Riconoscimento ufficiale e culto di Stato

L’istituzionalizzazione del culto di Confucio fu determinata dal fatto che il ceto dei letterati lo elesse come proprio patrono. Ma il riconoscimento ufficiale e la sacralizzazione di Confucio dipesero anche dal fatto che il superamento degli altri culti e delle altre forze religiose era possibile solo se la stessa dottrina confuciana si fosse servita di un culto. A differenza del buddhismo e del taoismo, tuttavia, il confucianesimo rimase contraddistinto dalla mancanza di un proprio corpo di sacerdoti. La scuola confuciana, designata complessivamente dalla storiografia come rujia sebbene in sé abbastanza articolata, era dapprima solo una tra le numerose scuole in concorrenza, e acquistò a poco a poco una sua propria identità nella contrapposizione con altre scuole, ponendosi alla fine in contrasto soprattutto con i legisti (fajia), che reclamavano un forte potere centrale.

Il confucianesimo dunque riuscì ad affermarsi anche e soprattutto grazie alla sua opzione per un’organizzazione dello Stato e dell’amministrazione in cui l’imperatore – almeno all’inizio – è considerato ‘figlio del Cielo’, ma che accanto ad elementi di centralismo ammette anche momenti di decentramento. La misura del successo che il movimento confuciano riuscì a conseguire nel nord della Cina già nel III secolo a.C. può essere dimostrata tra l’altro dalla politica anticonfuciana della dinastia Qin, che, pur avendo vita breve, riunificò l’Impero. Inattendibili comunque sono da considerarsi i resoconti della storiografia successiva, secondo i quali sotto il regno di Shihuangdi della dinastia Qin (259-210, imperatore dal 221 a.C.) venivano bruciati i libri e seppelliti vivi i letterati.Nonostante nel frattempo altri gruppi, soprattutto taoisti e buddhisti, avessero incontrato il favore dei regnanti, grazie alle imperatrici e ai membri delle loro famiglie, il confucianesimo riuscì ad acquistare peso e influenza all’epoca della dinastia Han, tanto che l’imperatore Wu (al potere dal 141 all’87 a.C.), già nel 136 proclamava le dottrine confuciane fondamento della politica. Di fatto, comunque, il confucianesimo aveva già assunto parecchi elementi del legalismo. Tale indirizzo ottenne espressione istituzionale mediante la creazione di un’Accademia nel 124 a.C., cui seguirà più tardi un numero sempre crescente di scuole e accademie, modello degli istituti di istruzione per la preparazione degli esami di Stato delle epoche successive.

Il riconoscimento dei confuciani durante il regno dell’imperatore Wu fu favorito dalla rinascita dell’erudizione classica, che era stata temporaneamente trascurata, ma fu determinato anche dalla necessità di motivare e controllare le regole del cerimoniale. Fu soprattutto il teorico e consigliere di corte Dong Zhongshu (179-104 a.C.) a dare al confucianesimo una configurazione tale da farlo corrispondere alle esigenze di dominio delle dinastie e ai rapporti di potere politici. Con l’integrazione della dottrina cosmologica Yin-Yang nell’edificio teorico del confucianesimo venne sistematizzato un modello del mondo dualistico che, se per un verso si richiamava alle antiche tradizioni dualistiche, per un altro verso, grazie all’opera di integrazione di Dong Zhongshu, era in grado di regolare tutti gli ambiti della società e dello Stato. Quando il confucianesimo venne innalzato a dottrina riconosciuta ufficialmente, gli istituti di istruzione – e di conseguenza anche le modalità di reclutamento del corpo dei funzionari – passarono nelle mani dei confuciani e degli eruditi specializzati nei singoli classici.

Questa confucianizzazione dell’amministrazione statale fu accompagnata da una crescente venerazione di Confucio. Già il fondatore della dinastia Han, Gaozu (al potere dal 206 al 188 a.C.) aveva fatto offerte sacrificali sulla tomba di Confucio a Qufu (nell’attuale provincia dello Shandong) e i sovrani successivi avevano conferito titoli nobiliari ai singoli rami della sua discendenza. Comunque, solo il decreto del 59 d.C. dell’imperatore Ming (al potere dal 57 al 75), degli Han posteriori, sancì il culto ufficiale di Confucio, assegnando alle scuole governative l’obbligo di offrirgli sacrifici. Vennero costruiti reliquiari speciali, ma nessun tempio. Sia pure con alterno destino, il culto di Confucio viene rispettato anche ai nostri giorni.Dall’inizio del XX secolo si è anche avuta una valutazione radicalmente nuova del confucianesimo, che ha determinato un mutamento nel culto ufficiale di Confucio. Segno del distacco da una lunga tradizione fu l’abolizione degli esami di Stato nel 1905. Nel 1911, insieme alla monarchia, furono eliminati le offerte e i rituali che spettavano ai sovrani. Nel 1928 fu interrotta la tradizione del sacrificio annuale sulla tomba di Confucio a Qufu, sua città natale. Tuttavia il confucianesimo rimase un tema di pubblico dibattito, sia perché alcuni tentarono di reintrodurlo come religione di Stato, o anche come dottrina sociale vincolante per tutti, sia perché altri vollero attribuirgli quasi l’intera responsabilità di ciò che vi era di negativo in Cina, e questo non solo tra le file del cosiddetto ‘Movimento del 4 maggio’ (1919), ma anche nella campagna anti-Lin Biao/anti-Confucio nel corso della ‘rivoluzione culturale’.

A partire dalla metà degli anni ottanta c’è da segnalare nella Repubblica Popolare Cinese un mutamento di tendenza, che ha portato alla ripresa di una certa venerazione e del pubblico rispetto per Confucio, oltre che a una crescente attenzione nei confronti della sua dottrina.Sebbene la dottrina (jiao) confuciana non fosse una religione, sia nelle grandi città che in tutte le prefetture il culto ufficiale conteneva indubbiamente elementi religiosi, con la venerazione del Cielo e degli antenati e le preghiere per la buona sorte del governo. Dapprima teoria alquanto concreta e pragmatica della società e dello Stato, il confucianesimo aveva ben presto assorbito certe istanze religiose, perché solo in questo modo poteva soddisfare i bisogni irrazionali delle masse. Esistevano però altri culti e altre religioni che il più delle volte ebbero per il popolo un ruolo assai più importante e significativo del confucianesimo, tollerati dai confuciani nella misura in cui non intaccavano i loro privilegi. Con l’andar del tempo, tuttavia, le altre religioni praticate in Cina, soprattutto il buddhismo e il taoismo, vennero a tal punto ‘confucianizzate’, che la rivalità tra le diverse dottrine non si basava più tanto su differenze sostanziali, quanto piuttosto sugli interessi dei singoli gruppi. Una delle conseguenze fu la costituzione della dottrina ‘tre in uno’ (sanjiao heyi o sanjiao) in epoca Tang, in cui Buddha, Confucio e Laozi venivano venerati tutti e tre insieme. Restava tuttavia sempre oggetto di controversia a quale delle tre dottrine spettasse il ruolo centrale.

Il confucianesimo come filosofia e metafisica


A prescindere dalla teoria politica e sociale, l’antico confucianesimo non espresse una filosofia degna di rilievo. Solo sotto la spinta dell’integrazione con altri sistemi dottrinali e originariamente estranei alla tradizione confuciana – in parte speculazioni cosmologiche e di filosofia della natura – si poterono formare una filosofia e una metafisica confuciane. Decisive sono state, in particolare, l’influenza del buddhismo e quella del taoismo. Le correnti speculative – soprattutto del neoconfucianesimo – furono in parte, senza dubbio, un prodotto abbastanza autonomo e non ebbero ripercussioni sulle teorie sociali; d’altro canto, però, si possono stabilire evidenti connessioni e corrispondenze tra gli sviluppi filosofici e quelli storici.
Al centro della problematica filosofica del tardo confucianesimo troviamo il rapporto tra il principio cosmico (li), che pervade il tutto, e la forza materiale (qi) che organizza e dà forma. In relazione a esso si costituirono all’epoca della dinastia Song scuole con diverso orientamento: quelle facenti capo a Cheng Yi (1033-1107) e Zhu Xi (1130-1200) sono designate come razionalistiche, quelle guidate da Lu Xiangshan (1139-1193) e Wang Yangming (1472-1529) come idealistiche. Mentre per Zhu Xi li e qi sono principî differenziati, per Lu costituiscono un’unità. Per Zhu Xi lo spirito umano è una funzione del principio li, per Lu è il principio stesso. Mentre Zhu ricerca il principio nelle cose, per Lu lo si ritrova soltanto nello spirito umano. Contro un crescente irrigidimento e una dogmatizzazione del razionalismo della tradizione di Zhu Xi si costituì una corrente di opposizione, rappresentata soprattutto da Wang Yangming, che dominò i dibattiti filosofici dell’epoca Ming (1368-1644). In opposizione a questa scuola, incentrata sulla teoria della capacità innata dell’uomo di conoscere e di operare il bene, ma soprattutto contro le tendenze individualistiche dei seguaci di questa corrente, si posero i neoconfuciani all’inizio della dinastia Qing (1644-1911). Questi però non contrastavano solo l’idealismo di Wang Yangming, ma anche il razionalismo di Zhu Xi, sostenendo un orientamento pratico della dottrina, sotto l’influenza dei missionari gesuiti.