Formazione di Max Stirner

E’ evidente che alla formazione di Stirner come anarchico è stato determinante il pesante giudizio di Engels, espresso in particolare nel suo breve scritto del 1886 “Ludwing Feuerbach e la morte della filosofia tedesca”, in cui Engels prende in considerazione alcuni rappresentanti della “hegelei” che dominava allora in Germania. Dopo aver accennato alla nascita dell’ala sinistra verso la fine del 1830 Engels passa a parlare piuttosto sinteticamente dell’opera “la vita di Gesù” di F. Strauss, nonché della successiva polemica con Bruno Bauer, ed infine fa il nome di Stirner, dicendo che egli è il profeta e il propugnatore dell’odierno anarchismo e ispiratore dell’opera di Bakunin. Più precisamente Bakunin (ricordiamo che Bakunin era un aristocratico) avrebbe amalgamato Stirner con Proudhon, e proprio a tale amalgama si sarebbe dato il nome di anarchismo. E ancora, per Engels, tra gli ultimi esponenti della filosofia hegeliana Strauss, Bauer, Stirner e Feuerbach soltanto quest’ultimo sarebbe significativo nel campo filosofico, e Stirner sarebbe soltanto un “personaggio curioso”. C’è da dire che Stirner criticò Feuerbach poiché quest’ultimo non fece altro che proiettare un Dio in un altro Dio; questo “nuovo Dio” prese il nome di “uomo”o “umanità”. Quindi, per Schmidt, non è cambiato assolutamente niente, è solo un altro essere al di sopra del singolo e quindi da combattere e distruggere).

Appena il libro “L’unico e la sua proprietà” è stampato e la prima recensione pubblicata, tre lettere ne commentano l’apparizione incrociandosi per l’Europa. Engels scrive a Marx, Feuerbach a suo fratello, Ruge all’editore Froebel. Reazioni febbrili alla travolgente lettura dell’opera e per diverse ragioni ognuno ammette, pur timorosamente, un certo entusiasmo per il libro di Schmidt. Poi passeranno gli anni, i destini degli scriventi divergeranno sempre di più ma in una cosa saranno, senza accorgersene, d’accordo, ovvero nel condannare Stirner, e soprattutto nel tacere su di lui.

Feuerbach in una lettera al fratello, alla fine del 1844: la prima impressione è che “L’Unico e la sua proprietà” sia un’ opera di estrema intelligenza e genialità, che ha la verità dell’egoismo – anche se eccentrica, unilaterale, non vera- dalla parte sua. Feuerbach prosegue dicendo che la polemica di Stirner contro l’antropologia (cioè contro lui stesso) è fondata su un malinteso. Per il resto lo considera lo scrittore più geniale e libero che mai abbia conosciuto. Così all’inizio Feuerbach pensò di dare a Stirner una risposta leggera e amichevole, nella forma di una lettera aperta che avrebbe dovuto iniziare con le seguenti parole: “indicibile e incomparabile, amabile egoista: come il Suo scritto stesso, il Suo giudizio su di me è veramente incomparabile e unico.” Ma presto la prudenza e il sopravvento ebbero la meglio: in un’altra lettera al fratello, del 13 Dicembre 1844, Feuerbach insinua che gli attacchi di Stirner tradiscono una certa vanità, come se volesse farsi un nome a sue spese. Infine, nella recensione che poi decise di dedicare all’Unico, Feuerbach appare intimorito e preoccupato soprattutto di difendersi. Non vuole fare concessioni a Stirner e tutela l’onorabilità della propria dottrina. Poi è il silenzio. Nel 1861, in una lettera a Julius Duboc, ricorderà quella vecchia polemica come una causa liquidata per sempre.

Ruge, in un biglietto del Novembre 1844 all’editore Frobel, spedito da Parigi, dice che le poesie di Heine e L’Unico di Stirner sono le due apparizione più importanti degli ultimi tempi. Le audacie dei Deutsch-franzosichen Jahrbucher (ovvero di Marx) appaiono ormai, di gran lunga, superate! Ruge era stato prima protettore e amico e poi aspro nemico di Marx. Nella lettera a Frobel del 6 Dicembre 1844 mescola le lodi a Stirner con le stoccate a Marx e, anzi, per la prima volta usa Stirner contro Marx: Marx professa il comunismo, ma è il fanatico dell’egoismo, e con una coscienza ancora più occultata in rapporto a Bauer. Si sappia che Stirner vede il comunismo come “società degli straccioni”. L’egoismo ipocrita e la smania di fare il genio, il suo atteggiarsi a Cristo, il suo rabbinismo, il prete e le vittime umane (ghigliottina) riappaiono perciò in primo piano. Il fanatismo ateo e comunista è in realtà ancora quello cristiano. L’egoismo di una persona meschina è meschino, quello di un fanatico è ipocrita, falso e avido di sangue, quello di un uomo onesto è onesto. Perché ognuno vuole e deve avere se stesso (Stirner vuole che ogni uomo riconduca il proprio “io” da dove è nato, ovvero a se stessi, e non ad alienarlo in “fantasmi”come Dio o l’umanità ), e nella misura in cui ciascuno lo vuole veramente le sopraffazioni si equilibrano.

Poi, in una lettera del 17 Dicembre alla madre, Ruge riprende il discorso su Stirner: “Il libro di Max Stirner, che forse anche Ludwing conosce, è una strana apparizione. Molte parti sono assolutamente magistrali, e l’effetto del tutto non può che essere liberatorio. E’ il primo libro leggibile di filosofia che appaia in Germania; e si potrebbe dire che è apparso il primo uomo del tutto privo di pedanteria, anzi del tutto disinvolto, se non fosse che lo rende assai meno disinvolto la sua propria fissazione, che è quella dell’unicità. Comunque mi ha dato una grande gioia vedere che la dissoluzione ha raggiunto ormai questa forma totale, per cui nessuno può giurare impunemente su niente. ” Ma anche in questo caso l’entusiasmo per Stirner avrebbe retto per poco. Già nel 1847 Ruge approva con zelo il violento attacco di Kuno Fischer contro Stirner e i sofisti moderni, che segna l’inizio della pratica per etichettare “L’Unico e la sua proprietà” come libro famigerato. E, quando Stirner pubblica la sua replica, Ruge suggerisce subito a Fische: “E’ senz’altro una buona cosa se risponde a Stirner con una lettera e lo fa inciampare un’altra volta pesantemente sulla sua fondamentale stupidità. Questa gente si infuria se uno prova loro la loro mancanza di genialità e arguzia, perché alla fine tutto sfocia nel fatto che loro sono geni e gli altri sono asini. Confondono il movimento teologico col movimento filosofico o, in altri termini, la pratica dell’arbitrio con la pratica della libertà.”

Engels scrive una lettera a Marx il 19 Novembre 1844 da Barmen a Parigi dove esplica: “Avrai sentito parlare del libro di Stirner, l’Unico e la sua proprietà, se non ti è già arrivato. Wigand mi aveva spedito le bozze impaginate, che mi ero portato dietro a Colonia e poi avevo lasciate ad Hess. Il principio del nobile Stirner è l’egoismo di Bentham, solo che nel suo caso viene sviluppato per un verso più consequenzialmente, per un altro meno consequenzialmente. Più consequenzialmente perché Stirner pone il singolo in quanto ateo al di sopra di Dio o addirittura come entità ultima, mentre Bentham lascia ancora stare Dio al di sopra di tutto in una qualche nebbiosa lontananza. Meno consequenziale Stirner lo è in quanto vorrebbe evitare la ricostruzione della società dissolta in atomi, quale viene messa in opera da Bentham, ma non ci riesce. Questo egoismo non è che l’essenza portata a coscienza della società di oggi, la cosa ultima che la società di oggi può dire contro di noi, la punta acuminata di ogni teoria che si muova all’interno della stupidità corrente. Ma appunto per questo la cosa è importante, non dobbiamo accantonarla, bensì sfruttarla proprio in quanto perfetta espressione della pazzia corrente e, operando in essa un ribaltamento, continuare a costruirci sopra. Questo egoismo è così spinto all’estremo, così pazzo e al tempo stesso così cosciente di sé che nella sua unilateralità non può mantenersi un solo momento, ma deve subito rovesciarsi in comunismo.