Tavola 1

Del primo tipo sono gli idoli della tribù, tutte le illusioni generate dalla innata debolezza del senso e della mente. Con evidente riferimento al mito della caverna di Platone, gli idola della spelonca sono quelli propri dell’individuo singolo, che derivano dall’indole, dall’educazione e dalla vita sociale. Fra i pregiudizi acquisiti, quelli del teatro provengono dall’esterno (immigrarunt), dai dogmi dei filosofi e delle dottrine; sono più facili da emendare e Bacon si propone di estirparli radicalmente. I più tenaci e pericolosi (molestissima) sono quelli del foro, insinuatisi nell’intelletto attraverso un patto tra le parole e i nomi (ex foedere verborum et nominum); l’uomo presume di poterli dominare con l’intelletto, viceversa le parole ritorcono e riflettono sull’intelletto la loro forza, e vincono. L’attenzione al problema del linguaggio è costante nel filosofo inglese: la purificazione del linguaggio non appartiene alla retorica, ma trova il suo fondamento nella vera induzione ed è, contemporaneamente, il fondamento di questa. Per tale motivo anche parole equivoche ‒ come metafisica, forma, magia, alchimia ‒ quando il loro nome sarà stato purificato (perpurgato nomine) indicheranno con un termine antico realtà nuove (e vere). La liberazione dagli idoli, che diventa un procedimento prioritario per poter accedere al metodo, è ciò che distingue l’induzione ‘fino allora in uso’, che procede per ‘semplice enumerazione’, una semplice raccolta di fenomeni, da quella legitima e vera proposta da Bacon. Gli ultimi aforismi della prima parte del Novum organum capovolgono tutte le critiche fino ad allora rigorosamente condotte: agli esperimenti meccanici, portatori di frutto (fructifera), cioè utili, ma di un’utilità rapsodica e incapace di costruire la vera scala degli assiomi, saranno contrapposti gli esperimenti lucifera, cioè apportatori di luce, che hanno la meravigliosa virtù di non ingannare e di non deludere mai, poiché, essendo stati eseguiti con metodo, possono essere ripetuti e tramandati.

Il Libro II del Novum organum è un esempio della nuova via per generare le nuove scienze ‒ Bacon indica il metodo con il termine via o con il sintagma di origine ciceroniana via ac ratio ‒ e procede dall’applicazione del procedimento induttivo ai dati della storia naturale per raggiungere gradualmente e progressivamente gli assiomi più generali.

Nel Libro I Bacon aveva delimitato il regnum hominis entro il quale l’uomo agisce e conosce, naturalmente se ottempera ai necessari graduali momenti del processo metodologico: liberazione dai pregiudizi, necessità di dare aiuti al senso e all’intelletto, realizzazione di un commercium tra il campo operativo e quello conoscitivo. Nel primo aforisma del Libro II è precisato che cosa l’uomo ‘può’ e che cosa ‘sa’: introdurre (superinducere) nature nuove sopra un dato corpo, operazione resa possibile dalla ‘scoperta delle forme’ (inventio formarum). La filosofia naturale procede dalla fisica alla metafisica, e queste due scienze si differenziano per le ’cause’ delle quali si occupano. La fisica tratta la causa materiale e quella efficiente; la metafisica la causa formale e quella finale. Qui Bacon, ancora una volta, si appropria della terminologia aristotelica usandola in funzione antiaristotelica; in relazione alla metafisica, si occupa solo della causa formale, avendo bandito quella finale dalla filosofia della Natura.

Nel Libro II Bacon presenta il metodo induttivo, la scansione dei momenti scalari dell’induzione ‘vera e legittima’ e un esempio del suo uso attraverso la discussione della forma del caldo. La dottrina della forma proposta occupa una posizione intermedia tra la tradizione aristotelica e la dottrina corpuscolare atomistica, rifiutate entrambe, la prima perché fondata sull’assioma di una materia inerte dalla quale ‘scaturisce’ una forma in modo, secondo Bacon, misterioso, la seconda perché la materia non è riducibile e scomponibile fino agli atomi, o ai minima, o alle particelle ultime. La teoria della forma presuppone la concezione baconiana della materia, con l’opposizione tra corpi tangibili e pneumatici e la teoria della plica materiae, che prevede un cambiamento continuo ‒ di aumento, diminuzione, spostamento e contrazione ‒ degli ‘spiriti’. Per comprendere la dottrina della forma, e per coglierne la specificità ‒ rispetto sia alle precedenti concezioni aristotelico-scolastiche, sia a quelle atomistiche ‒ è necessario presupporre un pari statuto di dignità tra cose naturali e cose artificiali. Nel De dignitate et augmentis scientiarum Bacon afferma: “Gli uomini dovrebbero sempre tener presente questo, che le cose artificiali non differiscono da quelle naturali secondo la forma o l’essenza, ma solo secondo la causa efficiente; e poiché all’uomo non è dato alcun potere sulla Natura eccetto quello di valersi del movimento per avvicinare e allontanare i corpi naturali; quando si tratta di avvicinare e allontanare i corpi naturali, congiungendo le cose attive con quelle passive (come si dice), l’uomo può tutto; in caso contrario non può nulla. E non importa, quando le cose sono disposte a produrre qualche effetto se ciò avviene per opera dell’uomo o senza l’uomo” (Opere filosofiche, II, p. 90).

La prima parte del Libro II si conclude con la celebre ricerca della forma del caldo, attraverso l’applicazione delle tre tavole della presenza, dell’assenza e dei gradi. Il testo restante è dedicato a una minuziosa analisi delle ‘istanze prerogative’, una discussione che mette in atto implicitamente una riserva di materiali di filosofia della Natura accumulati da Bacon ed esplicitamente procede a un’analisi di classificazione di dati che hanno valore nella ricerca di filosofia naturale. Questa analisi è importante da un punto di vista storico soprattutto per la sua originale trattazione della teoria dell’esperimento e, in particolare, della teoria dell’esperimento cruciale (experimentum crucis). Il metodo s’interrompe dopo la descrizione delle istanze prerogative.

La terza parte dell’Instauratio è riservata alla storia naturale, non intesa secondo la tradizione rinascimentale di una storia naturale letteraria ed erudita. Secondo Bacon, la historia naturalis costituiva la base su cui costruire le nuove scienze e doveva essere pensata e realizzata in termini funzionali, cioè come una raccolta ragionata. Secondo la classificazione baconiana delle facoltà conoscitive dell’uomo, essa corrispondeva, all’interno del progetto dell’Instauratio, alla facoltà della memoria. In questa funzione prioritaria per la filosofia prima, Bacon individua tutto il distacco dalle storie naturali tramandate dall’Antichità, da Aristotele, Teofrasto, Dioscuride, Plinio, e a maggior ragione dai Moderni, che mai si sono posti nemmeno larvatamente il problema teorico di attribuire alla storia naturale questo fine primario.

Convinto che l’idea della storia naturale sarebbe stata sottovalutata dai successori, Bacon decise di preparare sei rappresentazioni imperfette di un modello che sperava sarebbe stato raggiunto dalle generazioni future. Se il Novum organum si confrontava, rifondandolo, con l’Organon aristotelico, la Historia naturalis et experimentalis, nell’aggiungere nel titolo e nel progetto l’aggettivo experimentalis, voleva confrontarsi con la Naturalis historia di Plinio e rifondarla. Nel 1622 Bacon pubblicò un volume intitolato Historia naturalis et experimentalis ad condendam philosophiam sive phaenomena universi, preceduto dall’elenco dei titoli delle sei historiae.