I tre principî fondamentali dei bisogni

Il punto di vista che caratterizza il sorgere del marginalismo e l’opera di alcuni tra i suoi più autorevoli esponenti individua nel concetto di bisogno il fondamento di una teoria economica dell’azione umana. L’asserto di base è che ciò che determina il comportamento economico dell’individuo è la sua situazione di bisogno. I beni sono utili in quanto hanno la capacità di soddisfare i bisogni, e quindi la scelta dei beni da parte del soggetto dipende dalle proprietà strutturali dei bisogni. La più importante di queste proprietà è che i bisogni si presentano gerarchizzati, ed è una proprietà da sempre riconosciuta, se è vero che addirittura Platone poteva scrivere: “Ora il primo e principale dei nostri bisogni è la provvista di cibo per l’esistenza e la vita. Il secondo è l’abitazione e il terzo è l’abbigliamento e cose simili” (Repubblica, II, 369 d).Già in T. C. Banfield, uno dei maestri di W. Stanley Jevons, troviamo chiaramente esposta “la prima proposizione della teoria del consumo: che la soddisfazione di ciascun bisogno inferiore della scala crea un desiderio di carattere più elevato […]. La rimozione di un bisogno primario usualmente sollecita più di una privazione secondaria: così una disponibilità piena di cibo ordinario non solo stimola il piacere del buon mangiare, ma sollecita l’attenzione al vestirsi […]. Ed è la costanza di un valore relativo negli oggetti di desiderio e l’ordine fisso di successione in cui questo valore sorge che rende argomento di calcolo scientifico la soddisfazione dei nostri bisogni” (v. Banfield, 1844, pp. 11-21).

È questo il principio di subordinazione dei bisogni, secondo cui il soddisfacimento di certi bisogni è condizione necessaria del manifestarsi di altri – un principio che alcuni decenni dopo l’economista austriaco Carl Menger illustrerà e renderà celebre con la ben nota parabola del coltivatore solitario che procede a ripartire i frutti del proprio raccolto in relazione al grado di urgenza dei propri bisogni.

Dall’affermazione che esistono priorità nell’ordine dei bisogni discende immediatamente un secondo principio, per la prima volta esplicitamente enunciato dall’economista tedesco Hermann Gossen: il principio dei bisogni saziabili, secondo cui l’intensità di un bisogno finisce col decrescere, fino a diventare zero e poi negativa, all’aumentare delle dosi di beni impiegate per soddisfarlo. Invero, la nozione di gerarchia implica che il soggetto soddisfi i propri bisogni in ordine di importanza, ma è evidente che solo se il bisogno più importante è saziabile, quello successivo potrà essere soddisfatto: un punto questo che Maurice Halbwachs pone in chiara evidenza in un’opera monumentale dedicata allo studio delle correlazioni tra bisogni e consumi (v. Halbwachs, 1913).

D’altro canto, se è vero che esiste una saturazione (relativa) per qualsiasi bisogno, è altresì vero che un bisogno successivo ne prende sempre il posto. È proprio questo terzo principio, noto come principio della crescita dei bisogni, a escludere situazioni di saturazione assoluta. In L’ideologia tedesca Marx scrive al riguardo: “Il secondo punto è che, soddisfatto il primo bisogno, l’azione del soddisfarlo e lo strumento già acquisito di questa soddisfazione portano a nuovi bisogni: è questa produzione di nuovi bisogni la prima azione storica” (v. Marx ed Engels, 1845-1846; tr. it., p. 25).

Come avvenga questo sviluppo dei bisogni, secondo quali modalità e con quali conseguenze è un problema che non può essere ignorato se non si vuol rinunciare a cogliere alcuni aspetti centrali del funzionamento del sistema economico. Di ciò ha chiara percezione Menger che pone la teoria dei bisogni a fondamento di tutta la sua teoria economica. L’uomo è soggetto, al pari degli animali, a provare impulsi e appetiti che lo spingono a procurarsi mezzi di soddisfazione immediati, che però non sono in grado di assicurargli vita e benessere. Data la sua natura, tuttavia, l’uomo è in grado di percepire anche i suoi bisogni veri e propri, ovvero ciò che gli è necessario per la “conservazione e lo sviluppo armonico della natura nella sua totalità” (v. Menger, 1871; tr. it., p. 76).
Ma da cosa dipende la possibilità di percepire i bisogni? La riflessione mengeriana acquista, a tale proposito, il valore di un’intuizione di grande momento. Poiché la percezione del bisogno è indotta da necessità pratiche, quanto più limitati sono i mezzi di cui un individuo dispone, tanto minori saranno le occasioni che egli avrà di conoscere i propri bisogni. Al contrario, “tanto più abbondanti sono i mezzi di cui una persona dispone, tanto maggiore è il suo desiderio di comprendere chiaramente le esigenze della propria personalità” (ibid., nota a). Sono dunque le condizioni soggettive dell’individuo, e in primo luogo i suoi mezzi (potere d’acquisto, informazione, ecc.), a fissare le modalità di crescita dei suoi bisogni. È questo un punto della più grande importanza, che purtroppo è stato accantonato negli sviluppi della teoria economica post-mengeriana, in cui il numero dei bisogni è invece un dato, e non una variabile che risente delle condizioni generali di crescita dell’economia.