Marx e la teoria dei bisogni

Se si analizzano le scoperte che Marx si attribuisce rispetto all’economia politica classica, si trova che, in qualche modo, esse sono tutte costruite sul concetto di bisogno. Marx (v., 1867-1894; tr. it., vol. I, t. 1, p. 47) definisce la merce come valore d’uso nel modo seguente: “La merce è […] una cosa che mediante le sue qualità soddisfa bisogni umani di un qualsiasi tipo”. Tuttavia Marx non definisce mai il concetto di bisogno, anzi non spiega nemmeno cosa si debba intendere con tale termine, anche se, più di una volta, egli ribadisce la storicità dei bisogni, la loro dipendenza dalla tradizione, dal grado di cultura e così via.
Lo sviluppo della divisione del lavoro e della produttività crea, con la ricchezza materiale, anche la ricchezza e la molteplicità dei bisogni; è però sempre in seguito alla divisione del lavoro che anche i bisogni si ripartiscono: il posto occupato all’interno della divisione del lavoro determina la struttura dei bisogni o, almeno, i suoi limiti. Questa contraddizione raggiunge il suo culmine nel capitalismo.

Secondo Marx, la riduzione del concetto di bisogno al bisogno economico – riduzione tipica dell’economia politica classica – è un’espressione dell’estraniazione (capitalistica) in una società in cui il fine della produzione non è la soddisfazione dei bisogni ma la valorizzazione del capitale; in cui il sistema dei bisogni è determinato dalla divisione del lavoro e il bisogno incide sul mercato soltanto nella forma di domanda solvibile. Invero, le categorie marxiane di bisogno non sono categorie economiche, ma categorie antropologiche di valore e dunque non passibili di definizione entro il sistema economico.

Solo in quella che Marx chiama la società dei “produttori associati” può svilupparsi negli uomini una struttura dei bisogni tale da rendere possibile l’impiego del tempo libero per la soddisfazione di “bisogni superiori”. Infatti, in questa società è di primaria importanza la valutazione dei bisogni e la conseguente ripartizione di forza lavoro e di tempo di lavoro; in tal modo viene modificata tutta la struttura dei bisogni (anche il lavoro diventa un bisogno vitale): gli uomini partecipano dei beni conformemente ai loro bisogni e sono primari non i bisogni riguardanti beni materiali, ma quelli diretti alle “attività superiori”. Nulla di simile, sentenzia Marx, può riscontrarsi nel capitalismo. Qui la struttura dei bisogni si riduce al bisogno di avere, che subordina a sé l’intero sistema. Tutto ciò si manifesta nei membri della classe dominante come aumento quantitativo dei bisogni di uno stesso tipo e degli oggetti necessari alla loro soddisfazione, mentre nella classe operaia si manifesta come riduzione ai meri bisogni vitali, cioè ai “bisogni naturali” e alla loro soddisfazione. I bisogni qualitativi sono quantificati, da bisogni-scopo diventano bisogni-mezzo. Poiché non possono svilupparsi bisogni di qualità eterogenea, i piaceri degli uomini restano “rozzi” e “brutali” e alcuni dei loro bisogni si “fissano”.

È di un certo interesse notare che è nei Grundrisse che si trova una delle più chiare descrizioni di Marx della società postindustriale e della nuova condizione del lavoro liberato dalla ossessiva ripetitività della fabbrica. “Il risparmio del tempo di lavoro equivale all’aumento del tempo libero – osserva Marx – ossia del tempo dedicato allo sviluppo dell’individuo, sviluppo che a sua volta reagisce, come massima produttività, sulla produttività del lavoro […]. Il tempo libero, che è sia tempo di ozio che tempo per attività superiori, ha trasformato naturalmente il suo possessore in un soggetto diverso ed è in questa veste di soggetto diverso che egli entra poi anche nel processo di produzione immediato” (v. Marx, 1953; tr. it., vol. II, p. 410). In queste circostanze “non è più il tempo di lavoro, ma il tempo disponibile la misura della ricchezza” (ibid., p. 405). Come si comprende, sono qui abbozzati due spunti di riflessione di grande interesse. Il primo è che col progredire delle condizioni generali di vita nasce e si afferma un nuovo bisogno, il bisogno di tempo libero. La seconda idea importante riguarda l’aspetto ‘produttivistico’ della soddisfazione dei bisogni, e ciò nel senso che quanto meglio vengono soddisfatti i bisogni del lavoratore tanto più elevata risulterà la sua produttività.