Il confucianesimo e l'etica dei funzionari colti

Il ceto colto in Cina fu confuciano a partire dall’epoca Han, e tale rimase sino al XIX secolo e in parte anche oltre. Sebbene il primo posto nell’istruzione e nell’esegesi spettasse ai testi della tradizione confuciana, tuttavia fu introdotto lo studio dei testi di altre tradizioni, particolarmente del buddhismo e del taoismo. Queste dottrine non influenzarono in modo sostanziale né la condotta di vita né l’agire politico o la prassi amministrativa, e tuttavia alcuni confuciani seguivano il regime vegetariano o praticavano esercizi spirituali come ad esempio la meditazione. Tali pratiche, originariamente, non avevano nulla a che vedere con la dottrina confuciana, a volte erano state persino in contrasto con essa, ma con l’andar del tempo per molti divennero un aspetto quasi naturale dello stile di vita confuciano, anche se la loro origine non fu mai del tutto obliata. Queste forme miste diedero luogo ad occasionali conflitti. Al primo posto tra i doveri sociali, per i confuciani, si trovava la pietas verso i genitori e gli avi, cui seguivano i doveri nei confronti dei parenti più prossimi. La socializzazione all’interno della famiglia, quale pietra angolare della società, serviva nel contempo all’ordine della comunità. Era pressoché impossibile per il singolo sottrarsi ai suoi obblighi sociali, e in ogni caso si trattava di eccezioni. Per tali eccezioni ci si poteva richiamare alle tradizioni del ritiro dal mondo, ma anche a quelle del ritiro nella propria interiorità. Quando il confuciano non si ritirava dal mondo per protesta, ambiva di regola a ricoprire una carica nell’amministrazione. Del resto, il ritiro per protesta nei confronti della corruzione del mondo era assai spesso la conseguenza di un precedente fallito tentativo di ottenere una carica.

Con il diffondersi dell’istruzione letteraria, specialmente tra la popolazione delle città – sviluppatasi soprattutto a partire dall’epoca della dinastia Song (960-1279), grazie alla diffusione della xilografia – formazione culturale e tradizione confuciana cominciarono gradatamente a separarsi; la formazione e l’etica confuciane divennero sempre più una faccenda dei singoli e dei loro discepoli. I funzionari, pur sempre tenuti a rispettare le tradizioni confuciane, il più delle volte nel comportamento pratico seguivano altre norme e altre concezioni. Questa evoluzione determinò da un lato il formarsi del cosiddetto neoconfucianesimo, che può essere inteso come espressione di una rinascita della tradizione di insegnamento confuciana, dall’altro il costituirsi di uno Stato autocratico confuciano come espressione della prassi politica e amministrativa.Dal funzionario colto – il che significa, soprattutto, formatosi nella tradizione confuciana – si continuava comunque a pretendere una condotta esemplare e un corrispondente rispetto per le forme, ossia un’osservanza precisa delle prescrizioni rituali del confucianesimo. Così il corpo dei funzionari costituiva la spina dorsale della Cina imperiale, anche in virtù dell’efficacia dei controlli esercitati sia reciprocamente che da parte dell’opinione pubblica, secondo una tradizione risalente all’epoca Han.

Etica e teoria sociale


La realizzazione della virtù della benevolenza (ren) appartiene all’uomo moralmente eccellente (junzi), che incarna anche la giustizia (yi) e la forza di volontà (zhi). Mencio ampliò il catalogo delle virtù comprendendovi le quattro virtù cardinali della ‘benevolenza’, della ‘giustizia’, del ‘rispetto dei riti’ (li) e della ‘saggezza’ (zhi). La pietas filiale e il riconoscimento della gerarchia sociale assunsero ben presto una posizione di primo piano. L’accento posto sulla moralità del singolo e la condanna del profitto personale non riuscirono però ad evitare che la condotta pratica fosse spesso in palese contraddizione con i valori proclamati. Tuttavia sul piano dei doveri sociali, soprattutto per quel che riguardava la regolazione dei processi sociali, le concezioni confuciane riuscirono ad affermarsi.

Contro la totale risoluzione della società nei singoli individui, sostenuta nel V e nel IV secolo a.C. da Mo Di e dai suoi seguaci, i moisti, la teoria confuciana della società considerava la famiglia come nucleo centrale della vita sociale. Essa infatti rappresentava anche un’unità economica e politica, e in generale dal suo esempio, come paradigma sociale per eccellenza, venivano desunti tutti i principî degli obblighi sociali. Così il rispetto filiale era il modello per la lealtà del suddito verso il suo principe. Questo grande risalto dato ai rapporti familiari ha fatto sì, da un lato, che l’operare dello Stato, il quale si sentiva vincolato anch’esso da questa etica, fosse contrassegnato da una spiccata attitudine assistenzialistica; dall’altro, però, ha impedito il formarsi di una concezione razionale dello Stato, in cui il singolo venga considerato solo come suddito o come cittadino.

Sebbene la posizione dell’individuo fosse determinata dalla nascita, questi poteva mantenerla solo a patto di legittimarla. Così come un padre era considerato tale solo se si dimostrava un vero padre, anche il sovrano dipendeva dal riconoscimento della legittimità del proprio potere. La forza dei confuciani risultò proprio da questa limitazione del potere e dalla subordinazione dei privilegi di nascita a criteri morali e al giudizio dell’opinione pubblica.

Nell’educazione dell’individuo era importante l’istruzione presso un maestro, ed egualmente importanti erano sin dall’inizio l’educazione letteraria e la conoscenza della tradizione classica. Lo scopo di ogni istruzione, così, era quello di ‘educare’ la natura umana e di garantire un ordinamento pacifico della società. L’educazione e la formazione culturale erano dirette a reperire funzionari idonei a ricoprire le cariche statali, il che avveniva in un primo tempo mediante il sistema della raccomandazione, in seguito mediante esami pubblici. Almeno in teoria, infatti, la rettitudine morale e soprattutto l’istruzione aprivano la strada alla carriera politica sino alle più alte cariche. L’interesse dell’amministrazione a un efficace reclutamento dei funzionari, e quello di ogni distretto ad avere rappresentanti del proprio gruppo nell’amministrazione, determinarono un fiorire di scuole e di istituti d’istruzione in tutto l’Impero. L’educazione morale della popolazione, comunque, non avveniva soltanto mediante l’istruzione del singolo, ma anche attraverso esortazioni pubbliche, rappresentazioni teatrali e, soprattutto dopo la diffusione della xilografia, mediante prescrizioni e regole destinate ai gruppi e alle associazioni.