In senso stretto, per mutamento sociale si intende una trasformazione significativa, che si produce in un determinato periodo, nella struttura della società. In considerazione del fatto che la modificazione di una qualunque istituzione sociale è strettamente connessa a una modificazione dei sistemi culturali, si è soliti, nella sociologia contemporanea, impiegare l’espressione mutamento sociale e culturale, ovvero mutamento socioculturale. Nella sociologia contemporanea si sono inoltre acquisiti tre significati differenti, ancorché divergenti, di mutamento sociale. Alcuni sociologi (tra gli altri, G. Bouthoul, H.P. Dreitzel) intendono il mutamento sociale come una categoria generale, al cui interno fanno confluire tutte le possibili trasformazioni delle società umane. Altri pongono particolare attenzione ai fenomeni di formazione e/o di distruzione di gruppi e di società (D.A. Martindale), altri infine si orientano verso una definizione costruttiva del mutamento sociale che salva, però, la distinzione, nell’ambito di uno stesso sistema sociale, tra i fenomeni responsabili del funzionamento di tale sistema e i fenomeni responsabili del mutamento nella struttura di tale sistema (R.A. Nisbet).

I fattori del mutamento sociale possono essere endogeni (grado di complessità del sistema, grado e frequenza di conflitti interni al sistema) oppure esogeni (pericoli alla sicurezza nazionale, brusca inversione del trend ‘nati/morti’, profonde modificazioni dell’ambiente naturale, innovazione tecnologica.

In via preliminare le teorie sul mutamento sociale si distinguono tra lineari e cicliche. Le prime hanno evidenziato i mutamento cumulativi nella storia sociale dell’uomo: lo sviluppo della conoscenza, l’aumento di dimensione e di complessità della società, il crescente movimento verso l’uguaglianza sociale e politica (A. Comte, H. Spencer, L.T. Hobhouse e K. Marx), mentre le seconde descrivono altri aspetti della storia umana, quali la lotta tra i gruppi per il potere politico, la distinzione tra tipi di cultura e l’incessante ‘sviluppo-arresto-declino-sviluppo’ dell’umanità (V. Pareto, P. Sorokin, A. Toynbee).

Secondo la teoria moderna del mutamento sociale (W.F. Ogburn), esso è determinato dall’innovazione tecnologica, che sollecita in altri settori della società corrispondenti processi di adattamento e mutamento, ma, poiché non tutti i settori della vita sociale sono in grado di seguirne il ritmo, si verificano situazioni di scarto tra i vari processi di mutamento (ritardo socio-culturale). Secondo R. Dahrendorf (1967), nella metodologia di approccio allo studio del mutamento sociale occorre invece rinunciare a ogni costruzione unitaria e lineare impegnandosi nella spiegazione di problemi specifici. Lo studio del mutamento sociale andrebbe fondato: su di una definizione rigorosa delle situazioni di partenza e di arrivo della variazione; sulla enunciazione dei fattori (demografici, economici, politici, tecnici e culturali) che influenzano il mutamento e delle condizioni più o meno a essi favorevoli; sull’identificazione degli agenti che favoriscono o resistono al mutamento (persone, gruppi o associazioni) e della durata di osservazione della variazione in oggetto. Per H. Gerth e C. Wright Mills (1953), un modello di analisi del mutamento sociale dovrebbe rispondere ai seguenti quesiti: quale unità deve essere osservata nel mutamento; come cambia questa unità; qual è la direzione del mutamento; qual è il ritmo del mutamento; quali sono le cause necessarie e sufficienti del mutamento; qual è l’importanza causale dei fattori soggettivi e oggettivi del mutamento.

    — &nbspEnciclopedia onlineTreccani

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