Leonardo Sinisgalli nacque il 9 marzo 1908 a Montemurro, in provincia di Potenza, da Vito e Carmela Lacorazza. La sua casa natale si trova a strapiombo sul fosso di Libritti, una intricata boscaglia che fu anche rifugio di briganti, luogo a cui il poeta rimase sempre legato. Sinisgalli aveva quattro sorelle e un fratello, Vincenzo (1925-1998), giornalista e scrittore, collaboratore di varie riviste (tra cui Il Mondo di Pannunzio) e rubriche radiofoniche nazionali. Diplomatosi al Liceo Scientifico “Rummo” di Benevento nell’a.s. 1924/25, Leonardo si laureò in ingegneria all’università di Roma; divenne ingegnere e pubblicitario, fu collaboratore della Pirelli, della Finmeccanica, dell’Olivetti, direttore generale dell’ENI e collaboratore di Alitalia, dividendosi tra Milano e Roma, frequentando nella capitale i primi membri del movimento artistico Scuola romana. Fu anche contattato da Enrico Fermi, il quale lo voleva tra i suoi allievi, ma egli preferì la poesia all’atomica (fu scoperto da Ungaretti, al quale si legò in una lunga amicizia). Di idee antifasciste dopo l’8 settembre 1943 aderisce alla Resistenza romana, il 13 maggio dell’anno successivo viene arrestato nella sua abitazione dalle SS, che trovarono il suo indirizzo nel taccuino di un fermato. Portato nella famigerata prigione di via Tasso, è liberato grazie all’arrivo degli Alleati. Dopo la Liberazione di Roma, torna nella sua Montemurro. Nel 1953 fondò e diresse fino al 1958 la rivista culturale della Finmeccanica “Civiltà delle Macchine”, pubblicata fino al 1979. Morì a Roma il 31 gennaio 1981 e riposa nel cimitero di Montemurro, nella cappella di famiglia da lui stesso progettata e costruita da un altro architetto.
Sinisgalli apparteneva alla generazione inquieta dei Montale, dei Moravia, dei Pavese, dei Vittorini, dei Piovene, i quali, formatisi nei duri anni del fascismo, ebbero sempre un angoscioso travaglio intellettuale dettato dalle difficoltà di quegli anni di cambiamento. La sua poesia, quindi, ha sempre una certa amarezza di fondo e un senso di insoddisfazione continuo. Amarezza soprattutto verso la sua condizione di emigrante, costretto a lasciare la sua terra su consiglio del suo maestro, che dopo la licenza media convinse la madre a mandarlo in collegio per proseguire gli studi. Molto spesso nelle sue opere sono presenti aneddoti e luoghi della sua infanzia, del suo paese, talvolta elementi all’apparenza banali, ma che rispecchiavano la chiave della sua inquietudine e amarezza, che era il distacco forzato da casa. Ero nato senza appetiti… e volevo semplicemente perire nella mia aria scriverà più avanti. Altro aspetto fondamentale della sua poesia, e della sua prosa, fu dettato dalla formazione matematica, che influenzò non poco le sue opere, così come la geometria (vedi fra tutti l’emblematico titolo Furor mathematicus).

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