Introduzione

Primogenito di Jakob e della seconda (o terza, stando a documenti acquisiti di recente) moglie di questi, Amalie Nathanson, era stato preceduto da due figli di primo letto, e sarebbe stato seguito da sette tra fratelli e sorelle. Nel 1859, i Freud si trasferirono da Freiberg a Lipsia, dove restarono un anno, per stabilirsi poi a Vienna. Dotato di precoce intelligenza, con una particolare inclinazione per la storia e per le lingue, antiche e moderne; estraneo come i genitori alla pratica religiosa, ma “ebreo fino al midollo”, secondo il biografo E. Jones, e attento lettore della Bibbia; partecipe di complesse relazioni affettive ed emotive nel quadro familiare; precocemente consapevole del proprio talento, conseguì il diploma al Leopoldstädter Gymnasium e (1873) s’iscrisse alla facoltà di medicina dell’università di Vienna. Frequentò il seminario filosofico e il corso di logica di F. Brentano, nel primo e secondo anno, accanto alle lezioni di anatomia, chimica, fisica, botanica e zoologia: lo zoologo C. Claus gli affidò una ricerca sulle gonadi delle anguille, da cui nacque una prima memoria, presentata nel 1877 all’Accademia delle scienze.
Ma il maestro nel quale s’imbatté, e che assunse per lui il valore di alto esempio intellettuale, fu il fisiologo E. W. Brücke, proveniente dalla scuola berlinese di J. Müller. Nell’Istituto Fisiologico Freud portò a termine alcune ricerche di anatomia microscopica del sistema nervoso, che rivelarono la sua attitudine all’osservazione più che alla sperimentazione. Ma quest’atteggiamento faceva parte, in lui, di un più generale interesse, d’impronta goethiana, per la natura, nonché per gli “enigmi” del mondo e la loro soluzione, come avrebbe notato nel poscritto del 1927 alla memoria Die Frage der Laienanalyse (“Il problema dell’analisi profana”, 1926); e si ricollegava con la sua vocazione giovanile alla “conoscenza filosofica” (soddisfatta in seguito attraverso la psicologia), di cui si trova traccia nell’epistolario col medico berlinese W. Fliess, alla data del 2 aprile 1896. Anche le ricerche eseguite presso Brücke furono pubblicate dall’Accademia delle scienze (1877, 1878 e 1882).

Nel 1881, superati gli esami riepilogativi, detti rigorosi, si laureò in medicina e, su consiglio di Brücke, che lo aveva invitato a riflettere sulla sua modesta condizione economica, rinunciò al laboratorio e si avviò alla pratica professionale. Il tirocinio nell’Ospedale Generale di Vienna lo mise a contatto con il clinico medico e neurologo H. Nothnagel e con il neuropsichiatra T. H. Meynert; questi, insieme a Brücke, patrocinarono la richiesta della libera docenza, “Privatdozenz”, in neuropatologia, che Freud conseguì nel luglio 1885, per titoli e dopo un esame orale e una lezione sui fasci midollari del cervello. Nell’Ospedale, aveva intanto conseguito un posto di assistente, che gli assicurava un modesto introito: mentre con la sua generosità J. Breuer, medico e fisiologo di elevato prestigio, con il quale pubblicherà le Studien über Hysterie (“Studî sull’isteria”, 1895), si era sostituito al padre, colpito dalla crisi borsistica del 1873, e non più in grado di aiutarlo. Ma lo sguardo andava ormai oltre la professione; a uscire dalla quale lo aiutò il conferimento di una borsa di studio, che gli consentì di trascorrere alcuni mesi a Parigi, presso J.-M. Charcot, massima autorità europea della neuropatologia.
Il periodo trascorso alla clinica parigina della Salpêtrière determinò una svolta, dalla medicina organicistica alla psicologia e psicopatologia: termini che costelleranno le lettere a Fliess, con il sapore della scoperta di una dimensione nuova dell’uomo e della vita. Charcot si affacciava in quegli anni su una patologia nervosa senza lesioni riconoscibili, al cui centro stavano l’isteria e l’ipnosi. Su quest’ultima, le vedute di Charcot e della sua scuola tentavano di sostenere un rapporto con un antefatto traumatico, mentre a Nancy A.-A. Liébeault e H. Bernheim ritenevano che l’ipnosi potesse essere praticata a qualsiasi soggetto, con l’impiego della “suggestione”.

Freud restò presso Charcot dall’ottobre 1885 al febbraio dell’anno successivo; andò a Nancy nell’estate 1889, e di fronte alle esperienze di Bernheim intuì l’esistenza di “potenti processi mentali”, esclusi dalla sfera cosciente. Tra i due viaggi, si collocano il matrimonio (1886) con Martha Bernays – conosciuta nel 1882, futura madre dei suoi figli e compagna di tutta una vita – e la fine dell’amicizia con Meynert, segno di una frattura, anche intellettuale; mentre nella pratica professionale F. aveva reintrodotto il laboratorio, quello fisiologico, mai dimenticato, di Brücke. Le traduzioni in tedesco dei testi di Bernheim (De la suggestion e Hypnotisme) e di Charcot (Leçons du mardi), eseguite rispettivamente nel 1888-89, 1892 e 1892-93, contribuivano a fare di lui il portatore di idee nuove, con il corollario dell’isolamento e dell’ostracismo di ambienti ufficiali.

Ma la nascita del F. psicopatologo avveniva simultaneamente alla maturazione del neurologo, quest’ultima attestata nei primi anni Novanta dai lavori sulle afasie (1891) e sulle monoplegie e diplegie infantili (1891 e 1893). Nel 1893, il nuovo corso si manifestò con l’Étude comparative des paralysies motrices organiques et hystériques, e con la “comunicazione preliminare” agli Studien über Hysterie. La paralisi isterica non è simulata, e deriva dall’isolamento d’una determinata rappresentazione rispetto al flusso psichico: quanto ai suoi rapporti con il sistema nervoso, è “come se l’anatomia non esistesse”. La psiche contiene un “inconscio”, fatto di ricordi traumatici a forte carica affettiva, di natura prevalentemente sessuale. Questa è la griglia teorica, nella quale sono inseriti i cinque casi clinici degli Studi: uno, il più famoso, Anna O. (Berta Pappenheim), di Breuer, gli altri di Freud. All’ipnosi subentrava la tecnica delle associazioni verbali libere da parte del paziente. L’opera usciva, ad amicizia finita tra i due autori: una fine legata, come nel caso di Meynert, a un dissidio sostanziale d’idee tra il neurologo Breuer e un F. ormai psicopatologo. Proprio sullo sfondo di psicologia, psicopatologia e “metapsicologia” – capace di condurre “dietro la coscienza” – si collocava l’amicizia con l’otorinolaringoiatra berlinese Fliess. A Fliess sottopose schematiche trattazioni dei concetti che venne elaborando, a fondamento della “psicanalisi”.

Il termine compare la prima volta nel 1896, in francese e in tedesco, quando la psicologia freudiana ha già chiarito a sé stessa il proprio carattere di teoria non descrittiva, ma causale, interessata alle motivazioni riposte dell’accadere psichico. Sessualità e libido, censura e difesa, rimozione, spostamento e proiezione, compromesso sintomatico e falso nesso, ricordo di copertura e abreazione si annodavano in un reticolo teorico di spiccata originalità, che si alimentava dei casi clinici e dell’autoanalisi: affrontata, quest’ultima, alla morte del padre (ottobre 1896), e presto seguita dalle scoperte della situazione edipica e della motivazione del sogno.

Finita e stampata nel 1899, Die Traumdeutung (“L’interpretazione dei sogni”) uscì presso l’editore Franz Deuticke con la data dell’anno successivo, annunciatrice di un nuovo secolo. Si era aperta la “via regia” verso l’inconscio, indicato con un termine nuovo, Wunsch (“desiderio”). Il sogno ne rappresenta l’appagamento allucinatorio: ma in esso occorre distinguere un pensiero “latente” e uno “manifesto” ottenuto dal primo per deformazione, condensazione e spostamento. Desiderio e sessualità, o libido, non riuscivano peraltro a identificarsi: bastava un brano del vissuto onirico dello stesso F., i cosiddetti sogni romani, a mostrare il polimorfismo dell’istanza desiderante. Cosicché la “topica” dell’apparato psichico, presentata nel capitolo settimo dell’opera come successione di “Inconscio” “Preconscio” e “Conscio”, attendeva ulteriori, essenziali precisazioni.

A ricavare le quali dall’esperienza, diretta e indiretta, possono considerarsi finalizzate le opere apparse nel quindicennio che va da Die Traumdeutung agli scritti metapsicologici del 1915: e cioè Zur Psychopathologie des Alltagslebens (“Psicopatologia della vita quotidiana”, 1901), Der Witz und seine Beziehung zum Unbewussten (“Il motto di spirito e il suo rapporto con l’inconscio”, 1905), Drei Abhandlungen zur Sexualtheorie (“Tre saggi sulla teoria sessuale”, 1905), Der Wahn und die Träume in Wilhelm Jensens “Gradivaf” (“Delirî e sogni nella Gradiva di Jensen”, 1907), Eine Kindheitserinnerung des Leonardo da Vinci (“Un ricordo d’infanzia di Leonardo da Vinci”, 1910), Totem und Tabu (“Totem e tabù”, 1913), Der Moses des Michelangelo (“Il Mosè di Michelangelo”, 1914).
Ad esse vanno aggiunti i casi clinici di Dora (1901), del piccolo Hans (1908), dell’uomo dei topi (1909), del presidente Schreber (1910) e dell’uomo dei lupi (1914); e le memorie teoriche, una delle quali, Zur Einführung des Narzissmus (“Introduzione al narcisismo”, 1914), destinata a sovvertire la prima suddivisione topica dell’apparato psichico.

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