Introduzione

Proveniente da una famiglia borghese di origine ebraica, studiò a Bonn e poi a Berlino, dove entrò in contatto con la «sinistra hegeliana» e con gli ambienti del radicalismo tedesco. Laureatosi nel 1841 con la dissertazione Differenz der demokritischen und epikureischen Naturphilosophie (trad. it. Differenza tra le filosofie della natura di Democrito e di Epicuro), fu chiamato nell’ott. del 1842 alla direzione della Rheinische Zeitung, cui aveva già iniziato a collaborare da alcuni mesi insieme a Bauer e a Stirner. Lasciata la direzione del giornale nel marzo del 1843, sposò, nel giugno dello stesso anno, Jenny von Westphalen, con la quale, dopo un breve soggiorno a Kreuznach, emigrò a Parigi per fondarvi, e dirigervi insieme a Ruge, i Deutsch-französische Jahrbücher («Annali franco-tedeschi»). Risale al periodo trascorso in Kreuznach la stesura di una delle più importanti opere giovanili incompiute, rimasta inedita fino al 1927, Kritik des hegelschen Staatsrechtes (trad. it. Critica del diritto statuale hegeliano), cui seguirono presto gli articoli Zur Kritik der hegelschen Rechtsphilosophie (Einleitung) (trad. it. Per la critica della filosofia del diritto di Hegel. Introduzione) e Die Judenfrage (trad. it. La questione ebraica) apparsi sul primo e unico numero degli Annali alla fine del febbr. 1844. Cadono in questo periodo i primi contatti, a Parigi, con gli ambienti rivoluzionari europei e, in partic., con i circoli operai di orientamento socialista, numerosi nella Francia dell’epoca; nonché la conoscenza con Engels, con il quale strinse ben presto vincoli di amicizia che si sarebbero protratti per tutto il corso della sua vita. Il segno più profondo dell’arricchimento intellettuale tratto da questo primo soggiorno parigino furono gli Ökonomische philosophische Manuskripte (trad. it. Manoscritti economico-filosofici del 1844), rimasti anch’essi incompiuti e pubblicati postumi nel 1932. Fallito il tentativo di alleanza politico-intellettuale tra la democrazia rivoluzionaria francese e il radicalismo filosofico tedesco, cui s’ispirava il programma degli Annali, e costretto, in conseguenza di un decreto di espulsione dalla Francia, a trasferirsi a Bruxelles, scrisse Die Heilige Familie (1845; trad. it. La sacra famiglia), il primo lavoro in collab. con Engels, dedicato alla critica e alla stroncatura dell’Allgemeine Literaturzeitung che Bauer, con i fratelli Edgar ed Egbert, andava pubblicando a Charlottenburg dal dic. 1843. In questo scritto, e più ancora in Die deutsche Ideologie (trad. it. L’ideologia tedesca), redatta insieme a Engels nel corso del 1845-46 e lasciata inedita, maturò il suo definitivo distacco non soltanto dai giovani hegeliani radicali, come Bauer e Stirner, ma anche da Feuerbach e dai «veri socialisti» (Moses Hess e Karl Grün) che s’ispiravano all’umanesimo feuerbachiano.

La concezione materialistica della storia


È in questo periodo che prende forma per la prima volta la cosiddetta concezione materialistica della storia. Essa nasce dalla confluenza di varie correnti della cultura europea e, in partic., dall’incontro della problematica della filosofia classica tedesca (Hegel e Feuerbach), del socialismo politico francese (Louis Blanc, Proudhon, ecc.) nonché dell’economia politica inglese (Smith, Ricardo). Il suo punto di partenza è nell’«umanesimo positivo» di Feuerbach: il soggetto della storia non è l’Idea o lo «Spirito del mondo» di cui parla Hegel, ma l’uomo esistente reale, nella sua determinatezza di ente naturale. Tuttavia, a differenza di Feuerbach che nella sua polemica antihegeliana si limita a rivendicare la naturalità dell’uomo, per Marx la «natura» dell’uomo non è qualcosa di già «dato», non è una struttura invariabile e permanente, bensì si realizza soltanto nella società e nel divenire storico. In altre parole, l’«essenza» dell’uomo non è riposta nel rapporto dell’uomo con sé stesso, cioè nella sua interiorità o spiritualità; essa si forma e si sviluppa nel corso dei rapporti dell’uomo con gli altri uomini e con la natura, rapporti che non sono determinabili una volta per sempre, ma che variano con il variare dei modi di produzione e delle forme dell’organizzazione sociale. Di qui l’antitesi in cui Marx si pone di fronte a Feuerbach e a Hegel. Di fronte al primo, per la perdita cui questi incorre di tutti i contenuti storico-sociali, che erano invece presenti nel pensiero di Hegel. Di fronte a quest’ultimo, perché egli riduce i rapporti storico-sociali, che sono rapporti reali e oggettivi, a rapporti astratti e formali, cioè a momenti nel processo di sviluppo dell’Idea. Ciò che ne risulta è una concezione materialistica che, però, non ha nulla a che fare con il materialismo settecentesco di La Mettrie e d’Holbach: l’essere dell’uomo non è la materia, ma è costituito di rapporti sociali di produzione, rapporti che hanno sì la natura come loro termine di riferimento oggettivo, ma in modo che il rapporto dell’uomo con la natura (la produzione) non è a sua volta concepibile se non entro determinati rapporti interumani o sociali.

Marx riconosce a Hegel il merito di aver dimostrato che l’uomo è il prodotto del proprio lavoro e, quindi, dello sviluppo storico; ma il limite di Hegel è stato quello di avere interiorizzato il lavoro, concependolo innanzitutto non come trasformazione del mondo oggettivo ma come lavoro spirituale astratto. Di fronte a ciò, Marx intende mantenere al lavoro il suo carattere esterno e condizionante; carattere che imprime nell’uomo, per es., della società moderna tratti e qualità profondamente diversi da quelli dell’uomo della società schiavistica antica, o di quella feudale, ecc. La morale, la religione, la metafisica, tutto ciò che appartiene alla sfera ideale, non ha una propria storia per suo conto. Solo in quanto gli uomini sviluppano la produzione e quindi i loro rapporti sociali, modificano insieme anche il loro pensiero. Non la coscienza determina la vita, ma la vita determina la coscienza. Ciò non vuol dire che gli uomini siano passivi nella storia; la storia anzi non è nulla fuori della loro attività; ma la loro attività fondamentale, quella che condiziona tutto, è l’attività produttiva, intesa come rapporto, al tempo stesso, degli uomini tra loro e con la natura. Ma se la personalità umana consiste essenzialmente nei rapporti sociali della produzione e del lavoro, è evidente che la realizzazione di una personalità libera e armonica non è problema puramente individuale e privato, dipendente da un perfezionamento interiore, ma è un problema sociale, dipendente dalla trasformazione della struttura economica della società: il problema dell’uomo diventa problema della società.

L’umanesimo si converte nella sociologia, cioè nello studio dell’organizzazione sociale umana nel suo sviluppo storico. L’alienazione spirituale e religiosa, descritta da Feuerbach, sottende un’alienazione pratica, la quale non può essere spiegata se non mediante una dissociazione interna alla società. L’uomo oggettiva e separa da sé la propria «essenza», ne fa un essere «estraneo» che lo domina, una divinità ch’egli adora, perché, nella vita reale, l’uomo è separato dagli altri uomini e la società è divisa in classi. Questa divisione della società in classi, che è caratteristica di tutte le organizzazioni sociali umane dopo la dissoluzione della «comunità primitiva», ha raggiunto, secondo Marx, il culmine nella moderna società capitalistica, dove i mezzi di produzione appaiono completamente avulsi dagli individui e costituenti un mondo a sé, «estraneo» e contrapposto agli uomini che lavorano: il mondo della proprietà privata. Questa concezione materialistica della storia, già enucleata nei suoi lineamenti fondamentali nell’Ideologia tedesca, fu ulteriormente sviluppata, soprattutto per quanto riguarda la teoria economica, in uno scritto del 1847 composto in francese, Misère de la philosophie (trad. it. Miseria della filosofia) in polemica diretta con La philosophie de la misère di Proudhon. A compimento di questo primo periodo, sopravvenne, in occasione dei moti rivoluzionari del 1848 in Francia e in Germania, la pubblicazione del Manifest der kommunistischen Partei (trad. it. Il manifesto del partito comunista); dopodiché, costretto, dopo un breve soggiorno a Parigi e a Colonia, a emigrare nuovamente, Marx si stabilì con la famiglia a Londra, ove rimase fino alla morte.

Similari
Il Marxismo
701% Marxismo
Il marxismo nasce, negli scritti di Marx e di Engels degli anni quaranta dell’Ottocento, sotto forma di una scienza della società che intende fornire un’interpretaz…
Il marxismo teorico
399% Marxismo
Il materialismo dialettico Il marxismo teorico del XX secolo è prevalentemente, sebbene non esclusivamente, ‘materialismo dialettico’. È materialismo dialettico l’ideologia dei…
L’alienazione e il suo concetto
317% Alienazione
Hegel è il primo pensatore moderno che abbia elaborato una vera e propria teoria dell’alienazione. Tale teoria presenta un duplice aspetto: per un verso essa è centrale nella c…
Appunti sul socialismo
224% Socialismo
Con ‛socialismo’ ci si riferisce oggi, in genere, a due fenomeni diversi. In primo luogo, il termine caratterizza un ordinamento sociale in cui i mezzi di produzione es…
L’idea del socialismo
118% Socialismo
Anche se sarebbe più corretto parlare di ‘socialismi’ (più che di ‘socialismo’) per la varietà e l’evoluzione, nel XIX e nel XX secolo, delle dottrine e delle prati…

Indice