il Machiavelli frequentasse le lezioni di Marcello Virgilio Adriani, come docente privato o, dal 24 ott. 1494, come professore di poetica e retorica allo Studio; non c’è tuttavia prova che conoscesse il greco. Per la sua competenza di letterato, fu incaricato di redigere, a nome dell’intera Maclavellorum familia, una supplica (del 2 dic. 1497) al cardinale Giovanni Lopez nell’occasione di una lite con la famiglia Pazzi per il patronato della chiesa di S. Maria di Fagna: è questo il suo più antico autografo datato (Firenze, Biblioteca nazionale, Aut. Pal., Carte Machiavelli [d’ora in avanti CM], I, 57).

Espulsi i Medici da Firenze (9 nov. 1494) e affermatasi l’autorità di G. Savonarola, il Machiavelli si era avvicinato a quei settori dell’aristocrazia che, dopo una fase di ambiguo consenso, passarono all’opposizione aperta nei confronti del frate. Un tono di sprezzante ostilità verso Savonarola, di fatto già sconfitto, si coglie nella lettera del 9 marzo 1498 a Ricciardo Becchi, prelato di Curia a Roma. Tali legami danno forse ragione del fatto che, entrato in concorso fin dal febbraio per un minore ufficio, subito dopo il supplizio del Savonarola (23 maggio) il Machiavelli fosse designato (28 maggio) e nominato (19 giugno) segretario della seconda Cancelleria; dal 14 luglio fu anche segretario dei Dieci (magistratura deputata alla guerra e alla sicurezza nel Dominio). Può darsi che la nomina fosse favorita da Adriani, dal febbraio primo cancelliere.

L’attività ufficiale del Machiavelli, “segretario fiorentino“, è documentata da un’imponente mole di scritti, per lo più corrispondenza tenuta in nome degli organi di governo centrali con i funzionari e i comandanti militari sparsi per il dominio fiorentino (una gran parte dei documenti è riferibile alla guerra per la riconquista di Pisa, che si era ribellata nel 1494). Ma è anche più importante, per quella “esperienza delle cose moderne” che viene rivendicata nella prima pagina del Principe, il servizio diplomatico che al Machiavelli toccò di svolgere presso le principali corti italiane e straniere con la qualifica di “mandatario” del governo (non con quella politica di “oratore“). Poteva inoltre avvenire che al Machiavelli venissero richiesti, da membri della Signoria o di organi assembleari, speciali rapporti su questioni del Dominio, ovvero sui risultati delle missioni oltre confine. Nel piccolo mondo della Cancelleria, che il Machiavelli animò per quattordici anni, spiccano i nomi di Agostino Vespucci (di cui restano alcune, divertenti, lettere al segretario) e di Biagio Buonaccorsi, modesto letterato in proprio e anche, come si è visto e meglio si vedrà, copista di scritti machiavelliani. L’amicizia fraterna, e quasi gelosa, di “Blasius” per il Machiavelli si può seguire in un buon numero di lettere, dal 19 luglio 1499 al 27 ag. 1512.

Del maggio 1499 è la prima prosa politica conservata, il Discorso sopra Pisa, breve riflessione sul modo di riconquistare la città ribelle, scritto forse in preparazione della consulta del 2 giugno. Dal 12 al 24 luglio il Machiavelli svolse il primo incarico diplomatico di rilievo: una missione presso Caterina Sforza Riario, contessa di Forlì, per trattare la riconferma di una condotta a Ottaviano Riario. Sceso in Italia il re di Francia, Luigi XII, alla conquista di Milano e di Napoli, i Fiorentini si fecero suoi alleati (22 ott. 1499) anche per ottenerne sostegno nella guerra contro Pisa. Nel giugno-luglio 1500, il Machiavelli andò in missione al campo sotto Pisa, al seguito dei commissari Giovan Battista Ridolfi e Lucantonio Albizzi, e poté assistere al disastroso sbandamento dei mercenari svizzeri e guasconi condotti da Charles de Beaumont (10 luglio). Fu quindi inviato, con Francesco Della Casa, al re di Francia per richiedere all’alleato un maggiore impegno bellico e, contemporaneamente, contenere le sue esose richieste di tributi.

La missione durò dal 18 luglio 1500 al gennaio 1501, e permise al Machiavelli di mettere alla prova, sulla scena della grande politica internazionale, le sue meditazioni sulla virtù degli antichi. Spicca l’ammonimento a seguire l’esempio di coloro “che hanno per lo addrieto volsuto possedere una provincia esterna“, rivolto al primo ministro di Luigi XII, il cardinale Georges d’Amboise, registrato nella lettera del 21 novembre (si cita sempre dalle Opere, a cura di C. Vivanti, II, Torino 1999) e ripreso, quasi alla lettera, nel terzo capitolo del Principe.

Sono legati a questo soggiorno francese il Discursus de pace inter imperatorem et regem (gennaio 1501?) e i ricordi De natura Gallorum (opera elaborata fino al 1503). Nel primo, riportando un colloquio, non si sa se reale o fittizio, con un personaggio della corte, il Machiavelli ha modo di abbozzare le linee di un giudizio sulla monarchia di quel Paese, quale emergeva dalla distruzione delle grandi potenze feudali. Il secondo testo è costituito da 19 brevi notazioni, psicologiche e politiche.

Nell’autunno 1501 il Machiavelli sposò Marietta Corsini, dalla quale ebbe Primerana, Bernardo (1503 – m. post 1565), Lodovico (1504-30), Guido (ecclesiastico e scrittore, 1512/13? – 1567), Piero (1514-64), Baccina e Totto (1525?).