Introduzione

Il padre, Étienne, magistrato e buon matematico, orientò Blaise, secondogenito, in un ambiente scientifico, quello del circolo di Mersenne, nel quale aveva molti amici. Qui il giovanissimo Pascal si segnalò per una precocità eccezionale; oltre i concreti risultati nel campo delle matematiche, si occupò del problema del vuoto e, contro la fisica tradizionale, combatté l’idea del presunto horror vacui della natura (Expériences nouvelles touchant le vide, 1647). Uno scritto che gli indirizzò, a difesa della fisica peripatetica, il padre Noël gli permise di chiarire ulteriormente il suo pensiero in una lettera, dove, tra l’altro, rifiutava il ragionamento ex auctoritate per la fisica, la quale si fonda solo sui sensi e sulla ragione, mentre l’autorità è il fondamento della fede.

Le Provinciales

Sul problema del vuoto tornò ancora nel 1648, ma frattanto nuovi motivi si erano insinuati nell’animo di Pascal: era entrato in contatto con il giansenismo di Saint-Cyran e di Arnauld; è del 1647 la sua polemica contro il predicatore cappuccino Jacques di Saint-Ange accusato da lui di tentare un’apologetica «razionale» del cristianesimo. Non si può tuttavia parlare ancora di «conversione» alla vita religiosa anche se in lui fu da questo momento predominante la spiritualità giansenista; il filosofo attraversava invece quel periodo che gli storici avrebbero indicato come «mondano» e che durò fino al 1654.
Il senso di vuoto di tutta l’esperienza «mondana», il limite che egli scorgeva nella capacità stessa della mente umana davanti al grande mistero dell’uomo, l’esempio della sorella Jacqueline monaca a Port-Royal, il desiderio di tornare alla fede, tutto ciò accelerò nell’animo di Pascal quella crisi, che trovò il suo superamento nella notte del 23 nov. 1654, quando, in un attimo di estasi, ritrovò il senso di Dio. Pascal stesso tentò di descrivere questa sua luminosa esperienza nel Mémorial (un breve manoscritto, che egli portava sempre con sé, cucito nella giubba). Pascal cercò da allora una nuova vita e chiese una «cella» nel convento di Port-Royal: qui attese alla lettura di Agostino. Anzi presto intervenne lui stesso, a difesa di Arnauld, condannato dalla Sorbona (1656), nelle polemiche teologiche tra giansenisti e gesuiti: nacquero così le 18 Lettres provinciales* (Lettres écrites par Louis de Montalte [pseudonimo di Pascal] à un provincial de ses amis et aux RR. PP. jésuites sur la morale et la politique de ces pères, dal genn. 1656 al marzo 1657; trad. it. Lettere provinciali). Nelle prime quattro Pascal difende Arnauld e la grazia efficace dei giansenisti contro la grazia sufficiente dei molinisti; dalla quinta alla sedicesima inclusa attacca la casistica dei gesuiti e la dottrina del probabilismo adottata dalla compagnia; nelle ultime due discute sull’infallibilità dei papi e dei concili nelle questioni di fatto e dell’attribuzione a Giansenio delle cinque famose proposizioni incriminate.
Enorme fu la ripercussione che ebbero in Francia e in tutta Europa le Provinciales, diffuse anche nella traduzione latina che ne aveva fatta Nicole sotto lo pseudonimo di Wendrocke (l’opera fu subito condannata dal parlamento di Aix e messa all’Indice, 1657). Con stile efficacissimo, Pascal denuncia lo spirito «anticristiano» che soggiace alla casistica, al probabilismo, al lassismo sostenuto dai teologi ­gesuiti, ai quali si viene a contrapporre un radicale agostinismo – quello stesso di Giansenio e dei suoi seguaci – con il vivo senso del peccato e del male, della redenzione e della grazia salvatrice.
Negli anni seguenti, Pascal si occupò saltuariamente di scienze esatte e di progetti industriali (costruzione e applicazione del primo tipo di omnibus, «le carrosse à cinq sols»): tutti i suoi interessi erano ormai rivolti a elaborare una grande Apologie de la religion chrétienne che non compì mai e di cui le Pensées sono gli sparsi frammenti.
Nel 1661, quando si trattò di accettare il famoso formulario antigiansenistico, fu dapprima per una soluzione conciliativa, ma poi, alla richiesta di un’accettazione incondizionata e di una sottomissione assoluta, si schierò, contro Arnauld e Nicole, con i giansenisti più intransigenti. Ritiratosi da ultimo presso la sorella Gilberte, mirò sempre più al distacco dal mondo, mentre sentiva avvicinarsi la fine della propria esistenza.
Alla morte di Pascal la grande opera apologetica a cui egli aveva consacrato negli ultimi anni la sua attività di scrittore non era che un cumulo di pezzi di carta con appunti più o meno sviluppati ed elaborati. Di qui il difficile problema dell’edizione di questi frammenti: i primi editori – gli amici di Port-Royal tra cui Arnauld e Nicole – pubblicando (1670) questi frammenti con il titolo Pensées de M. Pascal sur la religion et sur quelques autres sujets** (trad. it. Pensieri), raggrupparono in due categorie i pensieri più specificamente religiosi e quelli di carattere morale, filosofico e letterario. Tuttavia il testo di Port-Royal fu accettato senz’altro dagli editori del sec. 18° e del 19°, fino a che Cousin, nel 1842-43, non segnalò e illustrò in relazioni e articoli il vero Pascal, quello dei manoscritti conservati nella Bibliothèque Royale. Si ebbero così le nuove edizioni: di queste alcune riguardano la classificazione tematica dell’edizione di Port-Royal; altre tentano di ricostruire il grosso dell’opera come Pascal lo avrebbe concepito; altre ancora infine si attengono al rigido criterio filologico.

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