Studiò a Oxford, dove conseguì nel 1607 il diploma di baccelliere delle arti. Fu introdotto presso la potente famiglia del barone William Cavendish, poi conte di Devonshire, come precettore del figlio. Ebbe inizio così una consuetudine con la nobile famiglia, destinata a durare, tranne qualche intervallo, tutta la vita. Viaggiò lungamente in Europa, specie in Francia e in Italia, ed ebbe contatti con la cultura e con alcuni dotti del tempo. Nel corso del suo terzo viaggio sul continente (1634-36), conobbe Galilei a Pisa ed entrò in rapporto, a Parigi, con il circolo di padre Mersenne. Sarà proprio questi a fare da tramite tra Hobbes e Descartes nei primi mesi del 1641, quando Hobbes fu costretto dalle vicende politiche del suo paese a un volontario esilio in Francia dove sarebbe restato per oltre dieci anni.

Tutte queste esperienze favorirono in lui la consapevolezza dell’insufficienza delle vecchie nozioni scolastiche e l’esigenza di un rinnovamento della sua cultura. Si dedicò così allo studio dei poeti e degli storici antichi, tradusse le Storie di Tucidide (pubblicate nel 1628), lesse con particolare interesse gli Elementi di Euclide. Lo studio di Euclide gli offrì il modello di una scienza rigorosa e deduttiva, che egli pensò di poter applicare anche alla scienza politica. I contatti con l’ambiente scientifico parigino, con l’opera e la persona stessa di Galilei rafforzarono in lui questa tendenza verso una filosofia scientifica, ossia costruita sulla base di nozioni semplici e assolutamente certe, in partic. sulla nozione di movimento, capace di spiegare tutti gli aspetti della realtà.

Concepì dunque il disegno di un’opera sistematica, gli Elementa philosophiae, divisa in tre parti, De corpore, De homine, De cive (fisica, antropologia, politica), condotta secondo un principio unitario meccanicistico. Questo disegno fu attuato molto lentamente. Infatti nel 1640 Hobbes portò a termine la sua prima opera filosofica, gli Elements of law natural and politic (trad. it. Elementi di legge naturale e politica) che fece circolare manoscritta e che solo dieci anni più tardi pubblicò a stampa, divisa in due trattati, Human nature e De corpore politico. In quest’opera, che rispondeva agli interessi politici di Hobbes, sempre assai vivi, e in partic. all’esigenza di opporsi alle ideologie antimonarchiche, la dottrina politica è ricondotta alla generale visione meccanicistica.

L’anno dopo (1641) scrisse le Terze obiezioni alle Meditazioni metafisiche cartesiane, che furono accompagnate da una serie di polemiche tra i due filosofi.

Nel frattempo, il precipitare degli eventi in Inghilterra lo spinse a dare la precedenza nel suo sistema filosofico al trattato di politica, e nel 1642 pubblicò a Parigi in edizione privata il De cive (trad. it. Elementi filosofici sul cittadino) ristampato con aggiunte ad Amsterdam nel 1647, e poi dallo stesso Hobbes tradotto in inglese e pubblicato a Londra nel 1951 con il tit. Philosophical rudiments concerning government and society.

Nel 1651, tornato in patria, pubblicò il Leviathan or the matter, form and power of a Commonwealth, ecclesiastical and civil (trad. it. Leviatano), che prendeva il suo nome dal mostro biblico citato nel libro di Giobbe, alla cui potenza Hobbes paragona la forza dello Stato. In esso Hobbes intendeva dimostrare la necessità di un potere assoluto che assorbisse ogni altro potere nello Stato, compreso quello religioso, di qui i sospetti che colpirono l’autore e l’accusa di ateismo.

D’altra parte, le posizioni materialistiche e deterministiche del filosofo avevano già suscitato grandi ostilità negli ambienti ecclesiastici; ne è un esempio la disputa con John Bramhall, vescovo di Derry, sul tema della libertà del volere, iniziata ai tempi del soggiorno parigino e ripresa in Inghilterra, testimoniata dallo scritto Of liberty and necessity (trad. it. Libertà e necessità) steso nel 1646 come replica a Bramhall e pubblicato nel ’54 senza però il consenso dell’autore.

Hobbes diede poi alle stampe nel 1655 il De corpore (trad. it. Sul corpo), nel 1658 il De homine (trad. it. Sull’uomo).

Caduta la repubblica, era stato di nuovo accolto alla corte di Carlo II, e negli ultimi anni di vita attese a un’opera storica sul Lungo Parlamento, Behemoth: the History of the causes of the civil war of England (trad. it. Behemot).

Tuttavia, a causa delle polemiche con gli ambienti ecclesiatici preferì non pubblicare questo e altri scritti di storia politica e religiosa, tra i quali il Dialogue between a philosopher and a student of the common laws of England (trad. it. Dialogo tra un filosofo e uno studioso del diritto comune d’ Inghilterra).

Trascorse una lunga vecchiaia con la famiglia dei suoi protettori ed ex allievi, con la mente sempre vigile e attiva, componendo un’autobiografia in versi (la Vita carmine expressa), una storia ecclesiastica, e dedicandosi alla traduzione di Omero in giambi rimati.

Gnoseologia

Data la sua impostazione scientifica, esplicitamente modellata sulle scienze moderne e sulla geometria degli antichi, la filosofia, per Hobbes, non può occuparsi che di verità rigorosamente accertabili. Non sono dunque suoi oggetti né la rivelazione, né dio, né le nature spirituali, e neppure la storia, naturale o politica, perché fondata sull’esperienza o sull’autorità e non sul ragionamento. L’impostazione di Hobbes è strettamente materialistica: esistono soltanto corpi, naturali e artificiali (i corpi artificiali sono le comunità politiche, create dall’uomo, i naturali sono opera della natura). Dei corpi, la filosofia studia la generazione e le proprietà. Termine medio è l’uomo, che fa parte dei corpi naturali e produce quelli artificiali, di qui la tripartizione degli Elementa philosophiae. Esiste quindi una sola sostanza, la realtà corporea estesa; una sostanza immateriale, quale la res cogitans cartesiana, è per Hobbes un concetto contraddittorio, come documentano le sue obiezioni.

I principi esplicativi di tutti i fenomeni sono dunque materia estesa e movimento: quest’ultimo è causa del divenire di tutti i fenomeni. Anche la conoscenza, che ha il suo fondamento nella sensazione, può essere spiegata tramite il movimento. La sensazione è il risultato del movimento reciproco dell’oggetto sentito e dell’organo di senso: la conoscenza si risolve così in un moto che procede dall’interno verso l’esterno come reazione a uno stimolo di oggetti esterni che esercitano una pressione sugli organi di senso. Tale stimolo per mezzo dei nervi e dei filamenti e membrane che terminano nel cervello genera là una resistenza o controstimolo che produce immagini sensibili (sensazioni) o phantasmata. Solo il movimento essendo reale, le qualità sensibili dei corpi hanno carattere soggettivo. Anche spazio e tempo non hanno nessuna consistenza ontologica, ma sono solo enti immaginari. L’attenuarsi delle sensazioni trasforma i fantasmi sensibili in immagini mentali (idee), che si dispongono in serie, secondo un procedimento associazionistico, seguendo lo stesso ordine delle sensazioni che le hanno suscitate.

Logica

La trattazione filosofica è preceduta da una logica e da una dottrina del metodo. La logica è nominalistica: gli universali sono nomi, e la verità sta in dictu e non in re. Ratiocinatio est computatio, afferma Hobbes, cioè il ragionamento è calcolo, riconducibile alle operazioni elementari dell’addizione e della sottrazione. Per es., ‘uomo’ è uguale a ‘corpo’ più ‘animato’ più ‘razionale’. La scienza è pertanto connessione di nomi e non di fatti (e il linguaggio è fonte di universalità). Tali connessioni sarebbero vere anche se le cose corrispondenti non esistessero.

Pagine dell’articolo

  1. Vita e opere di Thomas Hobbes
  2. Etica e politica

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