Una delle categorie aristoteliche, intesa come ciò «il cui essere consiste nel comportarsi in un certo modo verso qualcosa». Essa è tuttavia, in quanto presuppone i termini che mette in relazione, la categoria più lontana dalla sostanza. Platone nella sua teoria delle idee aveva esplicitamente sostenuto l’oggettività delle relazione, ma è controverso di che tipo di esistenza esse godessero. Secondo Aristotele è escluso che le sostanze prime possano mai essere relazione, ed è problematico attribuire questa caratteristica alle sostanze seconde. L’ammissione, peraltro, da parte di Aristotele di altri tipi di relazione, per es., di quelle legate al concetto di potenza, prospetta come plausibile una loro realtà. Gli stessi problemi si ritrovano in Plotino, in cui si tenta una conciliazione tra teoria aristotelica delle relazione e dottrina platonica delle idee. Questa problematica fondamentale sarà successivamente sviluppata ancora in chiave metafisica nel pensiero medievale, e in chiave gnoseologica, poi, nel pensiero moderno: realtà cioè della relazione rispetto ai suoi termini e oggettività della stessa. La speculazione medievale riprende gli spunti aristotelici, distinguendo tra relazione reali e relazione come enti di ragione.

Nell’ambito dell’empirismo, J. Locke concepì la relazione come idea complessa e innanzitutto quindi come soggettiva, mentre ipotetica rimane una conformità reale dei suoi referenti. D. Hume sostenne l’assoluta soggettività delle relazione, negando quindi loro necessità oggettiva e universalità. I. Kant affermò invece la validità oggettiva delle relazione, intendendole come categorie o forme secondo le quali l’intelletto opera a priori la sintesi in virtù della quale il molteplice, intuitivamente dato, è unificato in oggetti. La realtà delle relazione fu di nuovo messa in questione dal neoidealismo di F.H. Bradley, che attribuì a tutta la realtà natura relazionale, considerandola per questo mera apparenza.

Nella filosofia della matematica e nella logica ottocentesca il concetto di relazione fu utilizzato per l’elaborazione di una teoria dell’influenza in grado di superare l’ambito della sillogistica aristotelica, limitata alle proposizioni soggetto-predicato. Sviluppata tecnicamente sia da E. Schröder sia da C. Peirce, la nozione di relazione fu largamente utilizzata da B. Russell e A.N. Whitehead.

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