L'egoismo stirneriano

Più avanti dice che Stirner ha ragione, quando rifiuta l’uomo di Feuerbach, per lo meno quello dell’Essenza del cristianesimo, l’uomo di Feuerbach è derivato da Dio, Feuerbach è arrivato da Dio all’uomo, e così l’uomo è incoronato da “un’aureola teologica” di astrazione. La vera via per giungere all’uomo è la via inversa. Noi dobbiamo partire dall’io, dall’individuo empirico, corporeo, non per restarci attaccati, come succede a Stirner, ma per innalzarci da lì all’uomo. Poco più avanti Engels arriverà al punto di esigere un’ulteriore acutizzazione dell’egoismo stirneriano: ma se l’individuo in carne e ossa è la vera base, il vero punto di partenza per il nostro uomo, così anche ovviamente l’egoismo-naturalmente non solo l’egoismo stirneriano dell’intelletto, ma anche l’egoismo del cuore-è il punto di partenza per il nostro amore per gli uomini, altrimenti esso resta sospeso per aria.(Stirner vede l’amore come un sentimento di cui l’uomo deve servirsi;”L’amore è mio! “). Il libro di Stirner mostra ancora una volta quanto profondamente radicata sia l’astrazione nell’essenza berlinese. Fra i liberi, Stirner è evidentemente quello che ha più talento.

Per capire meglio “L’unico e la sua proprietà” è consigliabile leggere “L’ideologia tedesca”, le pagine rabbiose dedicate a Stirner (che hanno la mole dello stesso libro di Stirner). Marx, che fin dall’inizio, con la sua consueta chiaroveggenza politica, aveva visto in Stirner il nemico per eccellenza, dovette rispondere ad Engels con asprezza. Ma purtroppo quella lettera è andata perduta. In risposta, nel Gennaio 1845, Engels fa ammenda più tosto senza ritegno. Passano diversi mesi e, al ritorno da un viaggio nell’Estate 1845 in Inghilterra, Marx ed Engels decidono di procedere a una definitiva liquidazione dei giovani hegeliani fra i quali erano cresciuti. Una prima liquidazione, la Sacra Famiglia, era già apparsa pochi mesi prima: ma questa volta il libro è centrato chiaramente su un avversario: Max Stirner! Ne viene fuori una critica all’Unico che occupa 320 delle fitte pagine delle opere complete di Marx ed Engels.

Riga per riga le affermazioni di Stirner vengono isolate, aggredite. Le astuzie del procedimento riveleranno non tanto i segreti di Stirner, quanto quelli di Marx ed Engels in una loro fase di irreversibile trasformazione, quella in cui Marx inventa il “marxismo” come lingua franca. Ancora a molti, oggi, il nome di Stirner dice qualcosa solo perché Marx ed Engels parlano di lui ne “L’ideologia tedesca” e, di fatto, leggere “L’Unico” tenendo accanto il commento di Marx ed Engels rimane un esercizio ascetico inevitabile per ogni buon lettore di Stirner (e di Marx). Portata a termine l’opera distruttiva, che criticava aspramente anche altri pensatori, come si è detto, come lo stesso Bruno Bauer, Marx ed Engels tentarono per vari mesi di pubblicare il loro testo. Ma, dopo laboriose trattative, ad un certo punto i fondi vennero a mancare. Ad altri nemici dovevano rivolgersi ancora, soprattutto Proudhon, e a tal proposito Marx avrebbe chiesto ad Engels il permesso di travasare vari temi dell’ideologia tedesca e “la miseria della filosofia”. Così quel grosso libro rimase fra gli inediti. Marx non ne fu molto dispiaciuto: come avrebbe accennato nella introduzione a Per la critica dell’economia politica , del 1859, quello scritto aveva già assolto alla sua funzione occulta, quella di un chiarimento di se stessi da parte dei suoi due autori. E quel chiarimento era stato al tempo stesso troppo intimo e troppo drastico perché lo si potesse rendere pubblico.

Qualcosa di simile doveva pensare anche Engels: nel 1883 propose a Berstein di pubblicare il manoscritto de “L’ideologia tedesca” a puntate sul Feuilleton del “Sozialdemokrat” e definì il testo la cosa più insolente che sia mai stata scritta in lingua tedesca. Ma si pentì subito della sua idea perché, secondo Berstein, temeva che il testo avrebbe offeso una certa destra social-democratica.

Quanto a Stirner, Engels si sarebbe lasciato sfuggire su di lui un ultimo giudizio illuminante, che spiega retrospettivamente in termini ben diversi le ragioni politiche dell’ideologia tedesca, e ben più convincenti, rispetto a quelli che Marx ed Engels avevano proposto nel loro testo: “Stirner ha vissuto una sua rinascita attraverso Bakunin, il quale fra l’altro era anche lui a Berlino a quel tempo e stava seduto davanti a me, con altri quattro o cinque russi, al corso di logica di Werder (era il 1841/42). L’innocua, e soltanto etimologica, anarchia – cioè l’assenza di una autorità statale – di Proudhon non avrebbe mai portato alle dottrine anarchiche di oggi se Bakunin non vi avesse versato una buona parte della `ribellione`stirneriana. In conseguenza gli anarchici sono diventati altrettanti unici, così unici che non se ne trovano due che riescano ad andar d’accordo” (lettere a Max Hildebrand del 22 Ottobre 1889).

E’ questo il controcanto privato al breve, allusivo riconoscimento pubblico che Engels aveva appena dedicato a Stirner: “E alla fine venne Stirner, il profeta dell’anarchismo attuale – Bakunin ha preso moltissimo da lui – e al di sopra della sovrana autocoscienza fece svettare il suo unico sovrano”. L’anti-Stirner, come sarebbe giusto chiamare il libro contro di lui, che erompe dalla cornice dell’ideologia tedesca, finì per essere pubblicato postumo sia a Marx che ad Engels.

Nel 1903-04 Bernstein ne offriva un’edizione parziale sotto il titolo “Il santo Max”. Fino ad allora non si sapeva dunque che Stirner era un avversario a cui Marx ed Engels avevano dedicato qualche centinaio di pagine per infamarlo. E questo aiuta a capire come mai, ancora negli anni ’90 del XIX secolo, vari teorici e studiosi socialisti mostrassero ancora una evidente simpatia per Stirner.