Il marxismo teorico del XX secolo è prevalentemente, sebbene non esclusivamente, ‘materialismo dialettico’. È materialismo dialettico l’ideologia dei partiti comunisti. Materialismo dialettico, la filosofia ufficiale di Stato, dove quei partiti hanno assunto il potere. La dottrina deriva essenzialmente dagli scritti filosofici di Engels: in particolare dall’Antidühring (1878), dal Ludwig Feuerbach (1888) e dalla Dialettica della natura (1927). Ma, se i principi sono del XIX secolo, l’emergere del materialismo dialettico come dottrina a sé, distinta e sovrapposta al ‘materialismo storico’, è un fenomeno dei primi lustri del sec. XX: un fenomeno da ascrivere, soprattutto, alle opere filosofiche di Plechanov e di Lenin.

La struttura della dottrina è quanto di più semplice si possa immaginare. Dall’identità di materia e movimento (non c’è materia senza movimento, né movimento senza materia), si passa all’affermazione che il movimento è unità di ‘essere’ e ‘non essere’ insieme, cioè contraddizione dialettica (un corpo in movimento ‘è’ e ‘non è’, in pari tempo, nello stesso luogo); infine, dalla tesi che la materia è movimento e il movimento una contraddizione, si conclude che la materia è contraddizione dialettica.

Le fonti storiche della dottrina, che vengono indicate, sono in genere due: da un a parte la filosofia di Hegel, dall’altra il materialismo sei e settecentesco, culminato da ultimo nel materialismo di Feuerbach. La dottrina sarebbe una sintesi creatrice di queste due diverse e opposte tradizioni. Marx ed Engels avrebbero estratto dall’involucro del sistema idealistico e conservatore di Hegel la dialettica (cioè il metodo ‘rivoluzionario’), che in Hegel era mera dialettica dei concetti, per estenderla al campo dei fenomeni storici e naturali. Senza la dialettica, d’altro canto, il materialismo sarebbe materialismo meccanicistico e metafisico.

Il primo dei principi che abbiamo sopra ricordato – l’identità di materia e movimento – sembra a prima vista confermare l’ascendenza della dottrina nel materialismo scientifico seicentesco. Il principio parrebbe tolto, in particolare, dalla filosofia di Hobbes. In realtà, a un esame più attento, si vede che non è così. La meccanica moderna nasce con la formulazione del ‘principio d’inerzia’. Il movimento, per essa, è uno ‘stato’ tanto quanto la quiete. Nella nuova concezione sviluppatasi da Galilei e Cartesio fino a Newton, il moto non è più, come da Aristotele in avanti si era creduto, per circa duemila anni, un processo di mutamento opposto a quello status vero e proprio che è la quiete; bensì è anch’esso uno status, vale a dire qualcosa che, come la quiete, non implica affatto mutamento. Nel caso del materialismo dialettico, viceversa, la concezione del movimento non è quantitativa ma qualitativa. Il movimento è qui, di nuovo (come già per Aristotele), mutamento, cangiamento, divenire. Siamo, com’è evidente, in un ambito di pensiero del tutto diverso.

Ciò è confermato anche dal secondo dei principi sopra ricordati: che il movimento è unità di ‘essere’ e ‘non essere’ insieme, cioè contraddizione. La tesi non ha nulla a che vedere col materialismo. Si tratta del celebre argomento di Zenone d’Elea contro il movimento (il movimento è impossibile perché è contraddizione), ripreso da Hegel – sebbene con intenti opposti – nel libro II della Scienza della logica. Hegel, che difende l’oggettività della contraddizione e, quindi, della dialettica (‘Tutte le cose sono in se stesse contraddittorie, e ciò propriamente nel senso che questa proposizione esprima anzi, in confronto delle altre, la verità e l’essenza delle cose; v. Hegel, 1812-1816; tr. it., vol. II, p. 490), qui riprende esplicitamente l’argomento di Zenone volgendolo ad altro significato: ‘Persino l’esterior moto sensibile – scrive – non è che il suo [della contraddizione] esistere immediato. Qualcosa si muove, non in quanto in questo Ora è qui, e in un altro Ora è là, ma solo in quanto in un unico e medesimo Ora è qui e non è qui, in quanto in pari tempo è e non è in questo Qui. Si debbon concedere agli antichi dialettici le contraddizioni ch’essi rilevano nel moto, ma da ciò non segue che pertanto il moto non sia, sibbene anzi che il moto è la contraddizione stessa nella forma dell’esserci. (ibid., p. 491).

Che questa affermazione di Hegel sul movimento coincida, in tutto e per tutto, col principio del materialismo dialettico, su richiamato, è difficile negare. Il testo di Engels, cui si deve la formulazione anche di questo principio, ne è la prova: ‘Lo stesso movimento – scrive Engels nell’Antidühring – è una contraddizione; già perfino il semplice movimento meccanico locale si può compiere solamente perché un corpo in un solo e medesimo istante è in un luogo e nello stesso tempo in un altro luogo, è in un solo e medesimo luogo e non è in esso. E il continuo porre e nello stesso tempo risolvere questa contraddizione è precisamente il movimento. (v. Engels, 1894; tr. it., p. 133).
Rimarrebbe ora da dire qualcosa sul terzo principio: che la materia è dialettica. Ma, poiché questo principio chiama in causa, in modo ancora più stretto, il rapporto del materialismo dialettico con Hegel, sarà bene, forse, far precedere qualche considerazione.

Abbiamo già accennato, sia pure di scorcio, all’interpretazione della filosofia di Hegel in chiave di contraddizione tra il metodo e il sistema. Il metodo dialettico è l’elemento rivoluzionario, il sistema idealistico quello conservatore. Si tratta di un’interpretazione di antica data. Essa risale all’inizio degli anni quaranta del secolo scorso, quando Engels era ancora nel Doktorenclub berlinese. Venne poi ripresa da Engels stesso, in anni molto più tardi, in occasione della pubblicazione del Ludwig Feuerbach. È una formula interpretativa notevolmente diversa da quella cui Marx accenna nel poscritto alla seconda edizione del Capitale, quando, dopo aver osservato che in Hegel la dialettica ‘è capovolta’, aggiunge: ‘bisogna rovesciarla per scoprire il nocciolo razionale entro il guscio mistico’. È chiaro che, con la metafora del nocciolo e del guscio, qui Marx accenna a una distinzione o, addirittura, a un taglio chirurgico da operare ‘dentro’ la dialettica stessa di Hegel. Il materialismo dialettico, invece, non ha prestato attenzione alla differenza di queste due formule. Esso ha preferito coniugarle e congiungerle insieme. Il ‘nocciolo razionale’ da salvare è così diventata la dialettica tutt’intera, il ‘guscio mistico’ da gettar via il sistema.

È evidente che, se la formula della contraddizione in Hegel tra il metodo e il sistema deve significare qualcosa, essa non puo voler dire altro che questo: che, a causa del sistema idealistico, la dialettica in Hegel è costretta a essere soltanto dialettica di puri concetti, dialettica di idee e non anche delle cose. L’originalità del materialismo dialettico – allora – consisterebbe nel fatto di aver applicato la dialettica alla materia, cioè di averla estesa dal campo delle idee a quello dei fenomeni storici e naturali. È un fatto che questo è il modo in cui il materialismo dialettico presenta se stesso. Il tratto specifico, cui esso affida la sua originalità, è appunto la dialettica della materia. Non a caso, una delle opere, che la dottrina considera tra le più importanti, è la Dialettica della natura di Engels. Senonché, a un esame attento, tutto si presenta meno semplice e lineare.

Ciò che è difficile concedere, in particolare, è che nella filosofia di Hegel manchi una dialettica delle cose. È vero il contrario: tutta la sua filosofia è, in un certo senso, una dialettica della materia. Abbiamo già incontrato, incidentalmente, l’affermazione, contenuta nel libro II della Scienza della logica, che ‘tutte le cose sono in se stesse contraddittorie’. È un’affermazione di principio che ricorre nei suoi scritti infinite volte. Hegel parla esplicitamente di ‘dialettica del finito’. Ricorda, a ogni piè sospinto, che tutte le cose hanno la dialettica in sé. ‘Quando delle cose diciamo che son finite – scrive – con ciò s’intende […] che la lor natura, il loro essere, è costituito dal non essere. (v. Hegel, 1812-1816; tr. it., vol. I, p. 128). Non solo: all’affermazione di principio tien dietro sempre l’esemplificazione. I casi più noti di dialettica della natura e della materia son forniti da Hegel per primo. Gli esempi dei ‘salti’ dialettici della quantità in qualità e viceversa si trovano, per indicare uno dei tanti riferimenti possibili, nel paragrafo del libro I della Scienza della logica intitolato Linea nodale di rapporti di misura. […]     —   Leggi il resto del capitolo Il materialismo dialettico

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