A differenza di altri ismi contemporanei (ad esempio, liberalismo, socialismo, comunismo) il termine fascismo deriva da un sostantivo, ‘fascio’, il quale di per sé non possiede nessuna connotazione qualitativa. ‘Fascio’ significa infatti un insieme di elementi quali che siano e solo assai relativamente affini tra loro. Nel linguaggio politico il termine ricorre con frequenza già nel corso del XIX secolo per indicare una qualsivoglia coalizione di forze. Ne deriva che nella vita pubblica il termine ‘fascio’ assume un significato puramente strumentale e l’azione che esso è chiamato a svolgere acquista un contenuto solo rispetto al fine particolare che il ‘fascio’, via via, si propone di perseguire. Nella storia d’Italia precedente la prima guerra mondiale l’esempio più noto è quello dei Fasci siciliani (1892-1894). Rispetto a questi caratteri generali la concreta esperienza storica che chiamiamo fascismo, e che occupa il quadro europeo tra le due guerre mondiali, non fa eccezione.

I Fasci di combattimento, cioè il movimento politico fondato a Milano da Benito Mussolini il 23 marzo 1919 e che rimarrà in vita sino all’aprile 1945, cioè sino all’uccisione di Mussolini stesso, è un movimento di reazione nel senso letterale del termine. Esso nasce, sulla spinta di un patriottismo esasperato dai pregiudizi di un diffuso nazionalismo, non per affermare ma per negare, cioè per opporsi con la forza a quella che si riteneva una svalutazione della vittoria e una mortificazione delle vaghe ma intense speranze che la guerra aveva sollevato. Anche in un secondo momento, quando l’azione fascista sarà soprattutto azione antisindacale, non perciò verranno meno le motivazioni iniziali, in quanto i fascisti continueranno a identificare nei loro avversari i nemici della nazione. In questo senso l’elemento più caratteristico del fascismo è uno stato d’animo, comune a tutti coloro, per altri aspetti ben diversi tra loro, che aderi scono ai Fasci; stato d’animo che ha la sua matrice nella guerra, senza la cui esperienza non sarebbe spiegabile. Se, tuttavia, oltre queste relativamente chiare finalità negative, si ricerchi nell’azione fascista quali concreti obiettivi politici essa si proponesse di raggiungere, subito emergeranno gravi ostacoli dovuti alle contraddizioni e alle ambiguità che caratterizzano i programmi fascisti.
Ed è proprio il carattere ambiguo del movimento fascista, il suo prestarsi a fungere da centro di aggregazione di forze disparate e a divenire il contenitore di programmi diversi, i quali mutano nel tempo a seconda dei cangianti obiettivi politici che il suo fondatore via via si pone, a fare di questo movimento soprattutto lo strumento di azione di Mussolini. Attraverso il quale prima egli assume nella vita pubblica italiana un ruolo di primo piano, poi conquista il potere, e successivamente attua un vero e proprio regime politico, di cui non esisteva in precedenza nessun progetto definito ma che del fascismo dichiarerà di essere l’attuazione.

Giustamente, perciò, è stato suggerito (v. De Felice, 1975) che nell’insieme del fenomeno fascista vadano distinte due componenti: il movimento e il regime. Ma il rapporto tra queste due componenti pone dei problemi. Di per sé il regime fascista ha una rilevanza storica ben maggiore che non il semplice movimento, sicché, in prospettiva, nel fascismo si riconosce soprattutto quel sistema di potere, che Mussolini costruisce col suo governo a partire dall’ottobre 1922; e tuttavia, nel suo corso storico, il regime è stato strettamente dipendente dal movimento fascista, che ne ha consentito la nascita e condizionato l’immagine. D’altra parte, anche se il movimento fascista in quanto tale ha avuto una sua particolare storia e sembra quindi mantenere una sua autonomia, indipendentemente dal regime, si tratta di una autonomia più apparente che reale in quanto, al pari del regime, anche il movimento fascista è stato in gran parte frutto della volontà del suo fondatore, che nel fascismo occupa dunque una posizione chiave. In realtà nell’insieme del fenomeno fascista il Duce, il movimento, il regime, rappresentano i tre elementi costitutivi, che si sovrappongono e si intrecciano secondo combinazioni le quali variano nel tempo. E, come in un caleidoscopio, proprio queste diverse combinazioni rendono l’immagine del fascismo così varia e sfuggente.Questo cangiante aspetto del fenomeno fascista, che è riconoscibile solo a chi abbia la pazienza di ripercorrerne la storia, è un indice della sua complessità, ed è anche ciò che talvolta induce chi lo osservi troppo sommariamente a errate valutazioni.

Similari
Storia del fascismo
1660% Fascismo
Nel ripercorrere la storia del fascismo sul terreno suo proprio, che è quello italiano, converrà suddividerla in sette periodi. Origini (1919-1922) Per comprendere che cosa significas…
La natura del fascismo
859% Fascismo
Per comprendere la natura del fascismo e il motivo della sua affermazione è necessario cercare di stabilire i vari aspetti della crisi italiana del dopoguerra e soprattutto in che …
Significato del termine comunismo
112% Comunismo
Il termine comunismo ha un duplice significato: per un verso designa un progetto di riorganizzazione radicale della società, fondato sull’abolizione della proprietà privata e sulla sua sostituzione con la proprietà collett…
Percorso della filosofia
96% Filosofia
Determinare con rigore il significato, i compiti, i campi di indagine, o addirittura le probabilità di sopravvivenza della filosofia in questo secolo, è particolarmente arduo, …
Il caso Nietzsche
95% Autori
Nietzsche, accompagnato dalla sua cattiva reputazione di pensatore dei nazisti, fu poi riconsiderato, agli inizi degli anni ’60 del ventesimo secolo, da quel movimento che prese il nome: Nietzsche-Renaissance o il rinascim…