Tra i problemi maggiormente dibattuti nel pensiero filosofico contemporaneo un posto di primo piano è occupato da quelli relativi all’agire e alle sue forme di razionalità. Essi riguardano l’uomo nelle sue scelte di vita individuali, nel suo partecipare alla vita della società civile e nel suo essere membro di una comunità politica, e afferiscono dunque ai campi disciplinari dell’etica, del diritto e della politica. Fino a poco più di due secoli fa, all’incirca fino a poco prima di Kant, tutti questi problemi rientravano nell’ambito di competenza della cosiddetta philosophia practica, distinta dalla philosophia theoretica e dalla philosophia mechanica, secondo quanto insegnava una articolazione scolastica del sapere di origini vagamente aristoteliche. Dopo Kant, e in tempi più recenti, con lo sviluppo delle scienze umane e sociali e con la crescita della loro autonomia, i problemi relativi all’agire sono stati trasferiti nell’orizzonte della considerazione epistemica propria di tali discipline. La convinzione oggi largamente diffusa è che in questo modo anche il sapere concernente l’agire umano abbia finalmente assunto un carattere scientifico, ossia constatativo e descrittivo, e che tale tipo di sapere sia attuato in modo assai più efficace e affidabile dalle scienze umane che non dalla filosofia. Questo perché le scienze umane, meglio della filosofia, sono in grado di descrivere le azioni dell’uomo così come avvengono e sono, e non come dovrebbero essere.
Nel frattempo, tuttavia, ci si è accorti che tale sviluppo non ha pienamente corrisposto alle aspettative che aveva suscitato agli inizi e, anzi, ha lasciato sostanzialmente insoluti molti problemi che riguardano soprattutto l’autocomprensione metodologica delle discipline umane. Quasi prima ancora di ottenere il riconoscimento epistemologico di sapere scientifico, le scienze umane sono entrate in quella che potremmo chiamare una vera e propria ‘crisi’ dei loro fondamenti.
In ragione di ciò si è assistito a una rinascita di interesse per il tipo di competenze che la riflessione filosofica può offrire, in particolare in relazione ai problemi dell’agire e del sapere che lo governa. E in questo campo si è tornati a guardare con una qualche aspettativa a quella che, con un termine ripescato dalla summenzionata tradizione scolastica, viene oggi chiamata nuovamente ‘filosofia pratica’. Uno tra i segnali più consistenti di questo fenomeno è stata la cosiddetta ‘riabilitazione della filosofia pratica’ (Rehabilitierung der praktischen Philosophie) che si è avuta in Germania. […leggi tutto…]

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