Ministro della chiesa anglicana (1710), nel 1734 fu nominato vescovo di Cloyne, in Irlanda. Berkeley trascorse lunghi periodi della sua vita a Londra e a Oxford; frequenti furono i suoi viaggi in Europa e tra il 1716 e il 1720 soggiornò parecchi mesi in Italia lasciando anche quattro vivaci diarî delle sue visite alle più importanti città. Al 1722 risale la presentazione in Parlamento di un suo progetto di evangelizzazione degli indigeni d’America (A proposal for the better supplying of Churches, 1724) da realizzarsi fondando un collegio alle Bermude; ottenuto nel 1726 un finanziamento di 20.000 sterline, Berkeley sbarcò a Rhode Island, sulla costa americana, nel 1729, ma dovette ben presto rinunciare al suo progetto. Costante nella filosofia di Berkeley la preoccupazione di difendere l’ortodossia della religione anglicana contro gli attacchi di atei, deisti e liberi pensatori. Questo intento apologetico muove le analisi che Berkeley sviluppa della gnoseologia di Locke e della fisica di Newton.

Il Commonplace book

Berkeley guardò alla filosofia di Malebranche come a un precedente della sua battaglia contro i pericoli derivanti da una eccessiva fiducia nella scienza. Già nel Commonplace book, raccolta di appunti presi da Berkeley negli anni 1706-1708, sono rintracciabili i temi del suo attacco contro materialisti e scettici. Dopo avere nel 1707 pubblicato due brevi trattati matematici (Arithmetica absque Euclide e Miscellanea mathematica), Berkeley in An essay towards a new theory of vision (1709) critica la nozione di spazio implicita nel concetto cartesiano di res extensa. Contro la concezione che lo spazio sia una proprietà intrinseca degli oggetti Berkeley lo considerava una nozione dipendente dai collegamenti istituiti con i dati della vista e del tatto. La distruzione della impalcatura teorica su cui si sorreggeva l’affermazione dell’esistenza di una materia, per Berkeley propedeutica all’ateismo, continua in A treatise concerning the principles of human knowledge (1710). Berkeley vi nega sia il sostrato delle idee ammesso da Locke, sia la distinzione tra qualità primarie che le cose avrebbero indipendentemente dall’essere percepite e qualità secondarie, sia infine l’esistenza di idee generali o astratte, la più tipica tra le quali era quella di materia. Berkeley riduceva così l’esistenza di realtà o qualità alla loro percezione (esse est percipi) e affermava che le idee sono tutte particolari, potendo solo indirettamente divenire segno di altre idee particolari. Una volta dimostrata l’impossibilità di ammettere l’esistenza della materia Berkeley avanzava una ontologia alternativa per rendere conto della validità delle leggi scientifiche: uniche realtà esistenti sono gli spiriti finiti degli uomini e lo spirito infinito di Dio; quest’ultimo si manifesta ai primi attraverso le idee che non sono altro che un linguaggio divino in cui gli scienziati rintracciano quelle regolarità che enunciano nelle leggi naturali. Berkeley riespose le linee generali della sua filosofia nei divulgativi Three dialogues between Hylas and Philonous (1713). Nel De motu/”>motu (1721) Berkeley sottolineava la pericolosità per la fede delle concezioni, proprie della fisica di Newton, di uno spazio e tempo assoluto e di una forza gravitazionale della materia. L’attacco contro i deisti e i liberi pensatori diveniva diretto nel dialogo Alciphron or The minute philosopher (1732) in cui Berkeley difendeva il teismo delineando l’apporto che il ragionamento analogico poteva offrire ad una dimostrazione dell’esistenza di Dio. Dotato di notevoli conoscenze matematiche, Berkeley sottoponeva ad un esame critico l’analisi infinitesimale di Newton in The analyst or A discourse addressed to an infidel mathematician (1734) e in A defence of freethinking in mathematics (1735). Alla concezione del mondo meccanicistica Berkeley finì poi con il contrapporre nella sua ultima opera, Siris (1744), una cosmologia di ispirazione neoplatonica che, partendo da un inno alle virtù medicamentose dell’acqua di catrame, trovava nel mondo una catena di esseri che risale fino al Dio sovrannaturale. Berkeley non mancò di intervenire in numerose occasioni a difendere i principî politici del partito tory. Su questa linea sono i tre sermoni sulla Passive obedience (1712), i suoi saggi sulla rivista The Guardian (anni 1713-1714) contro i liberi pensatori, il suo attacco ai giacobiti in Advice to the tories who have taken the oaths (1715), il suo Essay towards preventing the ruin of Great Britain (1721), e le ricerche sulla economia e politica irlandesi presentate in A discourse addressed to magistrates and men in authority (1738) e principalmente nelle tre parti di The querist (1735-1737).

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