Significato di libertà

Nella teoria politica e sociale noi possiamo essere interessati: a) a definire la libertà; b) ad assegnarle un valore; c) a interpretarne il senso o, meglio, i variabili sensi. Nel primo caso ci avvaliamo di descrizioni, o delle descrizioni più plausibili e coerenti, di Stati del mondo in cui si possa asserire che vi è libertà piuttosto che no o che vi è più libertà piuttosto che meno.

Si usa dire che il nostro impegno descrittivo mira a un accordo sul significato di libertà in termini non valutativi, indipendenti dall’assegnazione di un valore, maggiore o minore. Per la teoria politica si può sostenere che l’utilità della descrizione non valutativa consiste nel poter contare su un accordo che è in ogni caso il presupposto indispensabile perché disaccordi relativi all’assegnazione di valore o disaccordi relativi all’interpretazione del senso siano disaccordi significativi. In questo sembra consistere l’interesse genuino per la descrizione della libertà: nel garantire che teorie e modelli normativi o interpretativi della libertà non risultino vuoti o che le controversie su valore e senso non si risolvano in fraintendimenti. Nel secondo caso, quando si è interessati ad assegnare un valore alla libertà, l’impegno della teoria è propriamente normativo o prescrittivo. Le domande che la teoria formula e cui cerca di rispondere sono del tipo: se la libertà è un valore, si tratta di un valore intrinseco o di un valore strumentale? È la libertà l’unico valore nell’ambito del politico o del sociale o esiste più di un valore? E, se vale il secondo caso, è possibile o come è possibile combinare o rendere compatibile il valore della libertà con altri valori o fini sociali, quali l’eguaglianza o la stabilità, il benessere o l’efficienza o la coordinazione? In questo sembra consistere l’interesse genuino per prescrizioni relative alla libertà: nel generare argomenti a favore del buon ordine politico e sociale, miranti a ottenere l’accordo o la condivisione da parte degli uditori pertinenti. Per la teoria politica normativa si può sostenere che l’utilità della prescrizione consiste nel garantire un accordo che è in ogni caso il presupposto indispensabile perché sia riconosciuta la particolare versione favorita dalle istituzioni politiche e dalle pratiche sociali in cui viene assegnato il valore e lo spazio appropriato e coerente alla libertà.

L’interesse teorico pertinente a proposito della libertà è, nel terzo caso, quello che mira a produrre interpretazioni rilevanti del senso e dei mutamenti di senso della libertà entro contesti dati. La teoria sociale può allora cercare di rendere conto delle condizioni e delle circostanze grazie alle quali la libertà ha un senso determinato e le condizioni e le circostanze in virtù delle quali tale senso si modifica, muta, si trasforma. In questo sembra consistere l’interesse genuino per una interpretazione della libertà: nell’ampliare la gamma delle matrici di intelligibilità di quanto, in una varietà di circostanze e in una pluralità di contesti spazio-temporali, risulta essere il mutevole e contingente senso della libertà: le ragioni soggiacenti alla richiesta di libertà, quelle soggiacenti alla sua durata e permanenza nel tempo o alla sua perdita, la variabile natura dei conflitti aventi come esito il riconoscimento o meno di libertà. Naturalmente la distinzione qui proposta fra descrizione, prescrizione e interpretazione della libertà ha solo lo scopo di indicare tre tipi di approccio teorico alla libertà, per dir così, allo stato puro. Essa serve semplicemente a distinguere tre differenti classi di impegni e interessi teorici nei confronti della libertà. A questi tre tipi di approccio si farà prevalentemente riferimento in questo articolo. Tuttavia non è difficile trovare, nella mappa delle ricerche della teoria politica e sociale, numerosi casi di commistione. Sembra anzi che una nozione come quella di libertà tenda quasi inevitabilmente a dar luogo a casi misti nella teoria. E questo, forse, suggerisce qualcosa a proposito della sua natura.