Percorrere il carattere di errore

Più che ogni altro filosofo, Nietzsche si è prestato alle più diverse interpretazioni, tanti sono gli aspetti che compongono la sua opera, e quelli più emblematici, si potrebbero isolare in due espressioni: una, la filosofia del mattino – per usare un’espressione che lui stesso adopera – e un’altra è quella che lui talvolta ha impiegato nelle opere tarde, il filosofare col martello, necessario questo per smantellare gli idoli.
Nietzsche stesso scrive a proposito del “Crepuscolo degli idoli” in “Ecce homo“, la sua autobiografia: “Questo scritto, che non arriva a 150 pagine, sereno e fatale nell’intonazione- un demone che ride – scritto in così pochi giorni che io esito a dirne il numero, é fra i libri, una vera eccezione: non c’é nulla di più sostanzioso, di più indipendente, di più rivoluzionario: di più cattivo. Se ci si vuole fare rapidamente un’idea del modo in cui erano capovolte tutte le cose, prima di me, si cominci da questo scritto. Ciò che sulla copertina é chiamato idolo é semplicemente quello che finora si é chiamato verità. Crepuscolo degli idoli; in lingua povera: la vecchia verità si avvicina alla sua fine… Non c’é realtà, non c’é idealità che non sia toccata in questo libro (toccata: che prudente eufemismo!). Non solo gli idoli eterni, ma anche i più recenti e, conseguentemente, i più caduchi: le idee moderne, ad esempio. Un gran vento soffia tra gli alberi e dappertutto cadono a terra dei frutti: delle verità. Vi é in esso la soverchia abbondanza di un autunno troppo ricco: si inciampa tra le verità, se ne schiaccia anche qualcuna: ce ne sono troppe… Ma ciò che si finisce per avere in mano non sono più cose problematiche, sono cose precise“.

Sono cose precise, ma spiacevoli, per la civiltà europea e i suoi idoli fatti a pezzi dal filosofare col martello, perché si vede saltare le proprie fondamenta; la sua ipocrisia, del resto, era già stata smascherata ironicamente, nella filosofia del mattino. Questi due aspetti di Nietzsche, non sono contemporanei tra di loro, la filosofia del mattino caratterizza piuttosto il periodo in cui compone quelle opere, tra il 1877 e il 1882, come “Umano, troppo umano“, “Aurora” e la “Gaia scienza“. Questo tipo di filosofia dunque, fa chiarezza sulle menzogne, senza però la scoperta finalmente, di una qualche verità di base, perché in fondo, non c’è nessun ordine stabile, soltanto un caotico comporsi e scomporsi di forze, e non è che per questo dobbiamo demoralizzarci, anzi, Nietzsche pensa che si debba percorrere il carattere di errore dell’esistenza girovagando, come se fosse un viaggio di piacere, di scoperta. Anche nella tradizione della “bildung“, della cultura europea, il viaggio come scoperta, era fondamentale, per conoscersi, ci si portava verso altre culture, altre civiltà, altre opere d’arte, che poi si rilevavano connesse con la nostra storia: quando Goethe veniva in Italia a vedere i monumenti greci nel sud, certo non pensava di visitare il popolo delle isole Tonga, ma così, scopriva le proprie radici. L’esistenza umana dunque, soprattutto come un continuo ripercorrere la cultura del passato non proprio allo scopo di rendersi conto che tutti questi sbagliavano, ma per arricchirsi di una quantità di visioni del mondo diverse, che costituiscono il suo patrimonio. Se dunque questo del viandante, è anche un ripercorrere gli errori, non è però esente dalla gioia, per la molteplicità di colori che l’esistenza ci offre.