Come tutte le etichette filosofiche, anche quella di ‘neopositivismo’ (o, come pure si dice, di ‘positivismo logico’ o ’empirismo logico’) è ambigua. Sotto di essa si spaccia talvolta non un prodotto determinato, bensì tutta una serie di prodotti filosofici del Novecento: cioè, in genere, le dottrine che hanno in comune un orientamento antimetafisico, la ripulsa dei procedimenti tradizionali del filosofare e la tendenza a valersi dell’analisi linguistica come metodo proprio della filosofia, atto a dissolvere gli pseudoproblemi in cui si ritiene che essa si sia spesso dibattuta. Si identifica così il neopositivismo con quella che è chiamata anche ‘filosofia analitica’, mentre di questa il neopositivismo – a giudizio di molti tra gli stessi filosofi analitici – è solo un momento sia dal punto di vista concettuale sia dal punto di vista storico.
Si dovrà certo precisare meglio connessioni e differenze tra neopositivismo e filosofia analitica, mà va subito detto che con il termine ‘neopositivismo’ si indica qui soltanto l’insieme delle concezioni sostenute da quei pensatori che, verso la fine degli anni venti, si presentarono sulla ribalta filosofica internazionale sotto l’insegna del Wiener Kreis (Circolo di Vienna) e da coloro che si ispirarono ad essi in senso stretto. L’arco di tempo preso in considerazione va quindi dal periodo tra le due guerre mondiali sino ad oggi: è ovvio che in oltre mezzo secolo il neopositivismo abbia avuto mutamenti anche profondi, pur conservando alcuni tratti caratteristici costanti; tanto più che anche nel suo momento iniziale esso non ebbe mai il carattere unitario di una scuola, sicché dall’esigenza comune di una ‘concezione scientifica del mondo’ si sentivano accomunati pensatori di provenienza e di formazione assai diverse. Ad una caratterizzazione soddisfacente del neopositivismo si può quindi pervenire solo ripercorrendo le tappe storiche della sua affermazione.

Sin dal 1895 l’Università di Vienna aveva una cattedra per la filosofia delle scienze induttive: da essa avevano insegnato E. Mach, L. Boltzmann e A. Stöhr. L’interesse per una filosofia ‘scientifica’ era stato dunque coltivato nella prospettiva empiriocriticista in stretta connessione con le scienze della natura; e ad esso era in genere favorevole l’ambiente viennese, in cui s’erano affermate certe tendenze empiristiche con Fr. Brentano o antimetafisiche con Th. Gomperz e F. Jodl. Quando nel 1922, alla cattedra ch’era stata di Mach, fu chiamato M. Schlick, questi si trovò quindi in un ambiente congeniale: a una salda preparazione filosofica egli univa, infatti, la conoscenza diretta della scienza e la familiarità con uomini quali Planck, Einstein e Hilbert. Ben presto si formò attorno a lui un gruppo di colleghi, amici e scolari, che costituirono il nucleo originario di quello che fu poi detto il Wiener Kreis. Dapprima i suoi studenti e collaboratori, tra cui F. Waismann e H. Feigl; poi, dal 1925, il gruppo si infoltì: i matematici H. Hahn e K. Reidemeister, il sociologo O. Neurath, il giurista F. Kaufmann, il filosofo V. Kraft. Alle discussioni del gruppo, tenute il giovedì sera, partecipava talvolta anche il fisico Ph. Frank, allora docente a Praga. Dal 1926, dopo la chiamata all’Università di Vienna, anche R. Carnap fece parte del gruppo che si andava sempre più infoltendo sia di aderenti (K. Gödel, T. Radakovic, G. Bergmann, M. Natkin, J. Schaechter, W. Hollitscher, R. Rand) sia di simpatizzanti non strettamente affiliati (K. Menger, E. Zilsel, K.R. Popper, H. Kelsen, L. von Bertalanffy, H. Gomperz, B. von Juhos). Nel 1928, sotto la presidenza di Schlick, fu fondato il Verein Ernst Mach, con l’intento di ‟favorire e diffondere una visione scientifica del mondo”; nel 1929, infine, fu pubblicato il ‘manifesto’ del Circolo, a cura di Carnap, Hahn e Neurath – Wissenschaftliche Weltauffassung. Der Wiener Kreis -, dedicato allo Schlick, che aveva rinunciato a una chiamata a Bonn.
Era questo l’atto di nascita del neopositivismo; e subito esso si impose all’attenzione pubblica: già nel settembre del 1929 il gruppo del Circolo di Vienna partecipò con una sua posizione autonoma alla sessione tenuta a Praga dalla Società tedesca di fisica e dall’Unione matematica tedesca; affiancarono i viennesi membri della Società per la filosofia empirica di Berlino. Tra essi vanno ricordati: H. Reichenbach, A. Herzberg, W. Dubislav, K. Grelling, K. Lewin, W. Köhler, C.G. Hempel. La Società berlinese aveva in comune con il Circolo di Vienna l’orientamento verso una filosofia scientifica: anch’essa, tramite la mediazione di J. Petzoldt, aveva sentito l’influsso dell’empiriocriticismo. La comunanza di intenti portò nel 1930 alla pubblicazione di un’unica rivista, diretta da Carnap e da Reichenbach, organo ufficiale del neopositivismo: gli ‟Annalen der Philosophie” (già diretti da Petzoldt) vennero ora continuati sotto il nome di ‟Erkenntnis”. Così, il neopositivismo da movimento austriaco diventava fenomeno filosofico tedesco.

E ben presto assunse una rilevanza internazionale. Già tra i frequentatori del Wiener Kreis v’erano filosofi stranieri: senza contare il ‘berlinese’ Hempel, sin dal 1927 aveva partecipato ai lavori il finlandese E. Kaila; poi lo svedese A. Petzäll, l’inglese A.J. Ayer, lo statunitense A. E. Blumberg. Nel 1930 i neopositivisti partecipano, sia pur senza molta risonanza, al settimo Congresso internazionale di filosofia ad Oxford. Ma ben presto richiamano l’attenzione sul loro programma e sui loro lavori: si susseguono le opere di due collane destinate a favorire la concezione scientifica del mondo e la scienza unitaria (‟Schriften zur wissenschaftlichen Weltauffassung”, con contributi di von Mises, Carnap, Schlick, Frank, Popper, Kraft, e ‟Einheitswissenschaft”, con contributi di Neurath, Carnap, von Mises, Frank), e si moltiplicano i congressi internazionali dedicati alla filosofia delle scienze. Nel 1930 a Königsberg (con la partecipazione di W. Heisenberg, J. von Neumann, A. Heyting) si discusse dei fondamenti della matematica e della meccanica quantistica; nel 1934 a Praga (ove dal 1931 insegnava anche Carnap) furono gettate le basi per il primo Congresso internazionale di filosofia scientifica, che fu tenuto l’anno dopo a Parigi. Russell e Enriques tennero i discorsi inaugurali ai partecipanti che venivano da più di venti paesi: si intrecciarono qui i rapporti tra il neopositivismo e la scuola polacca di logica (J. Łukasiewicz, A. Tarski, K. Ajdukiewicz) e tra neopositivismo e pragmatismo americano (E. Nagel, Ch. Morris). I successivi congressi di filosofia scientifica seguirono poi con ritmo annuale: nel 1936 a Copenhagen, nel 1937 ancora a Parigi (ove fu progettata l’International encyclopedia of unified science), nel 1938 a Cambridge in Inghilterra e nel 1939 a Cambridge negli Stati Uniti. Lo scoppio della seconda guerra mondiale poneva termine a questa vivacissima attività: ma il neopositivismo era ormai una corrente filosofica di estensione internazionale.
A questa diffusione corrispondeva, d’altra parte, la dissoluzione dell’originario Wiener Kreis: Feigl nel 1930 era andato negli Stati Uniti, Carnap nel 1931 a Praga e nel 1936 anch’egli in America; Hahn era morto nel 1934, e un clima di ostilità politica e culturale si diffondeva in Austria contro i neopositivisti, sia perché alcuni di essi erano ebrei, sia perché l’attività del Circolo era ritenuta ‘disgregatrice’, sebbene le sue discussioni concernessero i fondamenti della logica e della matematica, la metodologia della conoscenza empirica, e solo incidentalmente toccassero la filosofia delle scienze sociali e dell’etica. In Austria si risentiva già del clima culturale dominante in Germania dal 1933, ove il nazismo aveva provocato la dispersione e l’esilio dei membri della Società berlinese. Nel 1936, a Vienna, Schlick fu assassinato da uno studente sulla soglia dell’Università; due anni dopo, l’Anschluss segnò la diaspora definitiva del Wiener Kreis: il commercio delle sue pubblicazioni fu proibito, il volume ottavo di ‟Erkenntnis” usci in Olanda (e non più a Lipsia) con il nuovo titolo di ‟The journal of unified science” (e cessò anche nella nuova veste nel 1940); ripararono all’estero i pochi membri che ancora erano rimasti: alcuni in Inghilterra, la più parte negli Stati Uniti.

Al termine della guerra, le tesi del neopositivismo furono quindi sviluppate in molti paesi, ma non più nell’ambito della cultura tedesca. Carnap, Reichenbach e Frank (per ricordare solo i maggiori tra i primi neopositivisti), proseguendo per molti anni la loro attività negli Stati Uniti, fecero di questo paese un centro del neopositivismo. A Chicago fu proseguita la pubblicazione (iniziata nel 1938) della International encyclopedia of unified science, e nel 1949 fu fondato a Boston, sotto la presidenza del Frank, l’Institute of the Unity of Science. Centri minori di interesse si ebbero anche nei paesi scandinavi e in Finlandia (con K. Marc-Wogau, J. Joergensen, G.H. von Wright), in Inghilterra (A.J. Ayer), in Italia (con gli studiosi appartenenti al Centro italiano di metodologia e analisi del linguaggio a Milano e al Centro di studi metodologici di Torino). L’efficacia del neopositivismo, del resto, è stata ed è presente ovunque sia vivo l’interesse per la metodologia e la filosofia della scienza, va notato, tuttavia, che tale interesse ha portato spesso a un rapporto essenzialmente critico con il neopositivismo: quindi, come non è esatto confondere questo con la filosofia analitica, è altrettanto opportuno distinguerlo dalla filosofia e metodologia della scienza in genere. Si possono far rientrare nel neopositivismo quelle forme di esse che sono rimaste in qualche modo fedeli alle tesi originarie della ‘concezione scientifica del mondo’.


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