Cristianesimo e comunismo

Aspetti di radicalismo sociale, che in taluni casi assume un volto comunistico, è inoltre dato rintracciare nel cristianesimo. È naturalmente importante sottolineare come qui il problema della produzione, della distribuzione e del consumo dei beni risulti del tutto subordinato alla dimensione religiosa. Il cristianesimo sociale ha il suo fondamento nel comandamento dell’amore del prossimo e nella condanna della ricchezza in quanto fonte di egoismo. Da ciò derivano due diverse espressioni dell’amore cristiano: l’una moderata e l’altra radicale. Nella forma moderata, lo spirito di carità porta l’abbiente a dare al povero una parte dei propri beni; in quella estrema, a rinunciare integralmente alle ricchezze e a stabilire una comunità dei beni, in modo che tutti possano riconoscersi realmente fratelli in Cristo realizzando la comunione dei santi in attesa della vita eterna. Nel cristianesimo sociale radicale l’attaccamento alla proprietà privata è visto come una conseguenza del peccato originale, che porta l’uomo all’egoismo. Nei Vangeli si trovano passi che giustificano sia la concezione moderata che quella radicale. Quest’ultima ha trovato una sua espressione in un celebre passo degli Atti degli Apostoli, in cui si descrive la comunità dei credenti come quella in cui “tutto era comune”.

Il mito dell’età dell’oro trovò nel pensiero cristiano una formulazione tipica. Nel De civitate Dei sant’Agostino (354-430) parla di una prima età in cui gli uomini vivevano senza leggi e proprietà privata, prodotti le une e l’altra dal peccato originale. Dal canto suo sant’Ambrogio (340-397) denuncia la proprietà come “usurpazione”.
Nel periodo tardo antico e nel Medioevo si diedero movimenti di ribellione sociale, correnti ereticali, singole personalità, che attaccarono le istituzioni legate alla proprietà in nome di una completa rigenerazione umana e religiosa. Fra i primi possiamo ricordare il movimento dei Circoncellioni, braccianti cristiani poverissimi in lotta contro i grandi proprietari romani dell’Africa settentrionale del IV secolo, e i movimenti millenaristici medievali, tra i quali fece spicco quello dei Taboriti; fra le seconde i Patarini, i Catari, i Valdesi, le correnti estreme del movimento francescano; fra le singole personalità, Gioacchino da Fiore (c. 1130-c. 1202), fra Dolcino (c. 1250-1307), che predicò la comunione dei beni e delle stesse donne, i seguaci dalle tendenze radicali dell’inglese John Wycliffe (c. 1320-1384) e del boemo Jan Hus (c. 1369-1415). Un particolare significato va attribuito al movimento rivoluzionario dei Taboriti, i quali nella prima metà del XV secolo organizzarono, in una località della Boemia settentrionale da essi denominata Tabor (dal monte della Galilea), una società teocratico-comunistica volta a costituire una ‘nuova Gerusalemme’, la quale venne stroncata dalla repressione nel 1434.

Non è agevole attribuire precise basi sociali alle correnti di radicalismo ereticale e al comunismo tardo antico e medievale; ma in termini generali è possibile dire che i movimenti come quello dei Circoncellioni e dei Taboriti ebbero una base formata prevalentemente da strati inferiori (braccianti, contadini poveri, piccoli artigiani, emarginati); laddove le altre tendenze sopra menzionate misero radici anche negli strati intermedi (artigiani, commercianti, contadini, basso clero) e in taluni casi coinvolsero persino esponenti delle classi superiori. Grande importanza, infine, ebbe nel Medioevo la rivolta contro le istituzioni feudali e la Chiesa ufficiale, considerata un puntello non già del regno di Dio ma di quello di Mammona.