L’uso del termine greco πνεῦμα per indicare una realtà distinta e opposta a ogni principio materiale si afferma soprattutto nel Nuovo Testamento. Nei testi neotestamentari lo πνεῦμα è sia il divino Spirito Santo, sia il principio superiore proprio dell’uomo distinto e opposto rispetto all’anima (ψυχή) e al corpo (σῶμα), e in rapporto a questa distinzione si configura la distinzione degli uomini in pneumatici, psichici e ilici. Nel Nuovo Testamento πνεῦμα indica anche gli esseri superiori, immateriali, intermediari fra Dio e gli uomini. Si definisce così lentamente un concetto di spirito come principio immateriale, che serve a caratterizzare tanto la divinità, quanto ciò che è proprio dell’uomo, separato dalla materialità del corpo. Ma se in sede teologica il concetto di spirito come spirito santo garantisce le caratteristiche di immaterialità, eternità ecc. come attributi propri dello spirito, parlando dell’uomo le funzioni sue proprie si attribuiscono piuttosto all’anima, alla mens, all’intellectus, che non allo spiritus, di cui prevale una concezione come qualcosa di materiale, materia sottilissima veicolo di sensibilità e principio di vita (a volte, come in Agostino, intermediario tra anima e corpo), risaltando così il significato originario legato alla tradizione medica. In questo senso l’uso del termine continua la sua fortuna nel Medioevo e nel Rinascimento, oscillando il significato fra una concezione trascendente di spirito e una concezione medico-naturalistica.

Lo spirito nella filosofia moderna

Il definirsi dell’uso di spirito come principio proprio dell’uomo, indicante la sua facoltà razionale, sinonimo di mente o io, si afferma nel pensiero moderno fra Seicento e Settecento. Già nella traduzione francese delle Meditationes di Descartes, il termine mens è reso con esprit, e posto come equivalente di intelletto e ragione. G.W. Leibniz indica con spirito l’anima ragionevole, e più propriamente pone l’equivalenza tra io e ‘sostanza, monade, anima, spirito’. Rilevante l’accezione del termine spirito in G. Berkeley, che nega l’esistenza di una sostanza corporea come qualcosa di oggettivo e indipendente dall’idea presente «o nella mente di un qualche spirito creato o nella mente di uno spirito eterno». Di spirito come facoltà delle idee, legate strettamente a un’origine sensibile, e anche come complesso delle idee tratta C.-A. Helvétius; mentre in contesti materialistici, per es. in d’Holbach, la nozione di spirito viene respinta come illusoria presupposizione di forze e qualità occulte, addotte a spiegare fenomeni di cui si ignorano le reali cause fisiche.

Contemporaneamente, d’altra parte, il termine spirito viene assumendo un significato diverso: di ciò che permette di cogliere qualcosa che a prima vista sfugge e che pure costituisce la caratteristica più propria di qualcosa. In questa prospettiva spirito (soprattutto nel francese esprit) viene a indicare tanto il significato più vero di qualcosa, quanto la particolare facoltà, la particolare attitudine che permette di coglierlo (così, per es., l’esprit de finesse di B. Pascal); sempre nello stesso ambito si colloca l’esprit des lois, che in Montesquieu indica il carattere di quell’insieme di norme che regolano i rapporti di una determinata nazione, in relazione alle condizioni ambientali, sociali, storiche di ciascun popolo. Nell’ambiente romantico lo spirito del popolo (Volksgeist) viene a indicare l’unità organica caratteristica di ciascun popolo, spesso contrapposto (quindi anche in polemica con Montesquieu) alle sue formali istituzioni giuridiche; tale spirito del popolo viene individuato nella lingua, nelle tradizioni popolari, nella letteratura, nel costume, e costituisce ciò che caratterizza e individua ogni popolo.

Al significato di spirito come facoltà o attitudine capace di cogliere qualcosa che non cade immediatamente sotto i sensi e che non è oggetto di conoscenza intellettiva, si congiunge in I. Kant l’uso di Geist, collocato nell’ambito della problematica estetica, con connessioni con il concetto di genio, a indicare l’‘originalità del pensiero’, la spontaneità e la creatività.

Centrale il concetto di spirito nella filosofia di G.W.F. Hegel, fondamentale in tutto l’idealismo successivo. Hegel distingue 3 momenti dello spirito, lo spirito soggettivo (l’intelletto, la ragione individuale), lo spirito oggettivo (il complesso delle istituzioni fondamentali del mondo storico umano), lo spirito assoluto che si realizza attraverso l’arte, la religione e la filosofia in cui si attua la piena autocoscienza. Il significato e i vari usi hegeliani del termine spirito avranno importanza fondamentale in tutto il pensiero dell’Ottocento, e soprattutto nelle varie forme di idealismo, come infine nel neoidealismo italiano.

    —  Enciclopedia onlineTreccani

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