Il sistema hegeliano: la logica

La Fenomenologia è il presupposto del cosiddetto sistema di Hegel, che ha nell’Enciclopedia la sua trattazione più completa. Tale sistema non è da intendersi come la riduzione dei molteplici aspetti della realtà a un principio che in qualche maniera li generi e comunque li spieghi, ma come un’esposizione dei diversi aspetti della realtà, pensati ed espressi in concetti. Ciò che la Fenomenologia ha descritto come esperienze vissute, il sistema ritrova come momenti di un insieme razionale. Il diritto, per es., ha nel mondo romano la sua manifestazione più tipica, che la Fenomenologia descrive. Ebbene, questa esperienza diventa il concetto del diritto (che Hegel chiama diritto astratto o formale) nell’esposizione sistematica. Il riferimento storico passa in secondo piano, e rimane l’esame del concetto, diventato ormai patrimonio della cultura dell’umanità, presupposto dei suoi svolgimenti ulteriori.

Il punto di partenza del sistema è la logica, che a sua volta comincia dalla categoria più semplice, quella di essere, e si viene svolgendo, di categoria in categoria, verso le forme più complesse. Attraverso la fenomenologia, comunque, per Hegel è possibile accedere a quella che rimarrà una delle parti fondamentali del suo sistema, la «scienza della logica» come studio delle «determinazioni» dell’idea, ossia delle pure essenze considerate nella loro interna sistematicità. Si tratta di una scienza del tutto particolare, il cui inizio non può essere dato che dal pensiero puro o, meglio, dalla decisione di pensare in modo puro, e quindi di muovere dalla nozione più pura e indeterminata possibile, che per Hegel è quella di «essere». La logica si divide in tre grandi parti, la logica dell’essere, dell’essenza e del concetto; a loro volta, le due prime parti costituiscono la logica oggettiva, mentre la terza la logica soggettiva. Nelle due prime parti infatti vengono considerate quelle nozioni che costituiscono l’ossatura del pensiero metafisico e scientifico (dalle nozioni più astratte come l’essere, il nulla, il divenire, a quelle della qualità e della quantità, alle categorie in senso kantiano, ai grandi principi logico-metafisici come quello di identità, contraddizione, ragion sufficiente, ecc.). Nella terza parte soltanto vengono affrontate le nozioni centrali della logica (concetto, giudizio e sillogismo), sottraendole alle tradizionali definizioni e considerandole come momenti di un processo attraverso il quale il concetto si divarica nel giudizio e si recupera, arricchito e realizzato, nel sillogismo che esprime a livello formale la legge stessa della realtà, sorta di grande sillogismo nel quale la finitezza delle cose corrisponde al momento del giudizio, ossia del distinguersi e contrapporsi dialettico, necessario perché l’unità conclusiva sia razionale, ossia internamente articolata e compiuta. In questo senso la logica hegeliana è diversa non soltanto dalla logica formale tradizionale, ma anche dalla logica trascendentale di tipo kantiano; essa è piuttosto, come dice Hegel stesso, una sorta di studio delle essenze quali sono in Dio avanti la creazione, ossia una esposizione dell’articolazione razionale interna della realtà senza la quale non sarebbero comprensibili né la natura né lo spirito.