I 'Discorsi' e gli ultimi anni (1634-1642)

Galilei cercò conforto impegnandosi a fondo nel lavoro. In due anni completò i Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze attinenti alla meccanica ed ai movimenti locali, un libro al quale si deve la sua imperitura gloria di scienziato. La prima delle “due nuove scienze” consisteva in una trattazione matematica originale della struttura della materia e della resistenza dei materiali. Galilei dimostrò che esiste un limite alle dimensioni di qualsiasi corpo dello stesso materiale che mantenga le stesse proporzioni.
La seconda scienza riguardava il moto naturale che veniva discusso, per la prima volta, alla luce della legge dei quadrati dei tempi dei corpi in caduta libera e della composizione simultanea e indipendente dei moti. Prese insieme, queste leggi permisero a Galilei di scoprire l’andamento parabolico della traiettoria dei proiettili e di fornirne una descrizione accurata. Quando cominciò a cercare un editore si trovò di fronte a un nuovo problema: la Chiesa aveva emesso un veto generale contro la pubblicazione o ristampa di ogni sua opera. Il manoscritto di Galilei venne inviato a L. Elzevir in Olanda dove fu pubblicato nel 1638.
Negli ultimi anni Galilei si occupò della determinazione delle longitudini, della costruzione di orologi a pendolo, di problemi meccanici, e della luce lunare.
Morì ad Arcetri l’8 gennaio 1642. Il progetto di una solenne sepoltura in Santa Croce fu vietato da Roma e si realizzò solo nel 1737.

Letteratura

Galilei ha un posto rilevante anche nella storia della letteratura non solo e non tanto per i suoi scritti d’argomento letterario (oltre alle ricordate lezioni dantesche scrisse: Considerazioni sulla Gerusalemme liberata, Postille e correzioni al Furioso) quanto per essere stato praticamente il primo a scrivere di scienza in volgare. Il suo bel fiorentino cinquecentesco, piegato a significare nuove cose con un numero minimo di innovazioni e di traslazioni di significato, rappresenta una tappa importante nello sviluppo della lingua italiana. Non meno valida, la sua prosa, artisticamente: celebrata già ai suoi tempi per la sua chiarezza, essa è pervasa dallo stupore, dall’umiltà dinanzi alla grandezza delle sue scoperte; dall’ammirazione per le infinite possibilità dell’ingegno umano, dalla gratitudine verso Dio, dal senso religioso di una verità più alta dinanzi alla quale tutti debbono arrestarsi. L’ironia di fronte ai piccoli uomini, che chiudono gli occhi per non vedere, diventa sarcasmo verso gli avversarî più potenti, contro i quali la ragione non è sufficiente. Pur persuaso della sua verità, Galilei ha bisogno di riviverla dialetticamente in ogni istante: da ciò la forma dialogica che caratterizza le sue opere maggiori.

    —  Enciclopedia onlineTreccani