L'unico e la sua proprietà

“Io ho fondato la mia causa su nulla!” Questa affermazione apre e conclude il libro si Stirner, con essa l’autore sintetizza la sua filosofia: la filosofia dell’egoismo, del singolo, dell’unico; “Io che al pari di Dio e dell’umanità sono il nulla di ogni altro, io che sono il mio tutto, io che sono l’unico!”

Max Stirner con la sua opera distrugge tutta la filosofia del suo tempo, detronizza Hegel e Feuerbach sbattendoli nel più profondo degli abissi; per Stirner le idee, in quanto non sono materia, non possono esistere realmente, e quindi critica Hegel, il quale diceva che è tutto un’idea, e critica Feuerbach, accusandolo del fatto di aver soltanto dato un altro volto a Dio, ovvero di averlo chiamato uomo (umanizzato) e Bauer. Nel suo libro Stirner punta il dito contro tutto ciò che gli sta intorno, la Chiesa, lo Stato, i liberali etc… E’ la vera “filosofia del martello”, che non si fa alcun scrupolo a far tramontare completamente alcune delle tesi degli altri filosofi del suo tempo e non solo.

Stirner nel suo scritto inneggia all’egoismo, alla individualità propria e assoluta; incoraggia gli uomini alla ribellione (insurrezione) perché essa deriva da uno stato di insoddisfazione e malcontento di sé e non alla rivoluzione, perché essa sarebbe qualcosa di organizzato, di politico. Inoltre inneggia all’insurrezione poiché essa non vuole cambiare la costituzione vigente ma bensì annientarla, al contrario della rivoluzione, che vorrebbe solo cambiarla.

Stirner è stato guardato con sgarbo da Chiesa e Stato: c’è chi lo credeva addirittura il male fatto persona; ma in realtà egli era un ribelle interiore, un teorico. Da qualsiasi punto di vista sia letto, “L’Unico e la sua proprietà” è un capolavoro, un’opera d’arte nella sua sublime completezza: nel libro c’è una spiegazione a tutte le idee, i concetti proferiti dall’autore, ed è questo a rendere il suo scritto così gradevole.

E’ certamente un libro difficile da accettare se si è convintamene devoti a Stato e Chiesa; a queste persone consiglio comunque di analizzare nel modo più oggettivo possibile le parole di Schmidt, che sono una compagine perfettamente unita, come già suddetto, di concetti, certo molto duri da comprendere e poter pensare come reali, ma è lo stesso Stirner a farci luce su quella che chiamiamo “utopia”, ed infatti egli scrive: “L’utopia è l’irrealizzato, non l’irrealizzabile.”

Nelle sue circa 380 pagine, “L’Unico e la sua proprietà” combatte contro tutto ciò che sta al di sopra dell’egoista, dell’unico; nelle parole di Stirner si sente palesemente quella voglia di rivincita da parte dell’uomo singolo, questo concetto si esprime così: “riconduci l’io da dov’è nato, ovvero in te stesso, e non alienarlo in Dio o nell’umanità”. Stirner vuole valorizzare l’uomo singolo ed anche la proprietà (al contrario del comunismo che vorrebbe invece abolirla), ed infatti leggiamo nella sua opera :” valorizza la tua proprietà! ” L’Unico e la sua proprietà si può sintetizzare-per quanto questo sia possibile, vista la sua mole del libro – negli ultimi sprazzi di inchiostro dello scritto: ” Proprietario del mio potere sono io stesso, e lo sono nel momento in cui so di essere unico. Nell’Unico il proprietario stesso rientra nel suo nulla creatore, dal quale è nato. Ogni essere superiore a me stesso, sia Dio o l’uomo, indebolisce il sentimento della mia unicità e impallidisce appena risplende il sole di questa mia consapevolezza. Se io fondo la mia causa su di me, l’unico, essa poggia sull’effimero, mortale creatore di sé che se stesso consuma, e io posso dire: Io ho fondato la mia causa su nulla.”

L’anarchia può però essere appannaggio tanto delle sinistre quanto delle destre ed è per questo che se la Sinistra, ispirandosi a Bakunin, mira all’individualismo come estrema libertà, la Destra, invece, (ispirandosi a Stirner) tende all’individualismo come superiorità del singolo sulle masse.

In L’unico e la sua proprietà, Stirner arriva a sostenere che ad esistere è solo l’individuo e ciò che per lui conta è, paradossalmente, solo lui stesso; tutto il resto (le cose, gli animali e perfino gli altri uomini) è solo uno strumento per l’affermazione di sè. Il mondo stesso viene concepito come strumento volto ad attuare la realizzazione del singolo. Se Kant ha riconosciuto (nella Critica della ragion pratica ) che nell’uso strumentale che facciamo delle persone non possiamo non tenere presente che esse hanno un valore intrinseco, Stirner dice che l’unico fine, l’unico valore per noi stessi, paradossalmente, siamo noi stessi e tutti gli altri sono semplici mezzi per realizzare i propri fini.

    —  Diego Fusaro e Massimo Cipriani

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