L’attività pratica, in quanto si contrappone all’attività teoretica o speculativa. Questa netta distinzione è caratteristica della filosofia antica, e particolarmente di quella aristotelica, che attribuisce la ricerca della verità esclusivamente all’attività teoretica, e quindi alla filosofia. Il termine fu utilizzato nel 19° sec. dal marxismo, in cui per prassi s’intende l’attività umana trasformatrice del reale e produttrice di storia.

Nato in seno alla sinistra hegeliana in diretta polemica con il «teoreticismo» di Hegel, il tema della prassi venne sviluppato dalla «filosofia dell’azione» di Cieszkowski e soprattutto dalle Tesi su Feuerbach (1845) di Marx, che riassumono in undici punti la critica alla filosofia di Feuerbach svolta nell’Ideologia tedesca. Feuerbach – scrive Marx – ha risolto Dio nell’uomo, ma l’uomo viene da lui concepito solo come essere naturale, e non come essere storico, che trasforma continuamente la natura. E quanto più la prassi umana è consapevole del mondo in cui essa si attua, tanto più essa è in grado di umanizzare questo mondo. Così l’alienazione , che ha prodotto l’essere fantastico della religione, è un prodotto storico, e potrà essere rimossa solo intervenendo praticamente nel corso della storia attraverso una prassi rivoluzionaria che sovverta lo stato di cose esistente.

Questo appello alla prassi, che naturalmente torna nel Manifesto del partito comunista , venne raccolto dalla tradizione marxista, ma ispirò in parte anche l’attualismo di Gentile, che dedicò all’analisi delle Tesi su Feuerbach il suo libro su La filosofia di Marx (1899). Gentile evidenzia la costante possibilità di un’interpretazione idealistico-soggettiva e volontaristica della filosofia di Marx, nel senso che, se questa filosofia è un filosofia della prassi, allora essa non può essere una filosofia materialistica, poiché la prassi è possibile solo in virtù di pensieri e volizioni dell’uomo in quanto ente storico, che si crea il proprio mondo.

Questa interpretazione gentiliana della filosofia di Marx ha fortemente influenzato il marxismo di Gramsci, il quale definiva il marxismo, appunto, come «filosofia della prassi».

    — &nbspDizionario di Filosofia (2009)

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