Trasvalutazione di tutti i valori

Perché ci si potrebbe domandare, parliamo ancora di Nietzsche? La prima risposta è che molto probabilmente, se fino ad oggi se ne parla, è perché vi si trova ancora qualche cosa di significativo e forse anche più che in altri pensatori della sua epoca, fine ottocento e inizio novecento.
Nietzsche, non sarebbe stato affatto sorpreso che si parlasse tanto di lui. Sentite come comincia il capitolo intitolato “Perché io sono un destino?” Della sua opera autobiografica “Ecce Homo” che scrisse nell’ultimo anno di vita cosciente, nel 1888: “Conosco la mia sorte. Un giorno sarà legato al mio nome il ricordo di qualcosa di enorme – una crisi, quale mai si era vista sulla terra, la più profonda collisione della coscienza, una decisione evocata contro tutto cio` che finora e` stato creduto, preteso, consacrato. Io non sono un uomo, sono dinamite“. E poi, poco più avanti: “Ho una paura spaventosa che un giorno mi facciano santo: indovinerete perché io mi premunisca in tempo, con la pubblicazione di questo libro, contro tutte le sciocchezze che si potrebbero fare con me… Non voglio essere un santo, allora piuttosto un buffone…“. E infine, sempre in questo capitolo: “Ma la mia verità è tremenda: perché fino a oggi si chiamava verità la menzogna. – Trasvalutazione di tutti i valori: questa è la mia formula per l’atto con cui l’umanità prende la decisione suprema su se stessa, un atto che in me è diventato carne e genio“. Nietzsche aveva la consapevolezza, di un compito che riteneva epocale, straordinario, qualcosa che significava una svolta dell’umanità. Purtroppo, poco dopo aver scritto “Ecco Homo“, l’anno successivo impazzì, a Torino, e tutti sanno più o meno la storia della sua crisi di follia, i primi di gennaio del ’89 a Torino, quando si dice, abbracciò un cavallo che veniva picchiato dal carrettiere, e la sua pazzia è servita spesso a quegli interpreti in malafede, a considerare, pagine come questa, come già un segno di squilibrio. In realtà, tutto ciò che scrive lo possiamo verificare, e c’erano già i semi di questo percorso, nella consapevolezza precoce dei suoi scritti giovanili. Leggiamo in un suo frammento autobiografico di quando aveva 19 anni: “Così, a quasi tutto quello che mi è accaduto, sia esso gioia, dolore, posso guardare indietro con gratitudine gli eventi che mi hanno finora guidato come un bambino. Verrà forse un momento in cui dovrò prendere io stesso le redini degli avvenimenti ed entrare nella vita. È così che l’uomo cresce venendo fuori da tutto ciò che una volta lo circondava, non occorre che rompa violentemente i suoi legami. Improvvisamente, quasi come se un dio lo ordinasse, essi cadono e dov’è il cerchio che ancora lo abbraccia? È il mondo o Dio?“. È stato il mondo ad abbracciarlo, visto come questi lo aveva accolto, accettando e non rinnegando nulla. Da qui, la sua enfasi sulla propria vocazione, sul proprio carattere di dinamite che taglia le epoche, non per aver fatto delle scoperte, ma soprattutto per corrispondere ad una storia che era molto più grande di lui; in fondo, è questo che da sempre caratterizza i pensatori epocali, quelli che si sentono ad una svolta radicale. Da un lato hanno un’alta coscienza della propria vocazione, da un altro però non attribuiscono a se stessi né il merito, né la colpa, né la causa di questo profondo rinnovamento di cui sono portatori. Forse soltanto due pensatori dell’ottocento hanno avuto un’autocoscienza epocale così forte, Hegel e Marx. Hegel pensava che la sua filosofia concludesse e desse senso di tutta la storia del pensiero occidentale e Marx che con la sua filosofia si sarebbe realizzata la rivoluzione proletaria, che avrebbe messo fine all’alienazione dell’uomo e avrebbe condotto questo, dalla preistoria alla storia.

Il fatto è che oggi la sensazione di svolta che provavano rispetto al proprio pensiero Hegel e Marx non è più così attuale come quello di Nietzsche, questo distingue la sua filosofia, l’attualità del suo pensiero. Andando a vedere, in fondo, almeno da qualche decennio, anche il marxismo che si era presentato come, appunto, la filosofia che avrebbe guidato l’umanità nel passaggio dalla preistoria alla storia, nella liquidazione di tutte le forme di alienazione, è stato messo fuori gioco, perlomeno da ciò che possiamo osservare, e oggi, è più facile incontrare pensatori che si richiamano a Nietzsche, sentendosi sulla stessa lunghezza d’onda, piuttosto che a Hegel o a Marx. Questo molto probabilmente, è dovuto al fatto che si tratta di un pensatore meno sistematico, che muove su quelle che sono le dinamiche vitali, che oggi e sempre resteranno fin quando non saranno superate, e non cambierà il movimento. Portarsi oltre e restarvi per quella che potrebbe essere davvero una svolta epocale, da cui nasca un nuovo uomo che potrà dire: “Ecce Homo“.