Orientamento filosofico basato sul riconoscimento della realtà sostanziale dello spirito, la cui connotazione si precisa in relazione al significato che assume tale termine. In via generale, lo s. si presenta sia nelle concezioni metafisiche dualistiche sia in quelle monistiche, a seconda che concepisca la realtà spirituale soltanto come una delle realtà esistenti, accanto a quella materiale, o come l’unica vera realtà, benché anche nel primo caso quella spirituale sia comunque considerata come indipendente e superiore a quella materiale. Il termine fu introdotto nel 19° sec. da Cousin, anche se la tradizione spiritualistica può essere fatta risalire in senso lato al pensiero greco e alla tradizione platonica in partic., nei quali tuttavia il termine spirito (πνεῦμα), conserva la sua connotazione materiale di «soffio vitale» e la realtà spirituale viene indicata piuttosto con il sostantivo νοῦς («intelletto, mente»). Lo s. novecentesco tende a individuare in Agostino l’iniziatore di questo indirizzo filosofico, rintracciandovi i temi cardine dello s., dalla polemica con il materialismo in sostegno alla spiritualità all’invito a fare dell’interiorità il centro degli interessi umani, la sede dell’autocoscienza e del rapporto con la dimensione divina.In età moderna, si riconoscono invece tra gli esponenti dello s. Descartes, Malebranche, Leibniz, Berkeley. Strettamente legata al privilegio accordato alla conoscenza introspettiva e alla coscienza come sede di principignoseologici e valori morali, la tradizione spiritualista è peraltro connessa alla difesa delle dottrine cristiane e, soprattutto nel pensiero francese tra Ottocento e Novecento (da Maine de Biran a Renouvier a Blondel), si è contrapposta, oltre che al materialismo e al positivismo, all’idealismo immanentistico di tipo hegeliano, basato su una nozione di spirito fortemente compromessa con l’ateismo. In questo senso, si possono far rientrare nello s. anche l’intuizionismo di Bergson e il contingentismo di Boutroux, per il contributo dato da entrambi al movimento di reazione alla cultura positivistica e per la decisa accentuazione del momento della trascendenza rispetto a ogni forma di immanenza. Una posizione di rilievo, soprattutto con riferimento agli sviluppi dello s. francese, ebbero anche alcuni esponenti della filosofia russa fuoriusciti dal loro paese, e soprattutto Berdjaev. Con il termine s. sono state designate particolarmente la corrente di pensiero (s. cristiano) affermatasi in Italia, a partire dagli anni Trenta del 20° sec., con Carlini, Guzzo, Sciacca, L. Stefanini, R. Lazzarini e Battaglia, la quale sviluppa nel senso della trascendenza teistica alcuni motivi fondamentali del concetto gentiliano di spirito, ricollegandosi peraltro alla tradizione speculativa avviata da Rosmini, Gioberti, Galluppi, e la filosofia dello spirito, affermatasi in Francia con Lavelle, Le Senne e altri, che afferma il valore fondamentale della metafisica, in unità con la morale, quale dottrina della persona costituentesi in rapporto all’assoluto. A questi e ad altri autori si collegano la cosiddetta filosofia riflessiva di Nabert, legata a Kant e all’idea di riflessione come via attraverso la quale il soggetto conquista la piena autocoscienza, e lo s. pedagogico, che pone al centro dell’educazione il richiamo alla coscienza come momento unitario o di sintesi nella formazione dell’educando e a un’etica del fine. Va anche ricordato che in Francia, soprattutto attraverso questi ultimi orientamenti, lo s. ebbe alcuni punti di contatto con il personalismo (➔), con l’esistenzialismo (➔), e con l’ermeneutica (➔).

    —  Dizionario di Filosofia (2009)

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