Ora che Dio è morto vogliamo che vivano molti dèi

Tra le idee diciamo scandalose di Nietzsche, oltre a quella della morte di Dio, c’è quella del superuomo o come preferirei chiamarlo io, oltre-uomo, tant’è che questa traduzione del termine tedesco ‘übermensch’, la proposi in un mio libro di alcuni anni fa, perché il superuomo fa pensare a ‘Superman’, che non c’entra niente, con ciò che Nietzsche, intendeva con questa parola.
Di certo, non aveva in mente quest’eroe dei fumetti, ma soprattutto non predicava una forma d’umanità superomistica, tipo muscoloso, agile, veloce, insomma, quello che nella nostra fantasia è un superuomo, ma vedeva, immaginava, una forma di umanità che fosse oltre a tutto questo, dunque una novità, nuove potenzialità, proprio perché, al di là dell’ umano, così com’è stato finora. L’idea dell’oltre uomo, va a pari passi con quella della morte di Dio, infatti, da qualche parte, nella sua opera, troviamo scritto: Dio è morto, vogliamo che viva l’oltre uomo. Ora, se non dobbiamo immaginare l’oltre uomo, come una personalità straordinaria, un Duce, un Führer, che so, un grande condottiero come Napoleone, chi mai potrebbe essere? Può essere immaginabile? Leggendo Nietzsche, il primo spunto, è che quest’uomo nuovo, è capace di vivere in un mondo dove Dio è morto. E per questo ci vuole una bella forza, un gran fegato, perché il mondo senza Dio, è annichilito, sembra diventato disumano. Come immaginare una morale senza una sanzione soprannaturale? Un ordine sociale che non parli in nome di Dio, che non si faccia giurare in tribunale sulla bibbia, eccetera? Ebbene, per capire l’idea nietzschiana dell’oltre uomo, è proprio da qui che bisogna partire.

Iniziamo chiarendo e mettendo da parte il concetto di “bestia bionda, termine equivocato, usato dai nazisti, che per i loro fini, hanno scambiato l’aristocrazia dello spirito, con un tipo umano in senso biologico; da qui, la “bestia bionda” diventa l’ariano, alto e biondo infatti, modello tedesco; via dunque, tutti gli zingari, neri, ebrei, e quanti in questo schema non rientrava. Nietzsche intendeva ben altro, e quella definizione, poiché era rivolta allo spirito, accomunava dunque, etnie differenti, definite fra l’altro, “razze nobili” che si contraddistinguevano per l’audacia e il disprezzo per la sicurezza e le comodità della vita. C’era nell’idea dell’oltre uomo dunque, anche una certa esaltazione della forza, ma certamente, questo non era per nulla l’esemplare della razza eletta dei nazisti: era un uomo capace di vivere in un mondo, senza più un orizzonte definitivo e fisso.

Proseguiamo con un detto su cui spesso s’ironizza: “Signora mia non c’è più religione“, ecco, anche se un po’ banalizzato ovviamente, quando ironicamente diciamo così, in qualche modo, evochiamo la situazione in cui si dovrebbe trovare l’oltre uomo nietzschiano. Se non c’è più religione sembra che non ci sia più niente, “Se Dio è morto tutto è permesso“, Dostoevskij. Sarà poi vero? Intanto il Dio che è morto è quello che ci legava alla menzogna, che non lasciava spazio alle moltitudini che ci abitano, “Ora che Dio è morto vogliamo che vivano molti dèi“, scrive Nietzsche, che possiamo paragonare anche a un voler vivere nella pluralità, in un mondo di molte culture; per esempio, in un mondo dove ci sono non solo i cristiani, ma anche i musulmani, indù, buddisti, eccetera. E qui oggi siamo, e non è tanto facile la convivenza, come possiamo vedere anche da quello che succede in politica: c’è chi dice, che si dovrebbe obbligare i musulmani a studiare la religione cristiana, perché così capiscono chi siamo, bene, ma anche noi, dovremmo studiare la loro religione per capirli; insomma, ci sono problemi di vita in comune, di culture e di popoli, e ora che Dio è morto, forse è il caso di occuparsi di questi dei.

In un mondo dove ci sono molti dèi è possibile vivere umanamente? Questo è un altro tema nietzschiano su cui per noi è importante oggi riflettere, perché in un modo dove ci sono molti dèi ossia, molte religioni, diverse culture, differenti sistemi etici, diventa sovrumano il compito di vivere, per esempio, senza nevrosi. La reazione più immediata a un mondo senza orizzonti fissi sembra essere quella del ritorno nelle comunità ristrette, non necessariamente a quelle della propria religione, magari ci si aggrega insieme ad altri, e si formano nuove sette, tipo quella a Waco, in Texas, dove si resisteva alla socializzazione americana, e che poi è stata smantellata, perché ritenuti illegali certi comportamenti. Certo Nietzsche non prevedeva cose di questo genere, che poi sono comunque particolari, all’interno magari di quella che è una previsione generale. Comunque sia, vi troviamo una qualche verità, nel suo definirsi il profeta del prossimo secolo, considerando per esempio, la problematica dell’uomo, che si ritrova a dover lasciare andare una certa psicologia personale, e ricostruirsi una vita sociale, in un mondo che ha preso atto del fatto, che Dio è morto e non ci sono fondamenti ultimi, ma molteplici culture. Ora, è mai possibile che l’unica via per vivere in questo mondo, sia di ridurre tutte le culture in una sola? Questo è ciò che aveva pensato la modernità imperialista europea, tant’è che chiamavamo primitivi, i popoli delle isole Trobriand, perché non erano come noi. Oggi invece, ci siamo abituati a convivere con le culture diverse, ma questo non basta, l’abitudine dovrebbe diventare consapevolezza, viste le difficoltà, soprattutto per via di quel nichilismo di cui scrive Nietzsche, nell’estate del 1887, quel lungo testo pubblicato nelle edizioni degli inediti, che porta il titolo: “Il nichilismo europeo” dove appunto figura tutto questo possibile sviluppo. Anche perché, va capito, che se a un certo punto ci rendiamo conto, che non c’è nessuna legittimazione metafisica del mondo, non un Dio a garantire che i buoni saranno premiati e i cattivi puniti, come gestire il caos che scaturisce anche dalle diverse culture e interpretazioni del mondo, quale sarà la soluzione? Diventare più forte possibile per sopravvivere nella lotta per l’esistenza? Sarebbe tornare indietro, a quella vita primitiva, in cui l’uomo è lupo all’altro uomo, che era stata superata poi, con la credenza in Dio. Proprio in questo testo di cui abbiamo parlato, Nietzsche arriva alla fine di una serie di paragrafi che illustrano queste possibilità, come conseguenza della sua teoria, e dice: No! Alla fine in questa lotta, vincerà non il più feroce, il più forte fisicamente, chi lotta con gli altri per imporsi su questi, ma piuttosto chi sarà più moderato, anche perché, saprà vivere la propria umanità con una certa ironia, e con quella capacità, di non considerarsi il valore ultimo, per cui anche una certa autoironia non manca.