Nel pensiero moderno si assiste a una rivalutazione della sensazione. Se è vero che in R. Descartes la conoscenza sensibile è in una posizione subordinata rispetto alla chiarezza e alla distinzione delle nozioni innate e che G.W. Leibniz, pur considerando la conoscenza razionale come uno sviluppo della confusa conoscenza sensibile, considera la sensazione un’autentica forma di conoscenza, l’empirismo inglese, innanzitutto con J. Locke, indicò nella conoscenza sensibile la fonte di ogni conoscenza. Questa funzione conoscitiva della sensazione raggiunse esiti radicali in G. Berkeley, per il quale l’esistenza stessa di ogni realtà si riduce al suo essere percepita, e in D. Hume, in cui la conoscenza è ricondotta alle operazioni psicologiche dell’associazione tra idee de­rivanti dalla sensazione. Il sensismo settecentesco elaborò ulteriormente i presupposti dell’empirismo inglese (specialmente di Locke), mentre nella critica kantiana la conoscenza è concepita come sintesi di dati sensibili e categorie intellettive attuantesi concretamente nella stessa esperienza sensibile.

Il positivismo ottocentesco (in particolare J.S. Mill) avrebbe ripreso e sviluppato i motivi associazionistici di Locke e Hume, mentre nel pensiero contemporaneo un ruolo fondamentale hanno rivestito le concezioni di E. Mach, per il quale le sensazione sono entità ontologiche dalla cui aggregazione si costituisce la realtà sia fisica sia psichica. Dottrine in parte analoghe sono state sostenute anche da B. Russell, e sia Mach sia Russell sono stati tra i principali ispiratori del positivismo logico, la cui fase originaria è contraddistinta da una teoria radicalmente fenomenistica della conoscenza. La storia successiva del positivismo logico avrebbe comunque sempre più dimostrato i limiti di una teoria della conoscenza e di una filosofia della scienza basate esclusivamente sulla sensazione, ideale al quale molti autori, più o meno vicini al neopositivismo (N. Goodman, W. Sellars, L. Wittgenstein, K.R. Popper, N.R. Hanson, T. Kuhn), hanno contrapposto la tesi dell’inscindibilità dei dati sensoriali dalle categorie linguistiche e concettuali. Il rapporto tra sensazione e conoscenza è stato riportato all’attenzione della riflessione filosofica e scientifica dalla prospettiva naturalistica di W.V.O. Quine, che ha avanzato il progetto di una ‘naturalizzazione’ della teoria della conoscenza, dove le sensazione e i dati di senso della tradizione filosofica sono sostituiti dal processo fisico costituito dall’attivazione delle terminazioni nervose dei soggetti umani da parte di stimoli provenienti dall’esterno; da questo punto di vista, compito della teoria della conoscenza sarebbe quello di spiegare in che modo da un processo causale di questo tipo si origini quel complesso di informazioni che chiamiamo conoscenza. fisica Con sensazione sonora e sensazione luminosa si indicano gli effetti, prodotti su un ascoltatore e su un osservatore rispettivamente, da segnali acustici e luminosi; una soddisfacente definizione di sensazione sonora e sensazione luminosa come grandezze fisiche richiederebbe però che a sensazione uguali dal punto di vista fisico corrispondessero effetti fisiologici uguali, ciò che di regola non si verifica. psicologia Alle origini della moderna psicologia sperimentale (W. Wundt, E.B. Titchener) s’intendeva con sensazione il costituente psichico elementare, e l’analisi introspettiva della sensazione costituiva il vero e proprio obiettivo della ricerca psicologica. Con l’affermarsi della scuola funzionalista l’accento si spostò sui processi percettivi e sul loro valore adattivo nei confronti dell’ambiente, e con l’avvento del behaviorismo, che allargava lo studio dei processi sensoriali alla psicologia animale e comparata, fu definitivamente abbandonata l’impostazione introspettiva wundtiana.

Nella psicologia contemporanea sensazione è termine di difficile definizione, su cui pesa il carico delle accezioni filosofiche.

    —  Enciclopedia online – Treccani

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